Morì carbonizzato, chiesto il giudizio per il datore di lavoro

Morì carbonizzato, chiesto il giudizio per il datore di lavoro

Omicidio stradale. Questa l’accusa con cui il sostituto procuratore della Repubblica di Grosseto, Arianna Ciavattini, ha chiesto il rinvio a giudizio dell’imprenditore, Riccardo Piattella, 23enne apriliano, già imputato processo antimafia in corso davanti al Tribunale a Latina su un traffico illecito di rifiuti sepolti in una cava dismessa. Per gli inquirenti il giovane è responsabile del decesso di un suo dipendente, il 40enne Domenico Di Liscia, di Anzio, finito fuori strada lo scorso anno sull’Aurelia e morto carbonizzato.

Il 27 aprile 2017, nel territorio del Comune di Orbetello, il camionista perse il controllo dell’autoarticolato Scania carico di bottiglie che stava guidando, si ribaltò e perse la vita all’interno della cabina avvolta in poco tempo dalle fiamme. Sembrava un incidente stradale dovuto a un colpo di sonno.

Il sostituto procuratore Ciavattini, aperta un’inchiesta su quella tragedia, ha però appurato che il mezzo pesante della ditta di Piattella, vecchio di vent’anni e non sottoposto ai controlli periodici previsti, aveva anche subito una trasformazione abusiva, con l’installazione di un serbatoio aggiuntivo da 600 litri.

Esaminato il rapporto dei carabinieri intervenuti sul luogo dell’incidente, il disco cronotachigrafico del veicolo, l’informativa della polizia municipale di Orbetello, l’informativa dell’ufficio prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro, con le risposte ai quesiti posti alla Motorizzazione Civile e al Pra di Grosseto, la consulenza medico-legale affidata dott. Matteo Benvenuti e quella cinematica, compiuta dall’ing. Silvio Magni, il magistrato ha così chiesto il rinvio a giudizio dell’imprenditore di Aprilia.

Una richiesta fatta specificando che “all’atto dello scontro dell’autoarticolato con la barriera stradale in new jersey, e del successivo ribaltamento del mezzo su se stesso, per effetto del corto circuito determinato dal danneggiamento dei cavi dell’impianto elettrico a servizio del trattore, si generava un violento innalzamento della temperatura che costituì punto d’innesco di un forte e subitaneo incendio, provocato dalla dispersione del gasolio fuoriuscito per effetto della rottura proprio del predetto serbatoio di destra. Incendio che avvolse in pochi istanti l’abitacolo, determinando la morte per shock termico di Di Liscia che era alla guida del veicolo”.

Deciderà il prossimo 15 novembre il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Grosseto, Marco Mezzaluna.

La mamma e i fratelli della vittima, assistiti dallo Studio 3A, società specializzata nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, dichiarano intanto di attendere “giustizia e una pena esemplare, non solo per la vittima ma anche per i tanti, troppi lavoratori che non vengono messi in condizione di svolgere il proprio lavoro in sicurezza”.

Comments are closed.

h24Social