Semilibertà revocata per Del Pero, la Cassazione conferma

Semilibertà revocata per Del Pero, la Cassazione conferma

Niente sconti all’ex medico della questura Carlo Del Pero. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del 55enne e confermato la decisione presa alla fine del 2017 dal Tribunale di Sorveglianza di Roma di revocare al professionista la semilibertà e di rinchiuderlo in carcere.

Era il 2008 quando, nell’ambito di un’inchiesta portata avanti dalla Procura di Torino, Del Pero finì in manette, con tanto di perquisizione anche nel suo ufficio in questura a Latina.

Alla luce delle indagini svolte dalla polizia stradale piemontese, il medico latinense venne ritenuto al vertice di un’associazione per delinquere, che in cambio di denaro concedeva la patente di guida anche a chi non aveva il minimo requisito per potersi mettere al volante.

Un’inchiesta costata a Del Pero una condanna definitiva.

Poi anche un’accusa di truffa. Per la Procura di Latina, dopo essere stato trasferito dalla Polizia in Sardegna, il medico non si sarebbe infatti presentato diverse volte a lavoro, esibendo dei certificati medici a lui rilasciati dalla moglie, e si sarebbe allo stesso tempo recato a svolgere dei turni di guardia medica a Cisterna.

Due anni fa, infine, il medico e la moglie erano di nuovo balzati agli onori delle cronache per i lavori in una villetta nel quartiere Nascosa, da destinare a centro di accoglienza per richiedenti asilo, sequestrata per abusivismo edilizio dalla polizia locale.

In quel periodo Del Pero, avendo ottenuto la semilibertà, stava scontando una pena di due anni e otto mesi di reclusione andando a dormire nel carcere di Velletri e durante il giorno recandosi a lavoro a Latina.

Il beneficio è stato revocato dal Tribunale di Sorveglianza e quella scelta è stata avallata appunto dalla Suprema Corte.

Nel ricorso presentato, la difesa del medico aveva sostenuto che le violazioni contestate al professionista erano in larga parte dovute alla sua preoccupazione di non arrivare tardi a lavoro.

I giudici, ritenendo il ricorso “manifestatamente infondato”, hanno invece evidenziato l’“incompatibilità dell’atteggiamento del condannato col percorso rieducativo sotteso al beneficio penitenziario concessogli”, considerando le “plurime trasgressioni commesse”.

I giudici hanno inoltre battuto sull’“assoluta gravità dei comportamenti offensivi manifestati nei confronti degli operatori penitenziari e delle forze dell’ordine, indicativi di insofferenza ai controlli e al legittimo esercizio dei propri compiti da parte degli organi addetti”.

Carcere dunque senza benefici. E per Del Pero anche la condanna a pagare le spese processuali e a versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.

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