Formia, manifesti elettorali in vetrina: è polemica

A lanciare l’accusa la lista “Un’altra città” attraverso un post su Facebook

Formia, manifesti elettorali in vetrina: è polemica

Qualche polemica, seppur indiretta, si è venuta a creare a mezzo social, per via della questione per la quale non si possono esporre manifesti elettorali al di fuori delle sedi elettorali, nel periodo antecedente al voto. A sollevare la questione il post della lista “Un’altra città” su Facebook, che aveva provveduto a oscurare le vetrofanie del proprio point elettorale.

A dare spiegazioni in realtà è una legge, la n.216/1956 che disciplina le campagne elettorali. La normativa è chiara ed esplicita, nulla che è materia di propaganda – foto, nomi, simboli e altro – può essere esposto al momento dell’inizio della campagna elettorale se non negli spazi predisposti per legge all’informazione dei cittadini e fatta salvo la così detta “campagna elettorale itinerante” che comunemente viene identificata con le “vele”, ma che non è solo quella.

In realtà, a Formia come altrove, in periodi di campagna elettorale molti, utilizzano il mezzo delle sedi elettorali per far propaganda e non sempre è nel rispetto oculato delle normative previste. Anche perché queste non sempre vengono applicate in modo rigido come durante le accese competizioni comunali e perché il confine tra in regola e non in regola, spesso appare molto labile.

In merito, ci sono almeno due osservazioni da fare: la prima è inerente al fatto che spesso questa normativa viene provata ad aggirare con la sede elettorale di un candidato a sindaco. Provando – probabilmente in modo erroneo – a giustificare il luogo fisico del coordinamento di una campagna come il punto in cui è possibile esporre materiale promozionale. Il secondo – che invece sembra trovi riscontri – è che i manifesti elettorali possono comunque essere esposti, all’interno di magazzini, locali adibiti a negozio o similari, a patto che non siano messi in vetrina e non direttamente posti verso l’esterno. Tradotto, basta porli ad una ragionevole distanza interna, per far in modo da essere ben visibili all’esterno.

Ma c’è un’ulteriore questione: chi non è in regola viene multato. Non c’è altro procedimento al quale vanno incontro i candidati e i loro mandatari elettorali (responsabili della campagna). Pertanto, in un clima in cui – spesso, ma non sempre – si gioca sul rispetto delle regole, la questione dei manifesti elettorali diviene più materia etica e politica che amministrativa.

Chi sia in regola, chi non lo sia, chi è stato multato o obbligato a coprire o togliere i manifesti, o che verrà sottoposto a questa richiesta, è tutto compito della polizia amministrativa. Ma la campagna elettorale va avanti, come sempre tra accuse dirette ed indirette e la propaganda, che seppur si è evoluta dal vecchio “Vota Antonio, vota Antonio”, trova ancora senso di esistere per raggiungere consenso.

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