Discarica di Montello: mezzo secolo di fatti e misfatti tra veleni e camorra

LA RECENTE INDAGINE DELLA MOBILE

La Questura di Latina

Sui veleni di Montello di recente, nel 2013, è tornata a indagare la squadra mobile di Latina. Un’inchiesta però finita ugualmente con l’archiviazione l’anno dopo. In una prima informativa gli investigatori hanno sostenuto: “Questa Squadra Mobile ha avviato specifiche attività info-investigative da cui è scaturito che in una specifica porzione dell’area, ove insiste la discarica di Borgo Montello, che questo ufficio è in grado di raggiungere seguendo indicazioni precise, gestita attualmente dalle società Ecoambiente srl, per quanto attiene agli invasi denominati S0, S1,S2 e S3, ed Indeco srl, per l’area contrassegnata dalle sigle S4, S5, S6 e B2, sono stati interrati, tra il 1987 ed il 1990, rifiuti altamente pericolosi, tali da inquinare le falde acquifere”. Accertamento che ipotizza anche delle chiare responsabilità: “L’interramento dei fusti contenti rifiuti pericolosi sarebbe avvenuto utilizzando la ditta di […], specializzata nel movimento terra. Il […] sarebbe stato ingaggiato, ricevendo per la sua opera ed il suo “silenzio” una cifra oscillante tra 60 ed 80 milioni del vecchio conio, da tale Proietto Andrea”. Andrea Proietto è stato uno dei due soci della società Pro.Chi., responsabile della gestione della discarica di Borgo Montello dall’inizio degli anni ’80 fino al 1988/1989. Ma sia Proietto che altri non sono stati indagati e l’inchiesta è stata appunto archiviata. “L’indagine condotta dalla squadra mobile di Latina – si legge nella relazione della Commissione ecomafia – ha ricostruito puntualmente una fase cruciale per la discarica di Borgo Montello, utilizzata all’inizio degli anni ’90 anche per lo stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi e – come vedremo – pericolosi. Le originarie informazioni raccolte dagli investigatori provenivano dal fascicolo d’indagine aperto nel 1992 dalla procura di Latina. Dai documenti allegati all’informativa citata è possibile ricostruire la storia del sito denominato “B2” – gestito dalla società Ecotecna – e della serie di autorizzazioni, concesse tra il 1990 e il 1991, in regime di emergenza (attraverso ordinanze del presidente della Giunta regionale), che hanno consentito lo smaltimento in discarica di rifiuti speciali, anche pericolosi. E’ bene sottolineare fin da subito che gli atti autorizzativi (le ordinanze firmate da Bruno Landi, che prima di diventare manager della Ecoambiente è stato presidente della Regione Lazio e poi dal suo successore Rodolfo Gigli ndr) si riferivano ad un “temporaneo” stoccaggio, come vedremo in dettaglio, la cui esigenza derivava da una presunta emergenza. Orbene, quei rifiuti sversati nel bacino B2 sono rimasti lì; terminata la fase di utilizzo del sito come discarica di seconda categoria B, la stessa società Ecotecna ha chiesto ed ottenuto un’autorizzazione per la realizzazione di un sito per rifiuti solidi urbani a copertura dell’invaso. Oggi l’area è dunque stratificata, con alla base l’antico sito di conferimento di rifiuti speciali, anche pericolosi”. Un cimitero di veleni autorizzato dalla Regione Lazio e mai bonificato. “Tra il 1991 e il 1993 – sostengono i commissari – si crea dunque un intreccio complesso tra ordinanze della Regione Lazio, decisioni contrastanti dei giudici amministrativi e cambi societari dei proprietari della discarica (la Guastella, che aveva concesso in affitto il ramo d’azienda alla Ecotecna, società riferibile all’epoca al gruppo Acqua dei fratelli Pisante e alla statunitense Bfi)”. La Mobile ha evidenziato: “In seguito all’adozione di detti provvedimenti da parte dei Presidenti della Giunta Regionale del Lazio (P.G.R.L.) pro tempore, il Comune di Latina ha impugnato le citate ordinanze al Tribunale Amministrativo Regionale, ottenendone