Vittima del dovere per esposizione all’amianto, l’intervista ad Antonio Dal Cin

Vittima del dovere per esposizione all’amianto, l’intervista ad Antonio Dal Cin

Il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio ha emesso il previsto parere per il riconoscimento di Antonio Dal Cin, Appuntato Scelto (in congedo) della Guardia di Finanza, “Vittima del Dovere”. Dopo anni, finalmente una vittoria per Dal Cin, un obiettivo raggiunto nella sua lunga battaglia per i diritti delle persone esposte all’amianto durante il servizio. O meglio il percorso del finanziere in congedo è iniziato così, dalla sua storia, ma poi negli anni è diventato  molto di più finendo per diventare un punto di riferimento per tante persone anche vogliono saperne di più sui rischi dell’esposizione all’amianto. Un lavoro portato avanti su scala nazionale come nella sua città. Abbiamo intervistato Antonio per farci raccontare da lui quali sono suoi prossimi obiettivi.

Ciao Antonio, la tua battaglia inizia prima di tutto sul piano dell’informazione. Quando hai iniziato a lottare per i diritti dei militari come te esposti all’amianto e dopo quanto è arrivato il riconoscimento di vittima del dovere?
“Una corretta informazione, indipendentemente dall’argomento trattato, è sempre di fondamentale importanza ed è per questo che ho utilizzato i social che sono sicuramente lo strumento più efficace ed immediato. Debbo dire che tutti questi morti di amianto nelle Forze Armate, ma anche in ambito civile, sono il risultato di una totale assenza di informazione, peraltro doverosa, perchè prevista per legge. Se solo ci avessero informati sul rischio morbigeno per esposizione all’amianto, avremmo potuto difenderci da un nemico subdolo ed invisibile, purtroppo invincibile, che in tempo di pace ha fatto più morti che in guerra. Questo il motivo per cui, fedele al mio giuramento, ispirandomi i valori più profondi della fede cristiana, mi sono sentito in dovere di fare tutto il possibile, affinchè altri non abbiano a patire la stessa sorte. Già nel 2008 ho cercato di sensibilizzare i miei superiori gerarchici su un problema, quello dell’amianto, che non poteva assolutamente considerarsi privato, e mai e poi mai avrebbero potuto considerarlo tale. Ciononostante non è stata tenuta in considerazione la gravità di quanto da me rapportato ai diretti interessati, come risulta in atti assunti al protocollo. Per questo motivo, nel 2012 ho iniziato a depositare esposti e denunce e successive integrazioni, rispettivamente, presso le Procure della Repubblica di Torino, Padova, Napoli ed Avellino. Alcuni magistrati hanno anche ritenuto di sentirmi a sommarie informazioni ex art. 351 del c.p.p. e non si esclude che abbiano ancora a convocarmi in Procura. Il riconoscimento di ‘Vittima del Dovere” verrà ufficializzato con il decreto che sarà emesso dal Ministero dell’Interno, presumibilmente ad agosto di quest’anno. Prima dovrò essere inserito nella graduatoria di aprile. Ci sono dei passaggi obbligati nei vari uffici dei ministeri. Diciamo che il tempo trascorso dalla data della presentazione della domanda all’avvenuto riconoscimento è stato di circa 70 mesi. Un tempo troppo lungo per chi è affatto da patologie che sono quasi sempre ad esito infausto e vorrebbe vedersi riconosciuto in vita. Credo che lo Stato non dovrebbe chiedere tempo a chi non può aspettare così tanto tempo”.

Hai mai pensato in questi anni di abbandonare la tua battaglia di giustizia?
“Da sempre lo sconforto fa parte della natura umana e nessuno ne è immune. Anch’io ho avuto i miei momenti di sconforto, ma non mi sono lasciato vincere. Alcuni attribuiscono tutto questo alla ‘resilienza”, ma io credo sia semplicemente una questione di carattere”.

