Gara per il rimboschimento, via le ombre: assolto l’ex dirigente di Itri

Gara per il rimboschimento, via le ombre: assolto l’ex dirigente di Itri

In giorni in cui con le operazioni Tiberio 2 e Telonai la Provincia di Latina è stata travolta da nuovi arresti e indagini per gare “col trucco”, sul fronte degli appalti pubblici da inchiesta c’è anche qualche cono d’ombra tolto definitivamente di mezzo. L’appalto del 2015 per il ripopolamento boschivo nel Comune di Itri non era stato appositamente indirizzato dall’allora dirigente ad una ditta amica.

Il Comune di Itri

Accuse di abuso d’ufficio cadute, per l’itrano Pasquale Manzo, oggi a tempo determinato presso il Comune di Castelforte: assistito dall’avvocato Gianluca De Meo, è stato prosciolto dal Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Cassino Vittoria Sodani.

Le contestazioni risalivano al marzo del 2015, ed erano relative a fondi europei per il rimboschimento giunti al Comune di Itri. Finanziamenti comunitari per 331mila euro complessivi, da destinare a varie aree del territorio cittadino. In prima battuta, il dirigente finito sotto la lente d’ingrandimento della magistratura aveva indetto il relativo bando di gara introducendo il requisito che prevedeva la partecipazione esclusivamente alle ditte iscritte nell’apposito albo nazionale delle aziende specializzate negli interventi di rimboschimento. Salvo poi fare un passo indietro una volta palesatesi le rimostranze di una delle realtà partecipanti, la Flora Napoli srl. A quel punto Manzo rettificò il bando, escludendo il succitato requisito. E ad aggiudicarsi l’appalto, pochi mesi dopo, fu proprio l’impresa che si era lamentata portando a rivedere le procedure di assegnazione dei lavori. Abbastanza per suscitare l’interesse delle autorità.

La Forestale del distaccamento locale monitorò le varie fasi della gara, fino a inviare un’informativa in Procura. Da qui, l’apertura di un’inchiesta. Secondo le indagini Manzo, contravvenendo a varie disposizioni di legge che prevedevano l’inserimento obbligatorio del requisito “epurato”, avrebbe agevolato la ditta che si sarebbe alla fine aggiudicata la gara. Con la quale, dicevano le ipotesi accusatorie, si palesavano non meglio precisati rapporti di interferenza. Ed ecco quindi il dirigente a giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio. Appena caduta, come anticipato, sgombrando il campo da ogni dubbio rispetto l’operato del colletto bianco, su cui pendeva la spada di Damocle della richiesta di rinvio a giudizio.

L’avvocato De Meo

Nei giorni scorsi l’avvocato De Meo, all’esito della discussione dell’udienza preliminare, ha ottenuto il proscioglimento di Manzo dimostrando, sottolinea il legale, “la sua totale innocenza e la bontà del suo operato”. Nessun favoritismo.

In particolare, la difesa ha contestato la ricostruzione dell’accusa sostenendo l’inesistenza di tutti i requisiti richiesti dalla norma per il delitto di abuso d’ufficio. Puntando tra l’altro sul fatto che il requisito stralciato dando il “la” alle indagini non sia ritenuto essenziale dal Codice degli Appalti in caso di base d’asta oltre i 150mila euro, come nel caso in oggetto.

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