l’annullamento. Ma la società gestore, e proprietaria dei terreni, della discarica, ovvero la Guastella Impianti, ha fatto ricorso al Consiglio di Stato chiedendo la sospensiva della sentenza. Il supremo consesso di Giustizia Amministrativa ha concesso una proroga all’esercizio dell’impianto per rifiuti speciali, successivamente prorogato di un altro anno fino al 31.12.1992”. Cosa è finito nell’arco di due anni nel sottosuolo? Indagini sono state già compiute dalla Procura di Latina nel 1992, dopo un’informativa di reato della polizia provinciale. Ed ecco cosa scrivono i giudici nella sentenza Musso: “Nei sopralluoghi compiuti nel 1992 (dal marzo al settembre), il consulente aveva verificato che, nella predetta discarica, vi erano anche fanghi di depurazione provenienti dalla produzione di composti farmaceutici e chimici, residui di verniciatura ed altri materiali ricompresi nella categoria dei rifiuti tossico-nocivi […] Secondo il consulente, le caratteristiche di permeabilità, capacità di ritenzione e assorbimento del terreno in questione non erano tali da preservare le acque superficiali e di falda, condizione per lo smaltimento di rifiuti tossico-nocivi”. Una bomba ambientale nota dunque già ben 26 anni fa. Ed ecco i veleni individuati nel 1992 dai consulenti della magistratura: “Fango di depurazione reflui nella produzione di sapone e detergenti sintetici. Produttore Colgate Palmolive di Anzio; Fango inorganico da impianto di depurazione dei reflui nella produzione e prima trasformazione dei metalli non ferrosi. Produttore Tubettificio europeo Spa di Anzio; Scorie metalliche sottoposte a lavaggio. Produttore Consortium di Ferentino; Materiale eternit proveniente dalla demolizione di tettoie raccolte presso lo stabilimento IRBI di Pomezia; Fango originato da impianto di depurazione per rifiuti organici servizi igienici, residui di fermentazione terreni produzione antibiotici. Provenienza IRFI di Ferentino; Fango da depurazione in processo di materie prime per la produzione di saponi e detergenti, indicato come “tripolifosfato di sodio su pallets”. Società Gezia navigazione spa, Anzio Padiglione; Fango di depurazione biologica prodotto in Cantina Produttori Frascati a Vermicino (Roma); “Polvere” ottenuta in impianto di depurazione delle acque reflue di processo di zincatura, fango secco trattato con fitopressa. Stabilimento Pisanti srl di Pomezia; Fango da depurazione, definito di natura organica, originato dalla depurazione delle acque reflue, processo con detergenti e saponi liquidi. Impianto Novembal di Sezze; Morchie di cabina di verniciatura. Società Devoto Claudio di Cisterna di Latina; Fango da depurazione di acque provenienti dal depuratore Consorzio per il nucleo di industrializzazione di Rieti – Cittadella; Scarti di pulizia, materiale disomogeneo di carta, plastica, vetro, polistirolo. Sigma Tau, Pomezia; Fanghi biologici stabilizzati, palabili. Impianto di depurazione a fanghi attivi per le acque dei servizi, cucine e “altro”. Biosint, Sermoneta; Terriccio e sansa proveniente dalla pulizia dei luoghi di stoccaggio della Pasqualini spa, Cisterna di Latina; Fango industriale da cartiera. Cartiera di Subiaco; Fango filtro-pressato ottenuto nella depurazione dei reflui dalla produzione bibite. Terme di Recoaro, Castrocielo (Frosinone); Polietilene, carta, plastica sporca, pittura a fase acrilica indurita derivanti da ex imballi. Rover colori e vernici, Aprilia; Fango di natura prevalentemente organica da depurazione acque reflue da lavorazione dell’orzo. Orzo Saplo, Pomezia; Eternit obsoleto, disomogeneo, da demolizione tettoie. Ditta di produzione farmaceutici di Roma (nome non comprensibile sulla copia della perizia); Fango originato da produzione alimentare. Ica foods, Pomezia; e Fango proveniente dalla depurazione di acque reflue miste. Klopman, Frosinone. In un’altra