Nonostante questo obiettivo importante sia stato raggiunto pensi di andare avanti con il tuo impegno nell’Ona e quindi quali potrebbero essere le nuove priorità da affrontare?
“Credo che la rivendicazione di diritti sacrosanti e legittimi sia anch’essa un diritto, ragion per cui desidero precisare che il mio ‘obiettivo’, se così lo vogliamo chiamare, coincide con la tutela del bene sacro della Vita. Pertanto, ritengo che ci sia ancora tantissima strada da fare insieme a tanti altri che come me lottano per un mondo migliore, senza amianto, senza cancerogeni, senza cancro. Spero che molte altre persone ci seguano in questo prezioso cammino. L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto Ona Onlus, mi conosce bene e sa benissimo che continuerò a combattere in trincea, perchè vincere una battaglia, non significa vincere la guerra contro l’amianto. Siamo un esercito di volontari, uomini e donne di buona volontà che ogni giorno si impegnano su tutto il territorio nazionale, e continueremo a farlo fino a quando non resterà più una sola fibra di amianto”.

Come già accennato il tuo è stato un capillare lavoro finalizzato ad informare le persone che parte da ricerche spesso non semplici da compiere anche per i tuoi problemi di salute. Pensi che in Italia per quanto riguarda la tematica amianto ci sia ancora molto da fare?
“Come ho già spiegato, l’informazione ha un ruolo determinante. Peccato che la Lobby dell’amianto, ha sempre cercato di minimizzare ed anche nascondere le morti da amianto e si è servita di uomini di scienza che hanno elaborato teorie assurde, in netto contrasto con quanto dichiarato dalla scienza ufficiale in tutto il mondo. In un contesto così drammatico, tra morte e sofferenza di onesti lavoratori ma anche di comuni cittadini, la Lobby dell’amianto ha costruito il suo impero economico, grazie anche alla connivenza dello Stato. Il risultato è che l’Italia è divenuta la ‘Repubblica dell’amianto”. Il big killer è stato utilizzato in oltre 3.000 prodotti di uso comune, come cartoni, mastici, sigillanti, corde e tessuti. Ma è stato anche impiegato in edilizia per la costruzione di tramezzi, tetti, tubi, condutture e serbatoi di acqua potabile, pannelli e lastre per coperture, compound (masse) per la protezione antincendio e l’isolamento termico, intercapedini e stucchi per abitazioni e strutture pubbliche, quali asili, scuole, uffici, ospedali, caserme. Inoltre, ha trovato largo impiego nella cantieristica navale, in campo aeronautico, in ambito ferroviario, come nell’industria automobilistica, dove è stato utilizzato nelle vernici, nelle pastiglie dei freni, nelle frizioni e nelle guarnizioni, in virtù della sua elevata resistenza termica e chimica. Ma non dobbiamo dimenticare il famigerato ‘eternit”, un impasto di amianto-cemento, presente ovunque, nei centri abitati, come nelle campagne o sui tetti dei capannoni delle zone industriali. Questo, per far capire che il nostro Paese ha fatto un uso indiscriminato dell’amianto, tanto che vi sono ancora 42.000 siti contaminati, che si aggiungono a più di 1.000.000 di micrositi e 40.000.000 di tonnellate contenenti amianto. Per bonificarlo ci vorranno almeno 80 anni e intanto si continuerà a morire di amianto per i prossimi 130 anni. Purtroppo, il fenomeno epidemico ha raggiunto circa 6.000 morti l’anno per mesotelioma (pleurico, del peritoneo e della tunica vaginale del testicolo), cancro ai polmoni, alla faringe, alla laringe, allo stomaco, al fegato, all’esofago, al colon, al retto e alle ovaie, per non parlare dell’asbestosi con le sue complicazioni cardiocircolatorie. I tumori cosiddetti “professionali”, sono la prima causa di morte per malattia tra i lavoratori. Dunque, l’amianto non si limita all’insorgenza delle cosiddette patologie asbesto-correlate, ma è certamente causa e/o concausa di altre gravi patologie che fino ad ora non erano state considerate e non erano state materia di studio. E’ chiaro a chiunque che con questi dati da brivido, lo Stato deve farsi carico del problema amianto. Da decenni stiamo assistendo ad una strage di innocenti che è tuttora in corso. E’ necessario che si avvii la mappatura di tutto il territorio nazionale, così da poter dar seguito alle bonifiche, quale unico strumento in grado di poter garantire una soglia di rischio pari a zero”.

