Estorsione al ristoratore, arriva anche l’accusa di mafia

Estorsione al ristoratore, arriva anche l’accusa di mafia

Si aggravano le accuse per Ferdinando Pupetto e Samuele Di Silvio. Nel processo in corso ai due fratelli, ritenuti responsabili di un’estorsione ai danni di un ristoratore di Latina, i pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro hanno contestato anche l’associazione per delinquere di stampo mafioso. Un’ulteriore accusa dopo che nell’inchiesta “Alba Pontina” i due sono stati inquadrati come esponenti di un’organizzazione mafiosa costituita a Latina dai Di Silvio di Campo Boario e dopo che nella stessa inchiesta è confluita anche la presunta estorsione per cui sono già a giudizio. L’avvocato Oreste Palmieri, legale di Ferdinando Pupetto e Samuele Di Silvio, ha chiesto i termini a difesa, vista la nuova contestazione, e il Tribunale di Latina ha rinviato il processo al 12 luglio.

L’estorsione al ristoratore andrebbe inquadrata in problemi relativi all’affitto di un locale a Monticchio, nel Comune di Sermoneta, avuti dallo stesso ristoratore. I proprietari del locale, Valentina Riccio, 35enne di Sermoneta, e Victor Marcovecchio, 34enne di Ardea, si sarebbero rivolti ai nomadi.

Il 48enne che aveva preso in affitto il locale si sarebbe così visto chiedere, il 19 settembre 2016, 15mila euro da Agostino Riccardo, 34 anni, pregiudicato del capoluogo pontino, per evitare di essere aggredito dai fratelli Ferdinando “Pupetto” e Samuele Di Silvio, di 27 e 26 anni. Una richiesta scesa poi a cinquemila euro e che alla fine avrebbe visto il gruppo, di cui avrebbe fatto parte anche Renato Pugliese, poi diventato collaboratore di giustizia e per cui gli inquirenti hanno deciso di procedere separatamente, accontentarsi di duemila euro, non avendo il ristoratore altro denaro in quel momento.

I pm Spinelli e De Lazzaro hanno così chiesto il giudizio, con l’accusa di estorsione, per Riccardo e i fratelli Di Silvio e per tentata violenza privata per i tre e per i presunti mandanti, Riccio e Marcovecchio, visto che avrebbero anche tentato di far ritirare al ristoratore la denuncia per diffamazione presentata per Riccio, alla luce di alcuni post su Facebook scritti dalla donna. Riccardo, infine, è finito accusato anche di violazioni alla sorveglianza speciale. Quest’ultimo avrebbe detto alla presunta vittima: “Ti ho salvato da loro, che sono tre giorni che ti stanno cercando, ti ho salvato perché sei un bravo ragazzo”. E “Pupetto” avrebbe aggiunto: “Ma lo sai chi sono io? Io sono quello che ha sparato a Zof. E me la sto rischiando a parlare con te perché non potrei nemmeno uscire di casa”.

Il giudice Pierpaolo Bortone ha condannato Agostino, che ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato, a quattro anni e mezzo di reclusione e disposto un processo per gli altri, quello che ora vede i Di Silvio accusati anche di mafia.

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