Quei treni bloccati per difendere l’ospedale di Fondi: mezzo secolo dopo

Quei treni bloccati per difendere l’ospedale di Fondi: mezzo secolo dopo

(Un’immagine dalla protesta del ’68. Nella foto si riconoscono Lucio De Santis, il dottor Gino Fiore e Nicola Macaro)

Guardare al passato non soltanto per concedere un tributo alla memoria, ma anche e soprattutto per rapportarsi al presente. Dandogli magari nuova linfa. È con questo spirito che a breve a Fondi si celebrerà un anniversario particolare, i cinquant’anni della ‘presa’ della ferrovia in difesa dell’ospedale San Giovanni di Dio, che rischiava di essere soppresso.

Un episodio emblematico datato 30 novembre 1968 e che all’epoca ebbe rilevo nazionale, vedendo centinaia di fondani formare un vero e proprio muro umano lungo i binari dello scalo locale. Dando luogo a un’occupazione che verrà bissata l’anno successivo, in occasione della cosiddetta Rivolta delle arance.

Una presa di posizione collettiva trasversale e che fece da apripista, dunque, quella confluita nel blocco dei treni di ormai mezzo secolo fa. Pronto a essere ricordato domani, venerdì, con un convegno organizzato dal Comitato pro San Giovanni di Dio e dall’associazione di servizi culturali Confronto, con il patrocinio del Comune. Un appuntamento in agenda a partire dalle 18 presso castello Caetani. Oggi come allora, in prima fila ci sarà Lucio De Santis, che da anni ai panni dell’imprenditore affianca quelli di battagliero presidente del comitato ospedaliero.

Una protesta inscenata nel 2015 da Comitato ospedaliero e utenti

Sarà l’occasione per rievocare una pagina segnante di storia cittadina, certo. Ma pure la sede per fare di nuovo il punto sulla situazione attuale del nosocomio di via San Magno, negli ultimi anni dalle funzionalità progressivamente ridotte in ossequio a un restyling del servizio sanitario provinciale spesso contestato. L’obiettivo è sensibilizzare i cittadini, “non più disposti a rivendicare i propri diritti”, pungono gli organizzatori dell’appuntamento per il cinquantenario della prima occupazione della ferrovia.

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