informativa, del 12 settembre 2013, la Mobile poi sostiene di aver acquisito notizie da una fonte confidenziale: “Nell’ambito della normale attività info-investigativa i verbalizzanti apprendevano riservatamente che negli anni pregressi e più esattamente a far data dall’anno 1987 al 1993 presso la discarica comunale di Borgo Montello (LT) denominata Latina Ambiente erano stati interrati numerosi fusti in metallo di cui però non sapeva indicarne il colore, contenenti materiali altamente inquinanti e nocivi per la salute pubblica, provenienti da aziende chimiche del nord d’Italia e trasportati con dei furgoni e camioncini i quali, per evitare possibili controlli da parte delle forze dell’ordine effettuavano percorsi diversi rispetto alle arterie ordinarie”. Ancora: “Nel corso del colloquio investigativo l’informatore dichiarava che uno dei due operai che si era adoperato all’interramento dei fusti in parola utilizzando delle pale meccaniche ed effettuato nelle ore notturne e lontani da sguardi indiscreti risultava essere tale […], frazione di Borgo Montello (LT) ubicata nelle immediate vicinanze della discarica. Per la sua prestazione e soprattutto per il “silenzio” avrebbe ottenuto lauti guadagni da parte di tale Proietto Andrea, titolare della società per la raccolta di rifiuti. I compensi stipulati verbalmente tra le parti, stimati attorno ai 60-80.000 milioni delle vecchie lire erano stati solo in parte erogati da parte dal Proietto Andrea. Con il passare del tempo, la circostanza relativa all’incompleto compenso stimato attorno ai 20.000 euro, faceva scaturire rabbia e rancore da parte del citato […], che finanche alla presenza di più persone lamentava l’insolvenza del Proietto Andrea. Nelle sedute intrattenute con le fonti, […], precisava che i percolati vigenti nei fusti oramai logorati dal tempo e che già all’epoca apparivano in ebollizione, stavano indubbiamente inquinando le falde acquifere sottostanti del circondario dei borghi limitrofi alla discarica [B.go Montello; B.go Le Ferriere; B.go Bainsizza e B.go Santa Maria] e che se non si fosse intervenuti con una immediata bonifica del sottosuolo si sarebbero verificati numerosi decessi, per carcinomi di ogni genere”. Tramite altre fonti, compiendo un sopralluogo nella discarica, la Mobile ha quindi individuato il luogo dove sarebbero stati interrati i veleni, che corrisponderebbe all’area compresa tra gli invasi S3 ed S1. Sempre per la squadra mobile, gli interramenti di rifiuti compiuti dalla malavita organizzata sarebbero avvenuti tra il 1988 e il 1994. “Si tratta di un momento storico chiave per la discarica – si legge nella relazione della Commissione contro le ecomafie – interessata da complessi passaggi di proprietà sia delle società che dei terreni. La parte più antica della discarica di Borgo Montello (corrispondente agli invasi S0, S1, S2 e S3) era stata inizialmente gestita dalla società Pro.Chi, riferibile alle famiglie Proietto e Chini. Successivamente, tra il 1988 e il 1989, la Pro.Chi ha venduto il terreno e l’attività alla società Guastella srl, riconducibile all’imprenditore Biagio Maruca”. Nel 1990 la Guastella si fonde poi con una seconda società, la Soregin srl, cambiando denominazione in Ecomont srl, fallita il 7 agosto 2013, che ha come soci Biagio Maruca, domiciliato a Roma, Sergio Trincia, domiciliato sempre a Roma, e Gabriella Maruca, che tra il 1991 e il 1994 gli investigatori appurano aver lavorato per Indeco, e come amministratore delegato Riccardo Maruca. Tra il 1994 e il 1996 terreni e attività vengono poi ceduti dalla Ecomont a società immobiliari che fanno capo a Giovanni De Pierro, imprenditore a cui di recente sono stati confiscati numerosi beni, tra cui quelli a Montello, nell’ambito di un procedimento per riciclaggio, e al gruppo Indeco.


 

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