Rete idrica-colabrodo, il Comitato Spontaneo Basso Lazio: “La crisi ha reso le persone meno uguali”

Serbatoi e autoclavi la risposta fai da te (ma non per tutti) contro le carenze di Acqualatina

Rete idrica-colabrodo, il Comitato Spontaneo Basso Lazio: “La crisi ha reso le persone meno uguali”

“Sabato scorso il Comitato Spontaneo Cittadini Basso Lazio ha tenuto, presso i locali della parrocchia di S. Erasmo a Formia, un incontro dal titolo “La privatizzazione dell’acqua tra sprechi, disservizi e fai da te”.

Attraverso la proiezione di una serie di slide contenenti dati documentati sulle portate, sui fabbisogni idrici e sulle perdite, sui costi della crisi idrica subiti nell’estate 2017, il relatore, l’ing. Marcello Di Marco, ha illustrato la situazione attuale della rete, l’effetto distorsivo che alla stessa provocano i serbatoi privati installati in numero rilevante ed incontrollato ed ha sviluppato alcune considerazioni critiche sia sulle soluzioni messe in campo da Acqualatina per fronteggiare la crisi idrica e sia sull’ultimo bilancio del Gestore, relativo all’anno 2016.

Il quadro emerso ha innanzitutto dimostrato la sufficienza delle due sorgenti a servizio del territorio (Mazzoccolo e Capodacqua) nel fornire acqua, anche in estate, se le perdite di rete fossero state ridotte per tempo. Basta pensare che la portata di 214 l/s che Acqualatina asserisce di poter recuperare con gli interventi attualmente in corso nei comuni del golfo, per un importo complessivo di circa 7,9 milioni euro, è assai prossima al deficit di portata registrato nell’estate del 2017.

Se tali interventi fossero stati fatti per tempo non si sarebbero avuti i disagi ancora nel ricordo di tutti. D’altra parte tra il 2003 ed il 2016 il Gestore ha dichiarato di aver speso soltanto il 15% dei 70 milioni di euro destinati al Recupero Dispersioni Fisiche (RDF) previsti nel trentennio di gestione.

Ciò a dimostrazione che la crisi idrica sia addebitabile alle perdite e al loro mancato recupero e non al (prevedibile) calo estivo di portata delle sorgenti.

Le perdite (pari al 67%), oltre a creare i conosciuti e pesanti disagi alle persone, danni alle attività ed essere causa dello spreco di risorse per gli inutili sollevamenti della parte di liquido destinato a perdersi, si sono riverberate pesantemente sulle tasche dei cittadini a causa della spesa per installare serbatoi ed autoclavi. Però non tutti hanno potuto permettersi un accumulo privato e questo, in caso di siccità, peggiora le condizioni di fornitura per chi ne è privo, ossia quelle fasce di popolazione più deboli, non in grado di sostenere i costi di installazione.

Il relatore ha poi sottolineato come sia stato giusto stralciare i dissalatori dai piani di Acqualatina ed ha sollevato dubbi sulla gestione economica del c.d. acquedotto di Cellole, che fa arrivare l’acqua di Cassino a Minturno, passando per il territorio campano ed il suo gestore Acquacampania. Una dannosa triangolazione di acqua, di cui non si sarebbe sentita nessuna necessità se fossero stati fatti per tempo i promessi investimenti RDF.

La protesta dei cittadini a Formia

Nel corso dell’incontro è stata anche aperta una finestra sul bilancio 2016 di Acqualatina. Quale è stato il vantaggio (economico e non solo) per i cittadini di un bilancio chiuso con un utile, prima delle imposte, di 27 milioni di euro su 118 milioni di ricavi? Le bollette non sono certo diminuite e l’acqua nell’estate 2017 è mancata. Sarebbe ora che la conferenza dei Sindaci, che detiene la maggioranza del capitale sociale, facesse qualche riflessione e si ponesse qualche domanda.

Inequivocabile il messaggio emerso alla fine dall’incontro. Acqualatina ha dimostrato di non perseguire il bene comune ma gli utili dei propri bilanci e ha reso le persone meno uguali di fronte alla crisi idrica. Per il Comitato tutto ciò costituisce motivo più che valido per tornare alla gestione pubblica dell’acqua”.

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