Discarica di Montello: mezzo secolo di fatti e misfatti tra veleni e camorra

L’OMICIDIO DI DON BOSCHIN

Don Cesare Boschin

L’uccisione del parroco di Borgo Montello, don Cesare Boschin, è una vicenda su cui non è mai stata fatta luce. Dubbi tanti, a partire da quelli su un delitto compiuto per far tacere il parroco sugli affari della discarica che aveva scoperto, ma nessuna certezza. Nessun responsabile.


L’anziano parroco venne ucciso nella canonica tra il 29 e il 30 marzo 1995 e il corpo senza vita venne scoperto attorno alle 9 del mattino dalla perpetua, Franca Rosato. Una morte per soffocamento che si ipotizzò fosse stato il triste epilogo di una rapina. A indagare furono subito i carabinieri di Borgo Podgora e del Norm di Latina, ma senza ottenere grandi risultati e il sostituto procuratore Barbara Callari già il 21 ottobre 1995 chiese l’archiviazione dell’inchiesta, disposta il successivo 22 dicembre dal gip.

Un omicidio archiviato incredibilmente in appena nove mesi senza trovare un responsabile. Inutili anche le indagini compiute l’anno successivo dalla squadra mobile di Latina. Le indagini, su richiesta prima dei Carabinieri e poi della Mobile, vennero riaperte il 1 marzo 1996 e il 2 maggio vennero indagati un sacerdote di nazionalità colombiana e un cittadino di nazionalità polacca. L’8 luglio l’inchiesta passò nelle mani del sostituto procuratore Pietro Allotta, che chiese di nuovo l’archiviazione il 2 novembre 1999, disposta dal gip il 9 gennaio 2001.

Nel 1995 i carabinieri seguirono la pista del delitto derivato da un tentativo di rapina o da contrasti economici, per presunti prestiti effettuati dal parroco. Vennero ascoltati a sommarie informazioni diversi abitanti della zona, alcuni tossicodipendenti o qualche soggetto noto per reati minori. Non venne iscritto nessuno nel registro degli indagati e, specificano i commissari, “particolarmente attivo in questa fase era il maresciallo della stazione carabinieri di Borgo Pogdora, Antonio Menchella”.

Nella seconda fase delle indagini, a partire dal febbraio 1996, gli investigatori si concentrarono invece su un cittadino polacco senza fissa dimora, che aveva abbandonato la zona di Latina il 30 marzo 1995, nelle prime ore della mattina, e su un sacerdote colombiano, legato a don Boschin da stretti rapporti, pare anche di natura economica, in quanto si ipotizzò avesse ricevuto un prestito dall’anziano parroco, ritenuto inizialmente legato ad una famiglia di narcotrafficanti di Medellin, “ipotesi – si legge nella relazione – poi caduta a seguito di specifica ricerca informativa, che diede risultato negativo”.

I commissari evidenziano quindi che, “per quanto riguarda il movente è da notare che nulla di valore venne sottratto al parroco: al polso aveva un orologio, nel portafogli circa 600mila lire e altri oggetti (anche preziosi) nella canonica. L’ipotesi, dunque, di un omicidio come conseguenza di una rapina sembra non avere nessun fondamento negli elementi oggettivi desumibili dagli atti delle indagini; dai quali non emergono particolari approfondimenti rispetto ad altre ipotesi investigative”.

Ucciso dunque per farlo tacere sull’ecobusiness? “Rispetto al possibile legame dell’omicidio Boschin con la discarica di Borgo Montello nel fascicolo sono reperibili pochi elementi. Il principale riguarda la deposizione di un agricoltore residente nella zona, ex seminarista, vicino a don Cesare Boschin, Claudio Gatto, che dichiarò agli investigatori: “Ricordo infatti che una volta, circa sei-sette anni fa, don Cesare, nel narrarmi di persone dirigenti della discarica che si erano resi disponibili alla riparazione del tetto della chiesa, probabilmente per accattivarsi la sua simpatia in considerazione che la discarica non era e non è ben vista dagli abitanti del luogo e da don Cesare in particolare, questi rispose che “con i soldi miei la chiesa posso rifarla dalla prima pietra”. Ascoltato dal sostituto procuratore Callari il 29 aprile 1995, Gatto disse: “Confermo quanto dichiarato ai CC; voglio precisare che la figura di don Cesare – che negli ultimi due anni effettivamente si era ritirato quasi completamente a vita privata – conservava comunque una grande importanza nel borgo; ciò in quanto da una parte costituiva la memoria vivente della popolazione del borgo e dall’altra negli anni passati aveva di fatto partecipato alla vita del luogo; intendo riferirmi in particolare alle vicende che hanno riguardato la discarica negli anni passati ed attualmente la realizzazione dell’inceneritore. In proposito posso aggiungere che negli anni passati don Cesare aveva manifestato chiaramente la sua opposizione alla realizzazione della discarica in ciò sostenendo quel comitato di cittadini che io con altri del borgo avevamo fondato; in particolare mi riferisco al comitato per la tutela ambientale del quale io faccio parte così come Solazzi Loreto, Menegatti Rolando, Favoriti Vittorio – attuale presidente della circoscrizione – Gomiero Valerio, Paolo Bortoletto e svariati altri”.

Sempre i commissari sottolineano però che “queste dichiarazioni non vennero approfondite nel corso delle indagini”. La Commissione sostiene così che “l’inchiesta appare per alcuni aspetti lacunosa. Nel fascicolo non sono presenti attività tecniche o analisi di tabulati telefonici (ad esempio una analisi del traffico telefonico di don Cesare Boschin avrebbe potuto fornire indicazioni importanti) e le indicazioni, anche se parziali, fornite da alcuni testimoni su una eventuale pista investigativa riconducibile ai traffici illeciti di rifiuti non venne seguita fino in fondo.

A distanza di oltre due decenni dai fatti appare oggi difficile riuscire a ricostruire gli eventi. La figura di don Cesare Boschin, in ogni caso, è nel tempo divenuta una icona della lotta alla criminalità mafiosa. Dunque sarebbe in ogni caso auspicabile riconsiderare quelle indagini, chiuse dall’autorità giudiziaria, per tentare di ricostruire almeno il contesto, ascoltando anche i tanti collaboratori di giustizia che hanno già illustrato fatti relativi al sud del Lazio”.

E un particolare che forse è sfuggito alla Commissione è che da tempo l’inchiesta è stata riaperta ed è condotta, con grande riserbo, dal sostituto procuratore Simona Gentile.

 

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