Non solo Di Silvio, dalla droga in carcere ai pestaggi fino ai poliziotti corrotti

Non solo Di Silvio, dalla droga in carcere ai pestaggi fino ai poliziotti corrotti

Ha raccontato ai pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro quali erano gli equilibri criminali a Latina, quali le zone in cui imperversavano i Travali e quali quelle in cui dettavano legge i Di Silvio, di spaccio di droga ed estorsioni, ma non solo. Roberto Toselli, 27 anni, di Latina, uno dei testimoni del processo Don’t touch, dopo aver tentato il suicidio, in quanto avrebbe ricevuto enormi pressioni affinché ritrattasse le accuse contro il gruppo capeggiato da Costantino Cha Cha Di Silvio, parlando con i magistrati ha dato il via all’inchiesta “Alba Pontina”. E prima di decidere di abbandonare il percorso di collaborazione con la giustizia, oltre a descrivere gli affari dei Di Silvio di Campo Boario, ha riferito su particolari dinamiche interne al carcere di Latina, su poliziotti che si sarebbero lasciati corrompere e su una rete inquietante tra detenuti presenti in diverse case circondariali. Affermazioni su cui in parte la squadra mobile ha trovato riscontro e che sono state confermate anche da alcune intercettazioni telefoniche e ambientali, comprese quelle su un telefonino che i Travali avrebbero avuto a disposizione dentro il carcere.

Toselli, finito dietro le sbarre per una vecchia condanna per rapina proprio durante il processo Dont’ touch, ha dichiarato ai pm Spinelli e De Lazzaro: “Se sapeste quello che succede dentro questo carcere, la droga che gira. Cocaina e hashish, li ho visti, un giorno mi hanno chiesto se volevo guadagnare un po’ di soldi, io lo dissi all’appuntato dell’area pedagogica. Ho detto che non sapevo chi la faceva entrare. Hanno fatto le perquisizioni – ha proseguito – ma non hanno controllato né la biblioteca né la barberia, all’aria poi ci sono dei buchi nei muri. Alcuni familiari mettono la droga nei risvolti dei pantaloni che portano ai detenuti. Io so che non hanno trovato nulla perché la droga la nascondono anche nel tabacco”.

Per non contare le violenze. Quelle subite dallo stesso Toselli e quelle che gli sarebbero state minacciate, essendo intenzionati i Travali a punirlo e a costringerlo a ritrattare. “Due o tre settimane fa – ha affermato il 27enne – mi sono inventato una scusa che ero caduto da uno sgabello, in realtà due stranieri sono entrati e mi hanno menato senza motivo”. Minacce giunte in carcere anche con alcune lettere indirizzate dai Travali a Toselli e sequestrate. Il giovane ha così specificato di aver saputo da un detenuto di Aprilia che l’ordine di aggredirlo era giunto tramite Marino Cerasoli, detenuto a Velletri per l’omicidio del terracinese Vincenzo Del Prete, che sarebbe entrato nella vicenda sempre come ambasciatore dei Travali. Un pestaggio che Toselli avrebbe evitato grazie ad Alessandro Zof, in carcere per il duplice tentato omicidio al Circeo e finito così intercettato dalla Procura.

Poi le accuse di prendere soldi dai Travali mosse a un poliziotto, già coinvolto in Dont’Touch: “Era l’estate 2014 quando ho assistito al pagamento”. E le ombre su un secondo investigatore.

Per concludere con le confidenze che Toselli avrebbe ricevuto da Angelo Fanfarillo, imprenditore di Cisterna al vertice di un sistema illecito messo in piedi con le coop. “Ho conosciuto Fanfarillo che mi ha detto di aver fatto un tentato omicidio e una truffa che ha fatto un sacco di soldi, ma poi gli hanno sequestrato un sacco di cose”. Un sistema criminale che va dunque decisamente oltre i Di Silvio e oltre i Travali descritto due anni fa ai pm Spinelli e De Lazzaro.

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