Bancarotta Agw e Alfer, altri nove rinvii a giudizio

Bancarotta Agw e Alfer, altri nove rinvii a giudizio

Disposto un processo bis per il presunto saccheggio in cui sarebbero finiti i fallimenti delle società Alfer e Agw, ex Rail Interiors ed ex Aviointeriors, del gruppo Veneruso.

Tra ipotesi di bancarotta documentale e dichiarazioni fraudolente, emissioni di fatture per operazioni inesistenti ed esibizione di atti falsi nella collaborazione volontaria, oltre a false comunicazioni sociali, con l’obiettivo di svuotare le aziende ferroviaria e aeronautica ed evadere le tasse, mentre è in corso il processo per l’imprenditore Alberto Veneruso, la moglie Giuseppina Pica e il commercialista Giorgio Di Mare, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, ha mandato a giudizio anche i cosiddetti imputati minori.

Si tratta di nove manager, componenti del collegio sindacale, professionisti e imprenditori che avrebbero collaborato nella commissione degli illeciti.

A comparire davanti al Tribunale, il prossimo 7 giugno, dovranno così essere Mario Schisa, Giovanni Prandoni, Franco Bottoni, Giuseppe Egitto, Maurizio Genovese, Marco Cimino, Ermanno De Vecchi, Claudio Pepè Sciarria e Andrea Marafante.

Un processo bis scaturito sempre dall’inchiesta denominata “Speedy Fly”, coordinata dal pm Marco Giancristofaro e portata avanti dal Nucleo provinciale di polizia tributaria della Guardia di finanza, compiendo anche rogatorie internazionali in Uruguay, nel Delaware (Usa) e in Gran Bretagna. S

Secondo gli inquirenti, attraverso una serie di scissioni societarie, Alfer e Agw sarebbero state spogliate di ogni bene, sarebbero state utilizzate fatture false per non pagare milioni di euro di tasse, e fatto abbondante ricorso a società schermo e prestanome.

“Questa indagine – specificò il gip Giuseppe Cario nell’ordinanza di custodia cautelare con cui mise Veneruso in carcere e Pica e Di Mare ai domiciliari – riguarda una serie imponente di condotte illecite di non comune verificazione. Una galassia di società, distrazioni imponenti, fittizie intestazioni, fughe in Lussemburgo e poi a Panama. Per frodare il Fisco ed accaparrarsi patrimoni immensi. In danno dello Stato, della collettività”.

Un presunto sistema di illeciti di cui Veneruso, che nel tempo ha ricoperto 104 diversi incarichi in 54 diverse aziende, è ritenuto l’artefice e il dominus, e Di Mare l’“ideatore e il regista delle spericolate operazioni”.

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