Il sogno di una casa editrice e come i libri fanno sognare…l’intervista

Il sogno di una casa editrice e come i libri fanno sognare…l’intervista

Realizzare libri è come realizzare sogni. Sono storie che diventano parole e poi scorrono su carta diventando patrimonio di tutti. Ma se questo à l’aspetto più poetico dell’essere editori ce ne sono altri completamente diversi. Inseguire un sogno e portarlo avanti può essere davvero difficile anche se la provincia può essere una risorsa inesauribile di storie. Da quelle che parlano strettamente del territorio, per poi arrivare invece a produzioni completamente inedite di autori locali che sfidano i big a colpi di romanzi che hanno davvero un enorme potenziale.

Ecco rimanendo in tema di libri, immaginate un vecchio romanzo d’avventura uno di quelli in cui il protagonista armato solo di una vecchia bussola in ottone affronta una foresta impervia per arrivare, traccia dopo traccia, a scoprire ad esempio quel che resta di una antica civiltà. E poi cosa fa? Ovvio, racconta la sua storia. Oggi gli editori che si muovono in contesti più piccoli rispetto a quelle che vengono definite le grandi case editrici, fanno proprio questo, scoprono quelle storie che difficilmente verrebbero fuori senza un attento lavoro. Ed ogni volta si comincia un’avventura che termina con un racconto meraviglioso. Il ruolo di queste realtà è molto importante perché resistuiscono ai territori quelle storie che fanno parte del Dna di chi ci vive. Ma sarebbe comunque un errore pensare che i libri che vengono prodotti possano avere solo interesse in relazione al territorio a cui sono legati. Del resto chi può decidere i confini di una storia o di un personaggio? Nessuno.

Abbiamo deciso anche noi di h24notizie di intraprendere questo viaggio nella foresta delle storie ma con una guida. Si chiama Dario Petti ed è il direttore Atlantide Editore.

L’editore Dario Petti

Una casa editrice che nasce in una provincia con molte storie da raccontare, quando inizia l’avventura di “Atlantide Editore”?

“Comincia ufficialmente il 7 settembre del 2015, data di registrazione alla Camera di Commercio di Latina, mentre il successivo 7 novembre esordisce con la prima presentazione pubblica del primo libro del catalogo, la riedizione critica del volumetto di Antonio Bernardini ‘La Patria di Aldo Manuzio il Vecchio’, un pamphlet del 1908 in cui il giovane professor Bernardini, bassianese e filologo stimatissimo, figura di affascinante studioso prematuramente scomparso, ricostruiva ed attestava definitivamente le origini bassianesi del grande editore Aldo Manuzio, nato sui Monti Lepini ma affermatosi a Venezia come editore di fama universale, un grande innovatore i cui natali a quel tempo rivendicavano diverse città, compresa Bassano del Grappa. La presentazione si tenne nell’aula consiliare del comune di Bassiano, cominciammo insomma rivendicando alla terra pontina e lepina uno dei più grandi editori della storia, precisando che avremmo continuato lo scavo delle nostre radici tenendo insieme il territorio e il contesto universale, senza provincialismi né campanilismi, impegnandoci a promuovere saggistica e narrativa di buona qualità. La missione di Atlantide doveva essere quella di riportare alla luce storie sommerse o dimenticate delle nostre comunità, convinti che la conoscenza storica sia fondamentale per un vero legame sociale e comunitario, per la capacità di vivere il presente con maggiore consapevolezza, godendo appieno delle sue ricchezze, e di navigare verso il futuro con maggiore sicurezza. Disponibili anche a guardare oltre la nostra terra, a sperimentarci con differenti pubblicazioni che puntualmente sono arrivate”.

Una ricerca meticolosa sul territorio per raccontare la storia antica e quella più recente, storie eccezionali che nulla hanno da invidiare soprattutto per intensità, a quelle da bestseller. Quanto è difficile per una casa editrice fare conoscere questi lavori?

