Sparò alla ex: condannato a otto anni di reclusione

Sparò alla ex: condannato a otto anni di reclusione

Otto anni di reclusione. Questa la condanna inflitta dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, a Costantino Di Silvio, detto Pesce, accusato di aver cercato di uccidere la ex moglie a colpi di pistola.

Una decisione presa dal gup al termine della requisitoria del pm Andrea De Angeli, sostenuto dal legale di parte civile Maria Belli, e delle arringhe dei difensori, gli avvocati Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti.

Il 14 luglio scorso Manuela Piccirilli venne ferita all’addome e a un braccio con tre colpi esplosi in via Helsinki, a Latina, dall’imputato, poi arrestato dalla Polizia.

La 44enne venne colpita mentre usciva dalla casa della zia di Costantino Di Silvio e operata d’urgenza dai medici dell’ospedale “Goretti”.

“Pesce” si era nascosto tra le auto parcheggiate e dopo aver sparato si era dato alla fuga alla guida di una Fiat Grande Punto grigia.

Rintracciato in centro, era stato bloccato e rinchiuso in carcere, con l’accusa appunto di tentato omicidio.

I difensori hanno sostenuto invece che l’imputato non voleva uccidere e che, come aveva affermato una volta interrogato dal gip, voleva solo spaventare la ex moglie, tanto che aveva esploso i colpi puntando a terra ma gli stessi avevano ferito la donna essendo rimbalzati.

Gli avvocati Cestra e Lauretti hanno inoltre affermato che a mandare su tutte le furie “Pesce”, facendolo così agire di impulso e senza premeditazione, era stato il particolare di aver visto la donna con la zia, ritenuta da lui la causa della fine del suo matrimonio, e le parole a lui rivolte dalla ex: “Ma che vuoi bastardo?”.

La difesa ha infine concluso specificando che da tempo Costantino Di Silvio aveva preso le distanze dalla sua famiglia, che viveva del suo lavoro e per questo era visto male dai nomadi, realtà con cui aveva rotto ma con cui la ex moglie, tramite appunto la zia, manteneva invece un legame.

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