Se potessi intervenire nell’immediato nella tua città Sabaudia, da cosa cominceresti?
“Abbiamo più volte evidenziato la necessità di affrontare il problema amianto presente nel territorio del Comune di Sabaudia. Nelle campagne di amianto ne troviamo in grande quantità, soprattutto sotto forma di eternit, come rivestimento di tetti, stalle e fienili. Peraltro, i materiali appaiono visibilmente deteriorati dagli agenti chimici ed atmosferici, e ciò non può essere revocato in dubbio, perchè la loro messa in posa risale ai decenni antecedenti la Legge 257/92 che ha bandito l’amianto in Italia. E’ necessario che si attui la mappatura completa di tutti gli edifici pubblici e privati, dove è presente amianto di qualsiasi matrice, forma e quantità. Questo, a tutela della salute dei cittadini che debbono essere preservati dai pericoli connessi all’esposizione all’amianto, anche indiretta, così da impedire fattivamente che nel tempo si ammalino e muoiano a causa di patologie asbesto-correlate”.

Cosa sentiresti di dire ai tuoi concittadini?
“Che in una società civile, ogni cittadino ha il dovere di salvaguardare la salubrità dell’ambiente in cui vive, e contestualmente deve prendersi cura della propria salute e di quella dei propri cari. Desidero insistere affinchè siano esperite le doverose verifiche necessarie ad escludere il rischio morbigeno per esposizione all’amianto nelle scuole di Sabaudia, atteso e considerato che in Italia sono circa 2.400 le scuole dove è stata riscontrata la presenza di amianto e risultano quotidianamente esposti al cancerogeno circa 350.000 tra studenti, docenti e personale scolastico. Sulla base delle conoscenze scientifiche, non possiamo non manifestare la legittima preoccupazione che quanto evidenziato, possa in realtà generare i nuovi ‘zombi’. I bambini sono indifesi e spetta a noi tutelarli e sono in assoluto i soggetti più fragili che se esposti al cancerogeno nella fase dell’accrescimento, svilupperanno le malattie da amianto in giovane età. Lo Stato, non può non tener conto di una realtà dei fatti, tanto comprovata, quanto inoppugnabile, per cui occorre agire senza ulteriore ritardo, attuando tutto quanto è necessario a garantire una scuola sicura, senza amianto, senza cancro. L’ istruzione obbligatoria, impartita per almeno 10 anni, si realizza secondo le disposizioni indicate all’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per cui è evidente che la scuola, a partire da quella della prima infanzia, ha il compito di costruire il futuro dei nostri figli, che debbono adempiere all’obbligo scolastico, quale “diritto-dovere”, in un contesto di assoluta sicurezza e serenità, dove sia garantito ogni altro diritto, compreso quello alla Salute (art. 32 Cost.). L’art. 32 primo comma della Costituzione della Repubblica Italiana (prima fonte del diritto) demanda alla Repubblica la tutela della salute, quale ‘Fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. La nostra Costituzione è stata la prima fra quelle Europee a dedicare espressa protezione al diritto alla salute che come gli altri diritti umani, non ha bisogno di essere positivamente fondato dall’ordinamento, ma deve essere solamente “riconosciuto”, tanto più se si considera che il godimento di una condizione di salute è la precondizione per realizzare molti degli altri diritti costituzionalmente garantiti. E’ dal 2012 che come cittadino di Sabaudia scrivo all’amministrazione comunale, senza mai aver avuto risposta”.

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