Meccano, il Tar boccia il provvedimento con cui sono stati bloccati i finanziamenti pubblici

Meccano, il Tar boccia il provvedimento con cui sono stati bloccati i finanziamenti pubblici

Annullato dal Tar del Lazio il provvedimento con cui dieci anni fa, il 24 luglio 2008, la società regionale Sviluppo Lazio ruppe la convenzione con Meccano Aeronautica e bloccò all’azienda i finanziamenti con cui doveva reindustrializzare il sito un tempo occupato dalla Goodyear a Cisterna.

Una serie di questioni procedurali, sollevate dalla curatela fallimentare della Meccano, hanno convinto i giudici amministrativi a bocciare quel provvedimento nonostante proprio su tale vicenda, sul progetto che doveva salvare gli operai ed evitare che in via Nettuno continuassero a crescere solo erbacce, c’è da tempo aperta un’inchiesta del sostituto procuratore Marco Giancristofaro, che su quella che è sempre apparsa l’operazione più azzardata portata avanti dal gruppo dell’imprenditore Alberto Veneruso ha ipotizzato la costituzione di un’associazione per delinquere, finalizzata a mettere le mani proprio sulle erogazioni pubbliche, al falso e alla bancarotta.

Il Tar, accogliendo il ricorso della curatela, di Alven Investimenti spa e di Ma Interiors spa, ha annullato il provvedimento con cui è stato dichiarato il recesso dalla convenzione, preso contestando la mancata richiesta da parte di Meccano a Sviluppo Lazio del consenso per cedere il ramo d’azienda alla società Interiors.

E cassati l’interruzione appunto delle erogazioni dei finanziamenti pubblici e il recupero delle somme già erogate.

Al posto della Goodyear non ha mai aperto i battenti Meccano e non lo hanno fatto altre aziende. L’area è abbandonata e una soluzione, attesa da quasi venti anni, non è mai arrivata.

Alla società di Veneruso per realizzare il progetto industriale presentato era stato dato l’ok per finanziamenti fino a 3,6 milioni di euro. Poi, vista la situazione, era stato bloccato tutto. Ma è proprio quest’ultimo aspetto ad essere stato bocciato ora dai giudici.

L’esercizio del diritto di recesso – si legge nella sentenza – avrebbe dovuto essere preceduto da una complessiva valutazione di tutti gli interessi coinvolti nella vicenda, con particolare riguardo alla persistenza o meno dell’interesse pubblico alla reindustrializzazione della zona e alla salvaguardia dei livelli occupazionali, che in alcun modo risultano essere stati oggetto di valutazione nel gravato atto”.

Insomma come se del naufragio totale del post Goodyear la colpa fosse del provvedimento preso da Sviluppo Lazio.

E le false dichiarazioni che avrebbe fatto l’azienda per cercare di non perdere i soldi pubblici? La contestazione, sempre per il Tar, non è stata motivata.

Tutto annullato. Tutto da riesaminare.

Intanto dell’“altra storia”, quella che da anni ormai sta provando a raccontare la Procura, si conoscono i capitoli iniziali, ma dell’epilogo ancora non c’è traccia.

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