Denaro dell’Asl sperperato mobizzando un medico, condanne confermate

Denaro dell’Asl sperperato mobizzando un medico, condanne confermate

Nessun errore da parte dei giudici. La III sezione centrale d’appello ha dichiarato inammissibili i ricorsi per revocazione presentati da quattro ex manager dell’Asl di Latina e confermato per loro, accusati di aver fatto sperperare denaro all’Azienda sanitaria mobizzando e demansionando un dipendente, che ha poi ottenuto un risarcimento per quanto subito, le condanne.

L’ex direttore generale Salvatore Cirignotta, l’ex commissario straordinario Benito Battigaglia, l’ex direttore amministrativo Giorgio Ciacciarelli e l’ex direttore sanitario Giuseppe Di Chio dovranno così risarcire all’Asl 60mila euro.

Il dott. Giuseppe Campagna contestò l’assunzione, come responsabile di struttura complessa, del dott. Paolo Corbò, compiuta dall’Azienda sanitaria di Latina nel 2001, e l’affidamento di incarichi per strutture semplici per lui ed altri disposto sempre dall’Azienda due anni dopo.

Tali provvedimenti, secondo i giudici, avrebbero comportato per Campagna una “mortificazione professionale”. Mobbing in pratica.

Il medico, fatta una causa di lavoro, ottenne un risarcimento dal Tribunale di Latina e l’Asl, per chiudere la partita, scelse alla fine di fare una transazione, pagando a Campagna 312mila euro.

Lo stesso medico segnalò poi la vicenda alla Corte dei Conti che, ritenendo quel denaro un danno erariale, dovuto a scelte errate compiute dai vertici aziendali, mandò a giudizio i quattro ex manager, chiedendo loro di risarcire i 312mila euro. E Cirignotta, Battigaglia, Di Chio e Ciacciarelli sono stati condannati nel 2015 dalla Corte dei Conti del Lazio.

Il loro comportamento è stato bollato dai giudici come caratterizzato da un “marcato indice di trascuratezza e superficialità della gestione organizzativa della struttura e del personale”.

I giudici contabili hanno però ritenuto che il mobbing e il demansionamento di Campagna, che ha portato al risarcimento e dunque al danno erariale, è stato causato anche dai direttori che sono succeduti ai quattro mandati a giudizio.

Quest’ultimi hanno così ottenuto lo sconto, con una condanna a pagare soltanto 60mila euro. Ventimila euro a testa Battigaglia e Di Chio e 10mila a testa Cirignotta e Ciacciarelli.

Una sentenza contro cui hanno fatto ricorso sia i manager, rivendicando la correttezza del loro operato, che la Procura, puntando al risarcimento da oltre 300mila euro. I giudici d’appello lo scorso anno hanno però confermato la sentenza di primo grado.

Ritenendo che i giudici avessero commesso una serie di errori, i quattro ex manager hanno quindi presentato ricorsi per revocazione, affinché venisse appunto rivista la sentenza. Ben sette i presunti errori indicati, specificando che emergerebbero dagli stessi atti di causa.

Ma la Corte dei Conti li ha appunto ora dichiarati inammissibili e i quattro manager dovranno risarcire l’Asl.

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