Terreni di Colle Piuccio, la storia travagliata dei beni che il Comune vuole acquisire

Terreni di Colle Piuccio, la storia travagliata dei beni che il Comune vuole acquisire

Acquisire al patrimonio comunale un bene confiscato è sempre un segnale importante. Sostanzialmente sono due i principi su cui si basano queste procedure: la pubblica utilità ed il riutilizzo sociale perché un bene realizzato o acquisito nell’illegalità diventi uno spazio di tutti ed utile a migliorare il contesto sociale in una determinata comunità. E’ un concetto importantissimo perché la criminalità organizzata subisce in questo modo non soltanto il danno economico ma anche, cosa ancor più importante una sconfitta dal punto di vista culturale.

Come molti altri Comuni del Lazio e di Italia anche quello di Sabaudia ha presentato attraverso una delibera di giunta, la manifestazione di interesse per l’acquisizione dei beni e cioè alcuni terreni in località Colle Piuccio. Il dialogo con la Prefettura è aperto e a fine mese sarà convocato un incontro con gli Enti che hanno presentato analoga manifestazione di interesse per valutare soprattutto i progetti. Perché come già evidenziato, fondamentali sono l’interesse pubblico ed il riutilizzo sociale concetti che ovviamente sono strettamente collegati. Ad esempio, il Comune di San Felice Circeo vorrebbe acquisire una villa di 130 mq in via Terracina per “ad attività socio – assistenziali con particolare riferimento ai bambini in età scolastica per la creazione di un centro diurno”. Nel caso di Sabaudia, non è stato specificato nell’atto di giunta il progetto per i terreni di Colle Piuccio, un aspetto di cui si parlerà quindi direttamente in Prefettura.

La storia dei lotti di Colle Piuccio è piuttosto travagliata e non soltanto per il sequestro e la successiva confisca avvenuti a seguito di un’indagine della Questura di Latina. La lottizzazione fu approvata a seguito della stipula dello schema di convenzione, (deliberazione del Consiglio comunale n. 61 del 3 giugno 1982 ) che prevedeva l’obbligo per il Consorzio di cedere a titolo gratuito al Comune le aree per le opere di urbanizzazione primaria (art 5) nonché l’ obbligo di cessione a titolo gratuito nel confronti dell’Ente delle opere di urbanizzazione secondaria (art.7). Un’area a verde pubblico pari a poco più di 15.000 mq – il cui valore in base ad una perizia disposta in seguito dal Tribunale ammonta a circa un milione di euro – non fu mai trasferita al Comune non essendo più questa di proprietà dei consorziati. La vicenda urbanistica insomma è molto lunga e complessa segnata da una serie di contenziosi che almeno prima dei provvedimenti giudiziari riguardarono solo alcuni consorziati e il Comune.

Si comincia nel 2000 con un pronunciamento del Tar in base a cui il Consorzio avrebbe dovuto acquisire le aree non essendo proprietario delle stesse al momento della stipula della convenzione per poi cederle gratuitamente all’ente. Sta di fatto che l’anno successivo, il Comune sospese l’esame delle istanze concessorie proposte dai proprietari dei lotti ancora non edificati. Nel 2005 viene istituita una commissione di inchiesta in Comune da cui emerge sostanzialmente che l’Ente non poteva rimanere inerte davanti ad una situazione che vedeva davvero molti cittadini prigionieri del limbo della burocrazia. Ma tra nuovi ricorsi e pareri dagli uffici competenti passarono altri anni senza riuscire a sbloccare la situazione. Nel mese di settembre 2011 l’allora capogruppo del Partito Democratico, Franco Brugnola, dichiarava a seguito di una nuova bocciatura per il Comune da parte del Tar – questa volta a seguito di un ricorso contro la DMS & RAF poi impugnato al Consiglio di Stato –: “A tutt’oggi , nonostante siano trascorsi oltre trent’anni, i proprietari delle ville di Colle Piuccio vengono privati dei servizi pubblici e i proprietari dei terreni inedificati non possono costruire. E’ evidente il gravissimo danno derivante da questa situazione”.

