Inquinamento nel Lazio: nessun miglioramento per foci di fiumi e canali

L'analisi di Goletta Verde: ben 17 punti dei 24 monitorati lungo le coste laziali (il 71%) presentano cariche batteriche elevate

Inquinamento nel Lazio: nessun miglioramento per foci di fiumi e canali

(foto © Anna Paola Montuoro)

Legambiente: “Occorrono azioni concrete per comprendere le cause di questo inquinamento e un’azione di responsabilità da parte delle amministrazioni costiere ed interne che non è più rimandabile se vogliamo salvare il mare e l’economia turistica del Lazio”

Anche quest’anno il monitoraggio di Legambiente lungo la costa del Lazio consegna una fotografia a tinte fosche: 17 punti monitorati su 24, il 71% dei campionamenti effettuati dai tecnici di Goletta Verde, presentano valori di inquinamento elevati, con la provincia di Roma a guidare questa poco lusinghiera classifica. E ci sono anche record assoluti, con situazioni che nonostante esposti dell’associazione e controlli delle forze dell’ordine che hanno portato anche a denunce, mostrano un inquinamento ormai cronico: è il caso ad esempio della foce del Fosso Grande ad Ardea che per il nono anno consecutivo ricevono un giudizio di “fortemente inquinato”.

foto © Anna Paola Montuoro – Marina di Minturno, Foce del fiume Garigliano

Il bilancio del monitoraggio svolto lungo le coste laziali dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane (realizzata anche grazie al sostegno del CONOU, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, e dei partner Novamont e Ricrea (Consorzio nazionale riciclo e recupero imballaggi acciaio) – è stata presentata questa mattina in una conferenza stampa a Roma da Roberto Scacchi, presidente Legambiente Lazio; Andrea Minutolo, coordinatore dell’Ufficio scientifico di Legambiente, alla presenza di Marco Paolilli, responsabile della rete di raccolta del CONOU.

La maladepurazione è un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza, visto tra l’altro che siamo stati anche condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola. Soldi che avremmo potuto spendere più utilmente per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni, creando nuovi posti di lavoro – sottolinea Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente -. E lo dimostra il nostro monitoraggio, che come ripetiamo sempre non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi regionali. Anche quest’anno la fotografia scattata da Goletta Verde ci restituisce un’istantanea a tinte fosche per molte aree della costa laziale. Parliamo non a caso di malati cronici, situazioni critiche che segnaliamo da anni, ma per le quali evidentemente nulla è stato fatto. Per questo Legambiente quest’anno affiancherà alla denuncia pubblica sullo stato delle acque anche un’azione giuridica, presentando nuovi esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause di queste criticità e denunciare i responsabili secondo le nuove norme previste dalla legge sugli ecoreati. Esposti già presentati in alcuni casi lo scorso che hanno portato a sequestri e denunce, ma che evidentemente ancora non bastano per risolvere una situazione a dir poco compless”.

“Il mare del Lazio è una risorsa fondamentale che va tutelata e salvaguardata con azioni concrete di cittadini, istituzioni, forze dell’ordine, associazioni, realtà economiche costiere – commenta Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – e noi, come sempre siamo a completa disposizione di sindaci ed amministratori che si metteranno in moto per risolvere i problemi. La mancata depurazione dei reflui fognari dell’entroterra è evidente dai risultati del monitoraggio, che ci vedono di fronte a criticità soprattutto in provincia di Roma, dove ogni punto monitorato risulta inquinato, peraltro in continuità rispetto agli scorsi anni. La situazione migliora in provincia di Latina mentre emergono luci e ombre nel viterbese. Chiediamo a tutti uno sforzo per prendere questi risultati non certo come un affronto alla bellezza indiscutibile della costa del Lazio, ma stimolo per costruire le azioni in grado di far diventare il mare più pulito. Dallo strumento dei contratti di fiume a investimenti sulla depurazione e collettoramento di scarichi abusivi, è evidente che dove si mette mano ai problemi può avvenire solo un’inversione di tendenza positiva e col tempo il miglioramento della qualità delle acque. Ma occorre fare presto perché ogni giorno in cui non si mettono in campo dinamiche positive, è un giorno in più di scarichi illegali, depuratori malfunzionanti e rischi per la salute dei cittadini. Da parte nostra continueremo a segnalare l’inquinamento anche alle autorità competenti con esposti precisi riguardanti i risultati di goletta, e lo faremo se necessario, per tutta la stagione estiva dove emergessero criticità per i bagnanti e per l’ambiente».

Non va meglio sul fronte dell’informazione ai cittadini. La cartellonistica informativa, obbligatoria da anni per i comuni e che dovrebbe avere la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare, è praticamente assente: i tecnici di Goletta Verde che hanno avvistato nel Lazio soltanto un cartello rispetto ai 24 punti analizzati (a Nettuno, punto dove insisteva anche il cartello di divieto di balneazione)”.

 

A PAGINA 2 – IL DETTAGLIO DELLE ANALISI

A PAGINA 3 – “I RISULTATI DELLE ANALISI DI GOLETTA VERDE DEL MARE NEL LAZIO

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