Riciclaggio di cioccolato Lindt, imprenditore condannato

Riciclaggio di cioccolato Lindt, imprenditore condannato

Quattro anni di reclusione. Due anni in meno di quanto chiesto dal pm Valerio De Luca. Questa la condanna emessa dal Tribunale di Latina per l’imprenditore setino Domenico Pappacena, 60 anni, arrestato il 27 novembre di cinque anni fa dai carabinieri del Norm di Latina e accusato di riciclaggio di cioccolato Lindt.

Le indagini sul furto di 250 tonnellate di cioccolato, del valore stimato di sette milioni e mezzo di euro, ai danni della nota azienda dolciaria, iniziarono nell’agosto 2014.

Il primo arresto fu quello di Massimo Zibra, amministratore della lodigiana Inge.Ma Trading, azienda di stoccaggio incaricata dalla Lindt di smistare i prodotti sul mercato estero, accusato di aver sottratto, nel corso del tempo, e rivenduto tonnellate di “Lindor”. Zibra venne bloccato ad Aprilia, dove era ospite della compagna e poi i militari dell’Arma, indagando sugli acquirenti del cioccolato rubato, arrivarono fino a Latina, dove il 2 ottobre 2014 sarebbero giunte ben 160 tonnellate di praline trafugate al Nord, destinate poi ai mercati italiano e olandese.

I carabinieri giunsero infine al deposito di Sezze Scalo, in via Fontana Acquaviva, dove recuperarono 20 tonnellate di quella merce, che non era ancora stata piazzata.

Pappacena venne sottoposto a fermo e, interrogato dal gip, sostenne che aveva affittato due celle frigorifere dalla “Frigoconservazione” e che lo aveva fatto a suo nome, tramite la “PF Frutta”, società della figlia, ma solo per guadagnare qualcosa da quell’opera di intermediazione a lui chiesta da un cliente napoletano.

Il gip dispose per l’indagato l’obbligo di firma, la Procura fece ricorso e il Riesame mise Pappacena ai domiciliari, misura poi confermata dalla Cassazione.

Il gip, successivamente, mise di nuovo il 57enne alle firme e per l’imprenditore, accusato di aver riciclato merce del valore di 4 milioni e mezzo di euro, venne disposto il processo.

Nell’inchiesta sul narcotraffico denominata Crupi, dal nome degli imprenditori pontini al centro delle indagini antimafia, ritenuti in collegamento con la ‘ndrangheta, che portò a decine di arresti, emerse inoltre che parte del cioccolato rubato alla Lindt sarebbe stato acquistato proprio dai Crupi, dai quali lo avrebbe poi acquistato Pappacena.

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