“Abbiamo scelto una strada originale, portiamo i libri direttamente nei paesi e nelle città, dove troviamo sempre disponibilità da parte dei Comuni che ci hanno messo a disposizione aule municipali, biblioteche, centri sociali, musei per ospitare presentazioni pubbliche con la partecipazione della popolazione che dimostra grande attenzione verso la storia della propria terra. Inserendoci idealmente anche qui in un antico solco storico, quello dei cosiddetti ‘garibaldini dell’alfabeto’, i Giovanni Cena, Angelo Celli, Anna Frantzel, Duilio Cambellotti, Sibilla Aleramo, Alessandro Marcucci, che nei primi del ‘900 con le scuole popolari portavano i libri e la cultura negli angoli più sperduti della palude pontina, dove in genere non arrivava, tra i lestraioli, i lavoratori stagionali del ‘regno della febbre’, sempre accolti con grande favore. Un ruolo importante lo ha svolto la stampa locale che, come stai facendo tu adesso, ha dato sempre molto spazio all’attività editoriale e a questi appuntamenti, al lavoro degli autori, vi è una consapevolezza diffusa a me pare del ruolo del libro e quindi della sua divulgazione per la crescita civile e culturale della popolazione. Così un social network come facebook bisogna riconoscere che facilita enormemente la diffusione di informazioni, contatti. Poi il sito della casa editrice e altri canali online sono alla portata di tutti i potenziali lettori e acquirenti. Più articolato il discorso delle librerie, alcune hanno compreso l’importanza di creare degli spazi appositi per i libri legati al territorio, frutto delle case editrici ed autori locali, un esempio su tutti quello creato dall’ex direttore della Feltrinelli di Latina Massimo Bortoletto, un reparto chiamato “Latina in primo piano”, divenuto una tappa fissa per molti clienti della libreria, che si fermavano a sfogliare le novità, legando tra l’altro il marchio Feltrinelli sempre più alla cittadinanza pontina, dandogli volto e specificità. Ora purtroppo Massimo è stato licenziato, un fatto che ha destato molta amarezza tra i clienti, gli appassionati di libri, il mondo della cultura, ve ne siete occupati anche voi per cui non aggiungo altro a questa brutta vicenda. Da una parte spero che il nuovo direttore che verrà segua il percorso intrapreso da Massimo, dall’altra che questo giovane ma esperto libraio possa ricreare una moderna libreria a Latina che ridiventi punto di incontro, attività e dibattito culturale per l’intera popolazione. Altre librerie hanno puntato in modo deciso sui libri territoriali, con buoni risultati, creando specifici settori penso alla libreria Sicconi di Latina e alla Bookcart di Terracina. Purtroppo non tutte le librerie hanno compreso l’importanza del dare spazio, visibilità, ai testi che narrano il territorio, sottovalutandone, secondo me, il potenziale di vendita”.

Quanto lavoro ci vuole mediamente per la pubblicazione di un romanzo e quante figure oltre l’autore ci lavorano?

“Dipende, varia da libro a libro. Dopo il primo contatto tra me e l’autore, assunta la decisione di pubblicare, entrano in scena altre figure, come la responsabile di redazione, Gioconda Bartolotta, che coordina i lavori che porteranno alla pubblicazione del libro, e i grafici che collaborano con noi, li voglio citare tutti perché insieme a Gioconda ritengo facciano un ottimo lavoro, Patrizio Federico, Ilaria Matrone, Carlotta Coluzzi, Stefania Cori. Mentre il sito, dove si può osservare l’intero catalogo di Atlantide ormai giunto sui 40 titoli ed ordinare i libri, è curato dal giornalista Mauro Nasi. La pagina facebook invece la seguo in prima persona”

Rassegna Libri nel Parco dell’associazione Sabaudia Culturando

Dal territorio sono arrivate risposte importanti, pensiamo ad esempio ad un riconoscimento come il Premio Latella. Anche i lettori premiano ed apprezzano allo stesso modo questi libri? Parliamo ovviamente di vendite.

