Frodi fiscali e corruzione, sentenza definitiva per l’imprenditore

Frodi fiscali e corruzione, sentenza definitiva per l’imprenditore

Prima ha patteggiato e poi ha impugnato la sentenza. Ma invano. Confermato dalla Corte di Cassazione il patteggiamento a quattro anni e otto mesi di reclusione per Giovanni Vartolo, 61 anni, imprenditore originario di Sermoneta, ritenuto uno dei principali artefici del sistema di frodi fiscali e corruzione al centro dell’inchiesta denominata “Super Job”, con cooperative fatte nascere solo perché funzionali a far evadere le imposte e nel giro di poco tempo trasferite e fatte morire in Gran Bretagna.

Nel febbraio scorso la Guardia di finanza, nel giro di una settimana, eseguì ben 31 misure cautelari. A finire in carcere o ai domiciliari imprenditori, professionisti, funzionari pubblici, investigatori, teste di legno, faccendieri e spacciatori. Tutti coinvolti in due indagini, “Super Job” e “Dusty Trade”, poi confluite in un unico procedimento per cui i pm Luigia Spinelli e Giuseppe Bontempo hanno successivamente chiesto e ottenuto dal gip il giudizio immediato per 21 imputati.

Accertamenti iniziati nel 2015, dopo un controllo compiuto dai finanzieri della tenenza di Aprilia su una società di facchinaggio. Gli investigatori, a cui poi si sono affiancati i colleghi del Nucleo provinciale di polizia tributaria di Latina, hanno pian piano ricostruito un sistema di coop definito “a staffetta” che, tra fatture false per operazioni inesistenti e crediti Iva fasulli, cooperative lasciate in vita giusto il tempo di compiere i raggiri, per poi essere sostituite da altre cooperative e da lì “staffetta”, e fondi neri trasferiti nel Regno Unito, avrebbe consentito di mettere a segno una maxi frode fiscale.

Muovendosi principalmente tra Latina, Aprilia e Cisterna, gli indagati avrebbero gestito così un giro di fatture false per 90 milioni di euro, un’evasione d’imposta per oltre 20 milioni e crediti Iva fasulli per 7 milioni.

A mandare avanti la catena di illeciti sarebbero stati in tre, tra cui appunto Vartolo, amministratore della Costruzioni 2V srl.

Indagando sulle “coop a staffetta”, gli investigatori hanno quindi intercettato conversazioni che hanno fatto loro ipotizzare un giro di corruzione finalizzato a ottenere controlli “morbidi”, a pilotare sentenze tributarie e a garantire una serie di facilitazioni a imprenditori pronti a pagare tali “servizi” sborsando denaro, garantendo posti di lavoro o cedendo droga. Indagini che hanno di nuovo coinvolto l’imprenditore originario di Sermoneta.

Il 61enne, ritenuto parte dell’organizzazione criminale e responsabile di corruzione, il 15 luglio scorso ha patteggiato la pena.

Poi, però, ha impugnato la sentenza, sostenendo che vi era stato un errore nella qualificazione del reato, da inquadrare invece nell’induzione indebita a dare o promettere utilità, e che la motivazione della sentenza era carente relativamente alla non punibilità.

Ma il ricorso è stato ora dichiarato inammissibile, la sentenza resa così definitiva e Vartolo condannato anche a pagare le spese processuali e a versare quattromila euro alla Cassa delle Ammende.

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