La class action contro Acqualatina va avanti e c’è ancora tempo per farsi restituire i soldi

La class action contro Acqualatina va avanti e c’è ancora tempo per farsi restituire i soldi

Troppo salate le bollette di Acqualatina. Con l’ok dei sindaci sono state caricate sugli utenti spese non dovute. Circa 150 euro l’anno. Il Tribunale di Roma, esaminata la class action presentata da 166 cittadini, ha così aperto la strada ai rimborsi, che dovranno ora essere quantificati. Ma non tutti i cittadini sanno di avere ancora tempo per prendere parte all’azione di classe e vedersi restituire parte del loro denaro.

Una vicenda su cui, tra una presa di posizione e l’altra, appare opportuno fare un po’ di ordine. Dopo una lunga serie di disagi e disservizi, diventati eclatanti lo scorso anno quando soprattutto nel sud pontino per mesi decine e decine di famiglie si sono trovate senza acqua, diversi utenti hanno deciso di avviare una class action. Un’azione con cui 166 utenti, tramite gli avvocati Massimo Clemente, Vincenzo Fontanarosa, Christin Lombardi, Patrizia Menenno, Orazio Picano, Chiara Samperisi e Annamaria Zarrelli, hanno chiesto di essere risarciti per tutte le volte che non hanno potuto utilizzare l’acqua perché torbida, che si sono ritrovati con i rubinetti asciutti, per tutti i vari disservizi e per le cosiddette partite pregresse, ovvero i rincari sulle bollette degli utenti domestici, dunque le famiglie, finalizzati a ripianare i debiti del passato. Un aspetto quest’ultimo che ha visto Acqualatina caricare sugli utenti milioni di euro dal 2016 al 2021 per coprire i mancati incassi e le maggiori spese sostenute rispetto alle previsioni di bilancio 2006-2011.

Il Tribunale di Roma, mentre ha ritenuto che per i rimborsi relativi ai disservizi debba eventualmente agire in giudizio ogni singolo utente, ha ritenuto fondata la class action per le partite pregresse, battendo sulla “illegittimità di una tariffa idrica così determinata”, relativamente “alla violazione del principio di irretroattività o di corrispettività”.

Una class action a cui potranno aderire, entro il prossimo 28 febbraio, anche altri utenti. Poi, il 12 giugno, il Tribunale stabilirà i risarcimenti dovuti ai singoli utenti. Ma solo a quelli che prenderanno parte alla class action, non essendo il risarcimento estendibile a chi non si è rivolto al Tribunale.

I legali dei partecipanti all’azione di classe stanno quindi quantificando con fatture e ricevute di pagamento gli importi che devono essere rimborsati. La media è di 250-350 euro per ogni utente per i primi due anni, dal 2016 al 2018. Poi dovranno arrivare anche i risarcimenti per i costi caricati sulle bollette fino al 2021.

La decisione del Tribunale di Roma, contro cui Acqualatina e i rappresentanti dei gestori idrici hanno dato battaglia appare infine destinata a rappresentare un importante precedente. Battendo sugli stessi principi anche gli utenti di altri Comuni, serviti da altre società, possono infatti chiedere la restituzione delle somme pagate in eccesso.

I legali della class action per tale ragione hanno anche diffidato i revisori della spa dell’acqua a mettere in bilancio somme che potrebbero ora dover essere rimborsate, ricevendo per tutta risposta una diffida da Acqualatina che non ha però fermato la loro azione.

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