“Sì nel 2017 il premio Latella, promosso dall’associazione Sabaudia Culturando, e dotato di una importante giuria premiò tra le opere edite il libro di Sara Nucera ‘I due volti di una vita’ mentre tra le opere inedite il libro di Eugenio Benetazzo ‘La Boera’. Mi piace citarne anche un altro, prestigioso, il Premio Fiuggi Storia sez. Lazio meridionale 2018 conferito al libro “Dolcissimo amore dagli occhi grandi” di Sergio Zerunian sulla vera vicenda di una famiglia armena in fuga dal genocidio perpetrato dal governo turco a cavallo tra ‘800 e ‘900 e rifugiatasi sui Monti Lepini precisamente a Maenza. Non tutti i libri ricevono lo stesso apprezzamento ma posso dire che diversi titoli hanno toccato numeri di vendite così consistenti da giustificare il proseguo e la crescita di questa piccola ma affascinante avventura editoriale”.

In provincia di Latina secondo lei si legge abbastanza?

“Non dispongo di dati per confrontare Latina ad altre realtà provinciali del centro-sud Italia, ma so che ci potrebbero essere molti più lettori se i libri potessero arrivare più in profondità nel nostro tessuto sociale, penso alle positive risposte che ci sono quando in un paese viene presentato un libro che interessa la popolazione. Più eventi, più occasioni di incontro tra libro e popolazione possono far sviluppare il numero di lettori con tutte le positive ricadute che sappiamo sulla maturazione civile”

E’ difficile essere editori oggi? Se uno studente dovesse dirle di avere un sogno e che questo sogno è di fare l’editore, cosa gli direbbe?

“Abbastanza, proprio per i limiti della distribuzione, ma ritengo che quando si fa un lavoro con passione, fantasia, intelligenza, ogni ostacolo può essere superato. Per chi ama i libri è un lavoro che può dare grandi gratificazioni, tenuto conto di tutto ciò, a quello studente direi che se sente dentro di se una grande motivazione farebbe bene ad osare”.

Pensa che l’ebook possa essere una alternativa valida al concetto di libro tradizionale? Per rimanere in tema, in base alla sua esperienza, i lettori preferiscono acquistare on line (anche libri cartacei) o ancora scelgono le librerie?

“A me l’ebook non piace, penso rimarrà sempre appannaggio di una minoranza, corposa in alcune categorie professionali di studiosi che ne usufruiscono per motivi di costi e spazi, ma la ‘poesia’ e il piacere che dà leggere, maneggiare e osservare un libro cartaceo, vero, non tramonterà mai. E’ ormai un decennio che si parla di questo ‘sorpasso’ dell’ebook sul libro tradizionale ma in realtà è ben lungi dall’avvenire, anzi stenta a diventare almeno un avvicinamento in termini di vendite e lettori. Per quanto riguarda gli acquisti credo che se la maggioranza dei lettori potesse scegliere preferirebbe frequentare una libreria vicino casa, in essa conoscere propri simili per gusti, interessi, passioni, quel calore umano che molti divoratori di libri conoscono quando si affezionano a una libreria dove trovano la giusta accoglienza. Tuttavia le librerie specie nei piccoli centri sono poche o inesistenti, con un’offerta immediata ridotta, quindi l’acquisto online diventa la via obbligata per tanti cittadini”.

Può parlarci dell’ultimo lavoro pubblicato e può anticiparci cosa bolle in pentola?

“L’ultima pubblicazione nel dicembre scorso è stata quella di Piero Capozi, collaboratore dell’archivio storico Innocenzo III di Segni, che ha realizzato un saggio, “Un cappellano eroico”, dedicato a Padre Angelo Cerbara il primo cappellano militare italiano morto durante la grande guerra, era un giovane di 27 anni originario di Gavignano, sui Monti Lepini del versante romano. Anche nel saggio di Capozi la macrostoria e il microcosmo locale stanno insieme a narrarci come la grande Storia ha attraversato le nostre città, le nostre popolazioni, per sentire in modo più pieno e diretto come gli avvenimenti segnarono quel tempo. In pentola…bollono molte cose…ma preferisco farle rimanere delle belle sorprese…”

 

 

 

 

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