Duplice tentato omicidio al Circeo, altre conferme alle accuse per Zof

Duplice tentato omicidio al Circeo, altre conferme alle accuse per Zof

Altre conferme in appello alle accuse mosse ad Alessandro Zof per il duplice tentato omicidio del 6 marzo 2016 a San Felice Circeo.

In aula sono stati ascoltati Alessio De Cupis, una delle vittime, e la fidanzata, che hanno continuato a puntare il dito contro l’imputato.

De Cupis ha anche sostenuto di averlo riconosciuto al momento dell’agguato, contestato per questa ed altre affermazioni dalle difese, che hanno evidenziato le differenze tra quanto riferito ora davanti alla Corte d’Appello di Roma e le dichiarazioni fatte agli investigatori dopo l’accaduto.

Un’udienza tesa, al pari della precedente, quando era stata sentita l’altra vittima, Roberto Guizzon.

Il processo andrà avanti il prossimo 13 novembre, per ascoltare due investigatori della squadra mobile che si sono occupati delle indagini.

Due anni e mezzo fa, su viale Circe, nel cuore della notte vennero feriti a colpi di pistola i terracinesi Roberto Guizzon e Alessio De Cupis, dopo un litigio per futili motivi all’interno del vicino American Bar.

Secondo il pubblico ministero Gregorio Capasso, Alessandro Zof, di Latina, già noto alle forze dell’ordine, ritenuto l’autore dell’agguato, dopo la discussione si sarebbe recato nel capoluogo pontino, avrebbe preso una pistola calibro 9*21 e, tornato al Circeo, avrebbe cercato di uccidere Guizzon e il nipote.

Un agguato per cui Zof, difesi dagli avvocati Alessia Vita e Giancarlo Vitelli, è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Laura Matilde Campoli, a sette anni di reclusione.

Lello Gallo, accusato di favoreggiamento e concorso in detenzione illecita della pistola con Zof, è stato condannato a due anni, ma solo per favoreggiamento, essendo stato assolto dall’altro reato. E Paolo Di Martino, di Napoli, anche lui accusato di favoreggiamento, è stato condannato a due anni.

In appello i difensori di Zof, gli avvocati Alessia Vita e Giancarlo Vitelli, sono tornati a sostenere l’inattendibilità delle vittime, evidenziando le dichiarazioni contraddittorie fatte da zio e nipote sull’accaduto e il contenuto di alcune intercettazioni telefoniche, e a battere su una consulenza tecnica che dimostrerebbe come, al momento dei fatti, l’imputato non poteva trovarsi nel luogo del duplice tentato omicidio.

La Corte d’Appello di Roma ha alla fine acconsentito ad ascoltare nuovamente alcuni testi e ha riaperto l’istruttoria. La sentenza d’appello è ormai vicina.

Comments are closed.

h24Social