Quasi 9mila persone hanno detto “no” alla chiusura del Primo Intervento

Quasi 9mila persone hanno detto “no” alla chiusura del Primo Intervento

Oltre 8mila persone hanno detto no alla chiusura del punto di primo intervento a Sabaudia e ci hanno messo la firma. In tempo record, meno di un mese cittadini di Sabaudia e non solo hanno di fatto detto alla Regione Lazio ed al presidente Zingaretti cosa ne pensano della paventata chiusura del punto di primo intervento, una risposta enorme alla raccolta firme a cui hanno aderito anche numerose attività commerciali che hanno esposto i moduli, un’iniziativa pubblicizzata anche nel corso di eventi pubblici come I suoni del Lago. Tutto è iniziato dalla costituzione di un comitato ad hoc su input di Franco Brugnola un addrtto ai lavori quando si parla di sanità e pubblica amministrazione ma soprattutto un cittadino di Sabaudia che ha raccolto le preoccupazioni di tanti.

SFIORATE LE 9MILA FIRME“Il Comitato per la difesa del punto di Primo Intervento di Sabaudia – si legge in una nota del comitato stesso –  ha consegnato all’Ufficio protocollo della ASL Latina n. 187 modelli contenenti 8.767 firme valide di altrettanti cittadini, di residenti, di persone che vivono e lavorano nella nostra città, compresi tanti membri della comunità Sikh, ma anche di molti turisti che vedono nella presenza del PPI motivi di sicurezza per loro e per le persone a loro care.Tutta Sabaudia ha risposto alla raccolta di firme per evitare la chiusura o comunque la dequalificazione di questo importante presidio del sistema di emergenza-urgenza di prossimità. Grazie a tutti i volontari che hanno organizzato e animato la raccolta presso le farmacie, presso attività commerciali di ogni genere, presso gli stabilimenti balneari, durante le manifestazioni estive, nel Centro come nei Borghi.  Grazie anche al Sindaco Gervasi che ha agevolato il compito dei volontari, alla Polizia locale e all’Ufficio Cosap.In Italia sono stati già chiusi centinaia di PPI e nel Lazio tutti quelli della provincia di Frosinone, tanto che il 18 luglio è deceduta una persona per una puntura di calabrone che avrebbe potuto essere facilmente curata se fosse stato ancora in funzione il PPI di Anagni”.

LE RICHIESTE Riportiamo i cinque punti salienti contenuti nella petizione:  “a) Non è possibile il ‘trasferimento’ di attività e prestazioni proprie dell’assistenza territoriale di emergenza al personale addetto all’assistenza primaria, neanche per i codici bianchi e verdi, in quanto trattasi di competenze totalmente diverse e il personale addetto all’assistenza primaria non dispone di medicinali, di strumentario, ecc.
b) L’eventuale decisione di modificare l’attuale organizzazione sarebbe poco prudente e poco rispettosa per la salute dei cittadini oltre che irragionevole dato che i costi attuali del servizio sono molto contenuti essendo presenti solo un medico ed un infermiere professionale per turno che si prodigano costantemente con professionalità ed efficienza nell’interesse di tutti;
c) La scelta di modificare l’attuale assetto organizzativo del PPI di Sabaudia andrebbe ad aumentare le disuguaglianze esistenti tra gli abitanti di questa città e quelli del capoluogo, per non parlare della Capitale, dal punto di vista del complesso della qualità dei servizi e delle prestazioni sanitarie disponibili nonché dei Livelli Essenziali di Assistenza;
d) Il trasferimento a Latina dei pazienti andrebbe ad aggravare la già preoccupante situazione di quel pronto soccorso dove oggi è normale attendere fino a tre ore;
e) L’attivazione durante le ore notturne di un servizio gestito da una ambulanza medicalizzata non coprirebbe il servizio in quanto una volta partita l’unica ambulanza alla volta di Latina la postazione rimarrebbe scoperta;
f) Oltre alle responsabilità penali occorre tener presenti anche quelle erariali come possibili conseguenze di una scelta del genere.
Per tutti questi motivi il Comitato per la difesa del PPI di Sabaudia ha diffidato il Direttore generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Latina a modificare in qualunque modo l’attuale organizzazione del PPI”

Tutto chiaro insomma ma ora arriva la parte difficile quella che riguarda la volontà di Asl e Regione. E’ difficile ignorare quasi 9mila firme che potrebbero comunque essere solo una prima fase. Nessuno fino ad oggi ha parlato di proteste, la strada scelta è stata quella democratica della raccolta firme fornendo argomentazioni molto valide per fare comprendere quali problemi andrebbero a nascere con la chiusura o la “rimodulazione”  del punto di primo intervento. Ma certo al momento non è possibile escludere forme di protesta nel caso le firme fossero ignorate.

Comments are closed.

h24Social