Caso bullismo, dopo le botte la scuola scivola sul referto “fantasma”: eccolo

Caso bullismo, dopo le botte la scuola scivola sul referto “fantasma”: eccolo

L’episodio di bullismo a scuola denunciato da un 13enne di Formia, vittima di un’aggressione a pugni perpetrata da un coetaneo e filmata da un terzo alunno, nonché a suo dire vessato da tempo, continua a far discutere. Con strascichi e polemiche sempre più pesanti, tra annunci di querele e contro-querele, accuse reciproche e secche smentite.

Ad esempio quella riguardante l’accesso in ospedale e il relativo referto dopo le botte: «È un falso che lo studente ‘aggredito’ sia andato al pronto soccorso e infatti non vi è alcun referto medico pubblico che attesti qualsiasi danno; lo studente non ha mai fatto rilevare danni relativi alla ’aggressione’ e frequenta regolarmente le attività nel gruppo classe». Al di là della presa di distanze rispetto l’accaduto – altrimenti non si spiegherebbero le puntuali virgolette riportate nella nota stampa citata -, come se le botte immortalate a mezzo smartphone non costituissero un’aggressione a prescindere da ogni eventuale retroscena, secondo il personale docente e Ata dell’istituto Vitruvio Pollione non ci sarebbe stato dunque alcun accesso in ospedale. Né tantomeno documentazione attestante il fatto. Eppure così non è.

Sarà per qualche non meglio identificato cortocircuito nel sistema di comunicazione scuola-pronto soccorso, che in determinati casi anche per questioni assicurative dovrebbe allertare l’istituto di turno in automatico, ma l’accesso in ospedale è stato documentato. Il certificato che non doveva esserci c’è. Concretissimo, al netto di un piccolo refuso sul nome del Pollione. Lo hanno messo nero su bianco dal Dono Svizzero di Formia lo scorso 26 settembre, data dell’aggressione. Due giorni, la prognosi per l’alunno. Un atto, peraltro, già a disposizione delle autorità che hanno raccolto la denuncia avanzata dai familiari del 13enne.

A fornircene copia il loro avvocato di fiducia, Daniele D’Agostino. Trovatosi egli stesso toccato da censure partite dalla scuola, incentrate tanto su una presunta strumentalizzazione dell’intera vicenda, quanto su circostanze bollate dalla controparte alla stregua di semplici falsità o, comunque, versioni di comodo. Senza contare le ombre poste sul suo operato in qualità di legale. Abbastanza per portare D’Agostino a sbandierare il succitato certificato “fantasma”, e non solo. Spazio a controaccuse e puntualizzazioni.

«Il sottoscritto non sta agendo come se fosse in tribunale», dice. «È forse il contrario: l’istituto con questo comportamento si sta preoccuoanto solo di difendersi da fatti oggettivi e palesi: video e certificato medico di pronto soccorso. Quale aiuto stanno fornendo ad entrambi i minori? Quale unica preoccupazione? Difendersi, anche dichiarando il falso, smentito da video e documenti».

«Non è altresì vero – sostiene ancora D’Agostino – che lo studente ha continuato a frequentare regolarmente le attività nel gruppo di classe: non ha frequentato la scuola nei giorni successivi al verificarsi del grave episodio, circostanza questa che non può essere smentita vista l’esistenza dei registri». Per finire: «Mi riservo di tutelare la mia immagine, circa la presunta falsità – immediatamente smentita sottolinea l’avvocato – sull’esistenza del certificato medico e sul presunto incontro da me disertato». Una nuova querela in arrivo? Chissà.

Ciò che è certo è che di accusa in accusa, di colpo di scena in colpo di scena, è stata messa ancora carne a cuocere. Dentro un calderone in cui le esigenze educative e il quadro psicologico di due ragazzini – entrambi, è bene ribadirlo, tralasciando effettivi ruoli e responsabilità – rischiano di passare in secondo piano ogni giorno di più. Lasciando campo libero ai veleni dei grandi.

A PAGINA 2 – IL VIDEO DELL’AGGRESSIONE (SENZA VIRGOLETTE)

A PAGINA 3 – IL CERTIFICATO CHE NON DOVEVA ESSERCI

Pagina: 1 2 3

Comments are closed.

h24Social