Teatro D’Annunzio di Latina, le dichiarazioni dell’Assessore Di Francia

Teatro D’Annunzio di Latina, le dichiarazioni dell’Assessore Di Francia

L’Assessore alla Cultura Silvio Di Francia

Sul Teatro D’Annunzio sento la necessità di una precisazione con l’intento di spiegarmi meglio. Affermando di credere nella funzione “pubblica” di un teatro – in questo caso il teatro della città, il D’Annunzio – non credo di aver messo in campo alcuna cesura con il passato. La stessa proposta di partenariato già vagliata dal Consiglio Comunale di Latina non contiene alcuna intenzione privatizzatrice. (Sarebbe un torto verso chi mi ha preceduto, che stimo molto e di più sarebbe una sciocchezza). Ne esistono moltissimi modelli in Italia.

Molti coronati da successo, altri meno. Quello che, a mio avviso, ha spesso fatto la differenza, riguarda l’essenza “pubblica” di un teatro; riguarda l’identità di una città e, senza retorica, la sua anima culturale. Per questo ritengo (e ho ritenuto giusto parlarne in Consiglio Comunale) utile e necessario aprire un serio dibattito in città sulla sua natura e, dunque, sulla sua importanza. Un dibattito aperto e il più “largo” possibile. Parafrasando, senza intenzione irriverente, si tratta di rimettere la chiesa al centro del villaggio.

In questo caso il D’Annunzio e un domani magari il Cafaro. Soprattutto oggi, quando i nostri sforzi sono concentrati sul fatto di riaverlo un teatro: agibile, sicuro, vivo, frequentato e, se possibile, importante”.

Lo ha reso noto, attraversao una nota stampa, l’Assessore alla Cultura del Comune di Latina, Silvio Di Francia.

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