Mafie, criminalità locale e straniera: tutte le principali minacce al territorio pontino

Mafie, criminalità locale e straniera: tutte le principali minacce al territorio pontino

Mafie, organizzazioni malavitose straniere e criminalità comune. In provincia di Latina i reati sono in calo ma il peso del crimine è ancora notevole. Si fa sentire nei settori tradizionali e nella stessa economia, coinvolgendo in affari sporchi anche colletti bianchi e pubblici amministratori. A evidenziarlo è il ministro dell’interno, Marco Minniti, nella relazione sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata appena presentata alla presidenza della Camera dei deputati e basata sull’elaborazione dei dati relativi al 2016.

Il titolare del Viminale specifica che “a Latina rimane indiscusso il “primato” delle famiglie di etnia sinti stanziali Ciarelli e Di Silvio, dedite all’usura ed alle estorsioni, così come al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti”. Secondo il ministro dell’interno evidente poi “il dinamismo di elementi campani collegati a clan camorristici d’oltre Garigliano”, sia napoletani che casalesi. Sempre nel capoluogo è stata inoltre riscontrata “la presenza di sodali alle cosche di ‘ndrangheta reggine”.

Notevole lo spessore criminale di “proiezioni di compagini camorriste” ad Aprilia, Fondi e Terracina, come i Mallardo, i Licciardi, i Moccia, gli Esposito, i Pecoraro-Renna, i Mariano, i Barra, i Pianese, le frange casalesi rappresentate dai Bidognetti, dai Noviello-Schiavone, dai Venosa, dai Bardellino, e le “rappresentanze” delle ‘ndrine, ovvero i Tripodo, i Bellocco, i Pesce, i Romeo, i Gallace, i Gangemi, gli Araniti e gli Alvaro.

Nella provincia di Latina – si legge nella relazione presentata dal ministro Minniti – da oltre tre decenni, sono in corso tentativi di progressiva infiltrazione e penetrazione delle maggiori organizzazioni criminali nazionali che si sono andate ad addizionare a sodalizi delinquenziali locali di origine nomade. D’altra parte le famiglie malavitose campane, calabresi e siciliane si sono stabilite sul territorio provinciale sin dagli anni ‘60/‘70, a seguito dell’applicazione nei loro confronti delle misure di prevenzione dell’obbligo di soggiorno o per aver scelto – dopo essere state colpite dal divieto di permanere nei paesi di origine – la provincia pontina quale luogo di residenza. Talune presenze – in particolare elementi camorristi provenienti dalla limitrofe aree campane, da cui si sono allontanati per sottrarsi all’irrogazione di misure restrittive – sono riuscite ad introdursi nel tessuto socio-economico locale, acquisendo e/o rilevando terreni, fabbricati, esercizi pubblici, ecc., mediante l’impiego di capitali di provenienza illecita”. Ancora: “Nel tempo, la compresenza di diverse matrici criminali le ha indotte anche a sperimentare forme di interazione, dando luogo a modalità di sfruttamento del territorio diversificate e capziose, fluttuando dal tipico approccio predatorio a sinergie delinquenziali più sottili”.

Sul fronte del crimine la terra pontina viene così divisa in tre aree: quella di Latina, dove sono presenti “elementi di etnia rom radicati sul territorio, in particolare le famiglie Ciarelli e Di Silvio, i camorristi Di Lauro, Senese, Moccia, Zaza, Belforte, Gagliardi-Fragnoli”, i calabresi Barbaro di Platì e Commisso di Siderno, quella di Aprilia, su cui gravitano elementi collegati alle ‘ndrine Gallace di Guardavalle, Gangemi, Araniti e Alvaro di Sinopoli, elementi affiliati a Cosa Nostra catanese, i camorristi Noviello-Schiavone e Barra, oltre a una dinamica delinquenza autoctona, “che privilegia la consumazione di reati contro il patrimonio”, e alla criminalità romena e albanese specializzata nella clonazione di sistemi di pagamento elettronico, nel traffico di sostanze stupefacenti e nello sfruttamento della prostituzione, e quella del sud pontino, dove si registra “la presenza di elementi legati ad eterogenei esponenti di frange casalesi, quali i Bidognetti, Schiavone, Bardellino, Venosa, adusi tentare di perseguire l’aggiudicazione di appalti pubblici avvalendosi di prestanome, così da aggirare la normativa sulle interdittive antimafia e più in generale di proiezioni di compagini camorristiche, come i clan Pianese, Moccia, Mallardo, Esposito, Pecoraro-Renna e Mariano”.