Ad avere una valenza particolare nell’intera vicenda è sicuramente il pronunciamento del Tar del 2010. Il Comune di Sabaudia aveva presentato un ricorso nei confronti della DMS & RAF l’ultima società che aveva comprato i terreni e poi oggetto dell’indagine della Questura nonché dei provvedimenti di sequestro e confisca. Cosa chiedeva principalmente il Comune? In primo luogo di accertare e dichiarare l’obbligo giuridico della D.M.S. e R.A.F. srl, facente parte del Consorzio Colle Piuccio di cedere i beni in esecuzione dei patti consortili e nel rispetto delle obbligazioni nascenti dalla convenzione. E poi che divenisse effettivo il diritto del Consorzio Colle Piuccio ad acquisire in proprietà l’area nonché il diritto del Comune di Sabaudia di agire in surroga del Consorzio Colle Piuccio “in quanto titolare di un diritto di credito nei confronti del medesimo”. Il Comune chiedeva quindi che fosse accertato il proprio diritto, in esecuzione di quanto stabilito dall’art. 5 della convenzione, a vedersi trasferire gratuitamente dal consorzio l’area individuata. Il ricorso era stato respinto.

L’ultimo provvedimento del Tar nei confronti del Comune di Sabaudia è di quest’anno, marzo 2018. Due privati hanno chiesto che fosse dichiarata l’illegittimità del silenzio serbato dal comune su una loro istanza di riattivazione di procedimenti di rilascio di titolo edilizi a suo tempo sospesi a causa del mancato adempimento da parte del consorzio Colle Piuccio. I privati hanno puntato che l’obbligazione relativa alla cessione dei suoli debba intendersi estinta “per impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore (articolo 1256 c.c.), atteso che i suoli sono stati definitivamente confiscati e sono attualmente nella titolarità della A.N.B.S.C.”. Il Comune di Sabaudia non si è costituito in giudizio. Infine, il Tribunale Amministrativo ha accolto in parte il ricorso ordinado al Comune di determinarsi sulla istanza dei ricorrenti e quindi a dare una risposta.

Cosa dice nello specifico il Tar nella sentenza del 2018 e perché il ricorso è accolto solo in parte? “Ritenuto che il ricorso possa essere accolto nei termini della mera declaratoria dell’obbligo del comune di determinarsi sulla istanza dato che le argomentazioni dei ricorrenti – che chiedono altresì la declaratoria della fondatezza della loro pretesa al rilascio dei titoli edilizi – non sono del tutto condivisibili; in particolare, anche se si ammettesse che l’acquisizione dei suoli in questione dall’A.N.B.S.C. da parte del consorzio Colle Piuccio non sia possibile, non è corretto sostenere che ciò determini puramente e semplicemente l’estinzione dell’obbligazione per impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore sicchè il comune sarebbe obbligato a rilasciare i titoli edilizi richiesti; alla fattispecie infatti sarebbero applicabili le previsioni del codice civile in materia di impossibilità sopravvenuta della prestazione nei contratti sinallagmatici (in particolare l’articolo 1464 c.c.), sicchè il comune potrebbe anche optare per la risoluzione della convenzione urbanistica illo tempore stipulata”.

L’ultimo capitolo sui terreni di Colle Piuccio, fuori dai ricorsi, è la manifestazione di interesse presentata dal Comune di Sabaudia per l’acquisizione al patrimonio comunale. Abbiamo cercato di indicare i punti salienti di una vicenda parallela, quella urbanistica, relativa gli stessi lotti, una storia che ovviamente è molto più lunga e complessa. Nel Lazio ci sono 490 immobili confiscati tra abitazioni, terreni, ville, box e locali commerciali, per un valore stimato di 83 milioni di euro; un patrimonio immobiliare suddiviso nelle 5 province del Lazio in 48 comuni che sarà portato all’esame della conferenza dei servizi per la successiva destinazione al Demanio e agli Entri Locali che si terrà a Roma a fine mese.

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