Acquisto azioni Ecoambiente, la posizione del Comune di Latina

Acquisto azioni Ecoambiente, la posizione del Comune di Latina

In riferimento a notizie di stampa riguardanti l’acquisto del 51% delle azioni della Ecoambiente Srl da parte di una società facente capo al proprietario della Rida Ambiente di Aprilia, l’Amministrazione comunale di Latina intende affermare, ancora una volta, quanto segue:

Il fallimento della Latina Ambiente è stato chiesto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina in data 23 marzo 2016, cioè tre mesi prima che si insediasse l’attuale Amministrazione comunale. In data 11 maggio 2016 è stata presentata domanda di ammissione al concordato preventivo ai sensi dell’art. 161, comma 6, della Legge Fallimentare, in quanto la società era già stata posta in liquidazione e posta sotto il controllo dei liquidatori nominati dal Tribunale di Latina. E’ pertanto infondata l’affermazione in base alla quale l’attuale Amministrazione comunale avrebbe “trascinato a tutti i costi” nel fallimento la Latina Ambiente. Al contrario, sia la Relazione del Collegio dei Revisori che quella della società di revisione esterna interpellata dal Commissario Barbato, contenevano forti critiche e giudizi pesantemente negativi al bilancio societario 2014 (mai approvato, così come per quello del 2015). In base alla legge la non approvazione dei bilanci societari è già di per se fatto obbligatorio per portare i libri in Tribunale;”

“nelle procedure fallimentari, seppure banale è bene ripeterlo, gli introiti ottenuti dalle vendite dei beni della società fallita sono di esclusivo appannaggio della curatela fallimentare;”

“l’Amministrazione comunale non conosce le ragioni per le quali l’imprenditore Fabio Altissimi abbia deciso di spendere 2,5 milioni di euro per acquistare le quote di maggioranza di una società che, allo stato attuale, è priva di futuro, se non per le attività di post-gestione. La richiesta di ampliamento dell’ultimo invaso gestito dalla Ecoambiente infatti (i cui volumi si sono esauriti nell’estate del 2016) è ferma in Regione da circa tre anni e risulta ancora “sospesa in attesa di pronuncia della Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA)”. Ma tale VIA non potrà che essere negativa perché la bonifica che Ecoambiente si era impegnata a realizzare sul sito, anche per conto della Indeco Srl, in cambio di tutte le autorizzazioni ottenute nel tempo, non è stata mai completata.”

“Pertanto, essendo per legge il Comune il responsabile ultimo degli interventi di bonifica, l’Amministrazione comunale, di concerto con la Provincia e l’Ufficio Bonifiche della Regione, scaduto il termine per l’esercizio del diritto di prelazione, intimerà alla nuova proprietà l’ultimazione immediata delle opere di bonifica concordate, stabilite e approvate da tutti gli enti interessati nell’ormai lontano 2009. In assenza di tali interventi il Comune potrà agire di propria iniziativa (alcuni fondi regionali sono ancora disponibili) rivalendosi in danno della società.”

“C’è inoltre da osservare che la nuova maggioranza del capitale sociale di Ecoambiente, aldilà dei difficili rapporti con il gruppo detentore del capitale di minoranza, è la stessa che a fine dicembre dello scorso anno ha fatto annullare dal TAR del Lazio l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) concessa nel 2015 dalla Regione Lazio alla medesima Ecoambiente per la realizzazione di un impianto integrato di TMB, produzione di compost di qualità e annessa “discarica di servizio”: senza AIA nulla di tutto questo è oggi fattibile. Difficile immaginare che la nuova proprietà di Ecoambiente possa ricorrere al Consiglio di Stato contro una sentenza da essa stessa voluta.
E senza TMB non possono essere autorizzati nuovi invasi in quella discarica. Tanto più sta per essere approvato dall’UE il “pacchetto per l’Economia Circolare” che prevede una ulteriore, drastica e definitiva penalizzazione economica per gli smaltimenti in discarica e nei termoinceneritori: il sistema oggi prevalente nel Lazio.”

“Alle luce di tutto ciò quindi, dare per scontato l’immediato riavvio delle attività di smaltimento a Borgo Montello, è un puro esercizio teorico, una forzatura volutamente allarmistica cara a certa politica, che non ha alcun aggancio con la realtà dei fatti.”

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