«Hasta la victoria siempre!»: l’addio a “Che Guevara”, uno degli ultimi rivoluzionari di Fondi

«Hasta la victoria siempre!»: l’addio a “Che Guevara”, uno degli ultimi rivoluzionari di Fondi

Tra i tanti, un manifesto funebre parecchio evocativo, a stagliarsi per le strade della città in questi giorni: “’E l’acqua non se paga senior’. In ricordo del compagno Sandro Che Guevara i compagni della piazza. Hasta la victoria siempre!”. Un ciclostilato a lutto particolare, in tributo a una storia particolare. Quella di uno degli ultimi “rivoluzionari” di Fondi: Alessandro de Spagnolis, spentosi venerdì all’ospedale San Giovanni di Dio all’età di 85 anni. “Sandro Che Guevara” appunto.

*Un’immagine dell’occupazione del castello (Foto “Confronto”)*

Falegname ed ebanista, metà vita in Venezuela, metà nella Piana. Un’esistenza trascorsa ancorato a un unico credo: la rivoluzione proletaria e antimperialista sulle orme del “suo” Comandante. Un alfiere dell’ultrasinistra duro e puro, “Sandro”, un figlio di un’altra epoca fedele fino all’ultimo a una rigorosa dottrina di stampo marxista–leninista. Sempre, e ad ogni costo. Anche in maniera eclatante: fu tra i giovani della sinistra extraparlamentare che negli anni Settanta incendiarono per protesta il Comune, allora ancora a Palazzo San Francesco. Circostanza che, tra l’altro, nel corso dell’iter processuale lo vide difeso dall’avvocato Attilio Baccioli, legale del brigatista Prospero Gallinari e di tanti militanti di sinistra degli Anni di piombo. Ma de Spagnolis è stato a suo modo protagonista anche di un’altra stagione, quella della rinascita del castello baronale di Fondi, il simbolo della città, a lungo inaccessibile e completamente in rovina: fece parte del movimento di sinistra che negli anni Ottanta si rese protagonista dell’occupazione del monumento, presa di posizione che si rivelò input decisivo per la successiva ristrutturazione.

Nei giorni della “presa” del castello era insieme a Gianfranco Antonetti, già assessore e candidato sindaco, pure lui una vita a sinistra. Un compagno d’area – “anche se lui era costantemente oltre” – ma soprattutto un amico. E proprio Antonetti ha regalato a de Spagnolis un pensiero dai tratti epici, perfettamente in linea con il vasto campionario della mitologia di sinistra rinverdito nell’occasione: “Con lui l’idea, il pensiero, l’azione rivoluzionaria marxista-leninista perde uno dei suoi interpreti eminenti”, ha scritto, affidando le proprie parole – finiti da un pezzo i tempi dei tazebao – a Facebook. “Più che nella teoria di Carlo Marx, era nell’azione, nei moti rivoluzionari dei paesi latino-americani, che Alessandro de Spagnolis ha forgiato l’intera sua esistenza di vita e di pensiero”. Una coscienza politica formatasi nel periodo della crescente egemonia degli Usa in America latina, portata avanti a base di anti-comunismo, e quindi esportata al di là dell’oceano quando si stabilì definitivamente a Fondi. “Ha sempre profuso il suo rigoroso comportamento di vita”, ha detto Antonetti, guardando alle “gesta di rivoluzionari come Fidel Castro, Che Guevara, Carlos Fonseca Amador e Tomàs Borge, Pedro Joaquin Chamorro”.

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