Affari con il clan Mallardo, vacillano le accuse per gli Ascione

Affari con il clan Mallardo, vacillano le accuse per gli Ascione

Vacillano le accuse nei confronti dei fratelli Ascione di Formia. La Corte d’Appello di Roma, accogliendo in larga parte il ricorso presentato da Giuliano, Michele e Luigi Ascione, considerati dagli inquirenti legati a doppio filo al clan camorristico Mallardo, costituendone proprio a Formia una “cellula economica”, ha revocato la sorveglianza speciale applicata per cinque anni ai tre dal Tribunale di Latina nel 2016 e restituito loro i beni confiscati, salvo alcuni beni di Giuliano Ascione, per cui ha confermato la confisca. Una decisione presa dai giudici capitolini alla luce delle sentenze di primo grado e d’appello emesse a Napoli a carico degli Ascione, che sono stati assolti, sugli affari dei Mallardo, riesaminando le dichiarazioni dei pentiti e le indagini svolte sugli imprenditori.

La confisca aveva riguardato beni mobili ed immobili per un valore complessivo pari ad oltre 49 milioni di euro ed era arrivata dopo il sequestro preventivo compiuto tre anni prima dalla Guardia di finanza.

Le indagini avevano puntato sull’ascesa, nella provincia di Napoli e soprattutto in quella di Latina dei fratelli Ascione, entrati in affari con esponenti di spicco del clan Mallardo.

“Nei confronti dei germani Ascione – sostennero allora gli investigatori – ai fini di prevenzione, sono stati raccolti concreti indizi di appartenenza al sodalizio camorristico, qualificanti una spiccata pericolosità sociale, anche alla luce di plurime dichiarazioni di importanti collaboratori di giustizia appartenenti al medesimo clan camorrista dei Mallardo. Tutti e tre i fratelli hanno intrattenuto e trattengono “rapporti costanti con i fratelli Dell’Aquila, con la famiglia Mallardo e con esponenti del loro clan”, relazioni d’affari aventi natura “illecita” e finalizzati al perseguimento dei “principali obiettivi del gruppo camorristico”: il riciclaggio di denaro”.

Erano stati confiscati quindi il patrimonio aziendale e relativi beni di 3 società, con sedi legali a Napoli, di cui una operante nel settore della locazione di immobili, una nel commercio di autoveicoli e una nel settore dell’intermediazione immobiliare, quote societarie di una società, con sede nella provincia di Napoli, operante nel settore della gestione di stabilimenti balneari, 104 unità immobiliari site nelle province di Latina, Napoli, Cosenza, 15 auto e motoveicoli, un’imbarcazione e 27 rapporti finanziari.

I tre hanno fatto ricorso, difesi dagli avvocati Luca Giudetti, Franco Coppi e Mario Griffo, e il quadro è ora sensibilmente mutato.

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