Sempre per il Viminale particolare attenzione merita però l’area di Fondi, dove, per via del Mof, “si è già sperimentato in passato una singolare forma di federalismo criminale, alimentato dai rappresentanti delle tre tradizionali organizzazioni mafiose: sodalizi camorristici campani, quali i Mallardo, i cui componenti risultano da tempo coinvolti nel reinvestimento di capitali di provenienza illecita mediante l’artificiosa acquisizione di remunerative attività commerciali e proprietà immobiliari, formazioni ‘ndranghetiste calabresi, come i Tripodo, i Bellocco, i Pesce, i Romeo, anche attraverso i loro affiliati locali D’Alterio e Garruzzo, attivi nel traffico di sostanze stupefacenti, nelle estorsioni, nel riciclaggio dei relativi proventi in settori di copertura gestiti con certificati condizionamenti delle attività economico-commerciali del polo agroalimentare, e Cosa nostra siciliana, per il tramite di elementi riconducibili ai corleonesi”. Per quanto riguarda poi la zona di Terracina, viene segnalato il radicamento di soggetti già affini alla ‘ndrangheta reggina, ovvero legati clan camorristico Licciardi. “Nel territorio – viene sottolineato nella relazione – si registra pure il tentativo di espansione di appartenenti a clan camorristici scissionisti di Scampia, la cui presenza è stata tragicamente evidenziata con l’omicidio di Gaetano Marino”.

Più in generale, per quanto riguarda il territorio pontino, “l’esame della realtà economica e dei risultati ottenuti dalle forze di polizia autorizzano a ritenere a rischio di infiltrazione mafiose i settori dello smaltimento dei rifiuti, delle costruzioni edili – con specifico riguardo alla movimentazione terra, asfalti, bitumi e cemento – e delle onoranze funebri”. Il ministro Minniti ha inoltre sostenuto che “la provincia pontina risulta esposta all’operatività di sodalizi criminali con interessenze anche di politici locali, capaci di condizionare le procedure amministrative per il rilascio di concessioni ed autorizzazioni nel settore commerciale, nonché le gare per l’assegnazione di appalti pubblici. All’interno di tali composite formazioni hanno talora trovato margini di inserimento e manovra anche rappresentanti delle istituzioni nonché anche e soprattutto amministratori e funzionari pubblici. E proprio con precipuo riguardo al ruolo e al coinvolgimento attivo di quest’ultimi nella formazione di associazioni per delinquere finalizzate al perseguimento di consistenti profitti e utilità, appaiono particolarmente significativi taluni impianti investigativi, come l’operazione Olimpia”.

Poi la criminalità comune: “Non trascurabile la presenza di piccole formazioni delinquenziali autoctone, per lo più dedite ai reati contro il patrimonio ed allo spaccio di stupefacenti, nonché di elementi malavitosi provenienti da altre regioni, ma anche dalla confinante provincia di Roma collegati ad imprenditori locali, egualmente interessati all’aggiudicazioni di commesse pubbliche”.

Passando infine alla criminalità straniera, viene evidenziata la presenza di cittadini provenienti da Romania, Albania ed ex Jugoslavia “attivi nei furti in appartamento, di autovetture e in esercizi commerciali”, di nordafricani, “solitamente dediti allo smercio delle sostanze stupefacenti”, “di nomadi a prevalenza etnica rom”. Per quanto riguarda quest’ultimi, viene sottolineato che “nella zona al confine tra le province di Roma e Latina insiste un grosso campo rom, in contatto con un altro insediamento in località Borgo Bainsizza”. “Pur non escludendosi compartecipazioni operative tra le criminalità straniere e le formazioni delinquenziali endogene – si legge nella relazione – le indicazioni emerse dalle attività d’indagine riconducono tali contatti a collaborazioni finalizzate alla sola attività del traffico e spaccio di stupefacenti, con assenza di elementi che possano far ritenere la presenza di consistenti centrali di smercio”.

Si sono verificate inoltre, senza però “carattere di sistematicità” anche rapine in villa e “particolarmente intensa” risulta l’illecita commercializzazione di prodotti contraffatti da parte di campani ed extracomunitari, in particolare cinesi e cittadini dell’Europa dell’Est, “la cui vendita al minuto, in particolare di griffe e supporti audio-visivi falsi, sul mercato pontino viene affidata ad africani”. Lo sfruttamento della prostituzione risulta invece gestito da gruppi malavitosi stranieri ed è praticata soprattutto da donne di origine albanese, nigeriana e dei paesi dell’Est europeo. Un fenomeno che interessa le località più vicine alle arterie di grande comunicazione con la capitale.

Situazione pesante dunque, ma i delitti appunto nel 2016 risultano comunque in calo del 2,2%, passando da 22.667 del 2015 a 21. In diminuzione i tentati omicidi (-6,7%), le violenze sessuali (-13,9%), le violenze sessuali su maggiori di 14 anni (-25,7%), i furti (-5%) i furti di automezzi pesanti per trasporto merci (-42,9%), i furti di motociclo (-49,6%), i reati legati alla ricettazione (-20,5%), le rapine in banca (-50%), le rapine in abitazione (-21,9%), i reati di usura (- 33,3%), i sequestri di persona a scopo estorsivo (-57,1%), gli incendi boschivi (-23,1%), la produzione ed il traffico di sostanze stupefacenti (-36,4%) e lo sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile (- 57,1%). In aumento invece gli attentati (+66,7%), gli omicidi volontari (+75%), le violenze sessuali su minori di 14 anni (+300%), i furti di autovetture (+21,6%), le rapine (+3,9%), le rapine negli uffici postali (+33,3%), le rapine nella pubblica via (+21,3%), l’associazione per delinquere (+175%) e la pornografia minorile (+200%).

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