Terremoto Cusani, Frizioni e gioco delle parti nel centrodestra

Terremoto Cusani, Frizioni e gioco delle parti nel centrodestra

La decisione del sindaco di Sperlonga Armando Cusani, di smarcarsi da Forza Italia, sembra stia modificando gli assetti politici interni al centrodestra per quanto riguarda il sud pontino.

A due settimane dal voto per le Politiche e le Regionali e quindici giorni dopo la convention di Forza Italia a Fondi con Fazzone sul palco e Cusani in prima fila, sembra assurdo eppure più di qualcosa è cambiato. La battaglia, almeno così sembra, è voto a voto e uomo a uomo. In questo quadro, pare, vadano ad inserirsi i fatti degli ultimi giorni in giunta a Sperlonga, ovvero le dimissioni da assessore di Joseph Maric e la conseguente decisione del primo cittadino di mettere al suo posto Stefano D’Arcangelo.

Ma non solo, perché sono in tanti a muoversi, chi alla luce del sole e chi sottotraccia. Chi decide di lasciare una linea politica in modo plateale e chi invece prova a sposare la causa del “dissidente” Cusani. Addirittura qualche circolo “azzurro” del comprensorio sembrerebbe propenso a guardare verso l’ex numero uno della Provincia, ma al momento sono solo voci. Nel frattempo la battaglia si fa persino con i point elettorali,  come a Fondi, dove qualcuno ha deciso di aprire una sede per la lista “Energie per l’Italia” di Parisi, e per la Cogodda in consiglio regionale – anche lei in giunta a Sperlonga – a qualche decina di metri dalla sede elettorale di Forza Italia.

Claudio Fazzone

Sembra un disegno per mettere in discussione la leadership politica. Eppure solo due settimane fa Fazzone dal palco del palazzetto dello sport parlava “dell’amico Cusani”. Ma proprio mentre si prova a leggere tra le righe di quella che sembra la più grande scissione forzista di sempre sul territorio, emergono retroscena non confermati, che avrebbero visto lo stesso sindaco di Sperlonga chiedere al presidente del parlamento europeo Tajani più autonomia politica e un incarico di partito che non è arrivato. Proprio a seguito di questo presunto incontro, Cusani avrebbe deciso di rompere, non solo gli indugi, ma anche un patto non scritto che andava avanti da oltre vent’anni.

Adesso, mentre tutti si domandano come leggere i fatti di questi giorni alla luce dei futuri dati elettorali e dell’analisi post voto, il dubbio grande che rimane non è chi la spunterà in questa guerra intestina nel centrodestra locale, bensì come si possono creare dei distinguo evidenti nel voto delle Politiche del 4 marzo. Perché tra due settimane, alle elezioni di Camera e Senato, si voterà una lista. Ma quel voto, se dato alla coalizione nella quale insistono sia gli azzurri che Parisi, equivarrà a dare forza e credito ai candidati nei collegi uninominali che sono quasi tutti espressione di Forza Italia.

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