Discarica di Montello: mezzo secolo di fatti e misfatti tra veleni e camorra

LA PIAGA S0


I primi rifiuti a Borgo Montello sono stati interrati nel cosiddetto sito S0, senza alcuna protezione, lo stesso in cui vennero poi cercati i rifiuti tossici senza trovarne traccia, nell’ambito di una discussa operazione portata avanti dalla Regione Lazio.

A descrivere il disastro di quel sito, davanti alla Commissione, è stato il manager di Ecoambiente, Stefano Gori: “La discarica di Borgo Montello nasce orientativamente – non si ha certezza matematica – nel 1971, quando alcuni privati cominciano a sversare nell’area, quella che oggi è la discarica di Borgo Montello, dei rifiuti. Da quel momento nasce il sito, che viene identificato oggi ed è purtroppo conosciuto da tutti come S0 […] Questo sito a ridosso del fiume Astura veniva usato bellamente per ricevere rifiuti dall’alto. Era un dirupo: entravano i camion in retromarcia e sversavano rifiuti verso il fiume, questo all’inizio degli anni Settanta, senza nessun tipo di protezione, né superficiale né di altro tipo. Questo andò avanti fino a 1986, anno di chiusura del sito S0. Questa S0 è stata gestita da privati, ma negli ultimi anni, come vi ha anche detto nell’audizione del 13 ottobre scorso il rappresentante dell’ARPA, direttamente dal Comune di Latina.

Nel 1986, questo sito chiude. Perché sottolineo queste date? Ecoambiente diventa operativa all’interno del sito di Borgo Montello nel 2000 e viene costituita nel 1998 a seguito di una sorta di disastro ambientale che si verifica nel 1997, quando il gestore dell’allora sito di Borgo Montello fallisce (fallimento Ecomont, ben conosciuto) e di fatto abbandona l’area. Di questo ci si accorge forse un po’ in ritardo e dopo qualche settimana, anche dopo qualche mese, si aprono i cancelli con le cesoie, si rompono proprio le catene – lì era chiuso – e si trova la situazione che vedete nelle carte che vi abbiamo distribuito, nell’ultimo foglio. L’ultimo foglio che vedete sono le foto, le immagini del sito di Borgo Montello in quella data, nel 1997: invasi S1, S2, S3. Le vasche sono completamente piene di percolato, che non veniva emunto da mesi, perché tra l’altro l’ENEL aveva staccato la corrente, quindi le pompe non funzionavano più. Il percolato tracimava sui terreni circostanti e all’interno del fiume Astura.

Nel 1997, trovata questa situazione, interviene immediatamente la regione Lazio con 1,5 miliardi di vecchie lire per emungere immediatamente il percolato che stava tracimando. Si fanno altri interventi nel frattempo, ma si capisce immediatamente che c’è una situazione veramente di disastro e si calcola che l’intervento supera i 10 miliardi delle vecchie lire. Non essendoci più riferimenti perché la Ecomont era fallita, la cosa andava in capo al Comune di Latina, l’ente territoriale di riferimento. In quel momento, il Comune era sull’orlo del dissesto finanziario per altre vicende. Su iniziativa del Comune nasce Ecoambiente. Tramite la propria controllata, che faceva il servizio di raccolta dei rifiuti, facendo una joint venture con un privato che si occupava di gestione di discariche, costituisce la Ecoambiente.

La mission di Ecoambiente – adesso veniamo a noi – è questa: bonificate queste S1, S2, S3 […] continuare a gestire l’area; negli spazi che si trovano a seguito della bonifica, continuare a gestire ulteriori volumetrie, ma facendosi carico dei 10 miliardi di vecchie lire per rimettere in sicurezza l’area. I 10 miliardi sono diventati poi quasi 12 a carico di Ecoambiente. È stato fatto un intervento di messa in sicurezza particolarmente importante. Questa è la mission di Ecoambiente, che porta avanti dal 1998 a oggi. Ci tengo a dire che Ecoambiente oltretutto ha smaltito in quel sito 12.000, forse qualcosa di più, metri cubi di percolato. C’era, infatti, percolato da mesi e mesi che si accumulava. Da quel momento, Ecoambiente è diventata soggetto interessato dell’area, ma non responsabile, perché tutto quello che era avvenuto prima, cioè lo spargimento di percolato, la S0 senza impermeabilizzazione, erano tutti accadimenti avvenuti addirittura prima della nascita di Ecoambiente”.

 

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