Discarica di Montello: mezzo secolo di fatti e misfatti tra veleni e camorra

LA CACCIA AL CIMITERO DEI RIFIUTI

La discarica di Borgo Montello

All’inizio degli anni ‘90 il comune di Latina affidò all’Enea uno studio finalizzato alla “Individuazione dei siti idonei ad ospitare gli impianti di smaltimento dei rifiuti”. Lo stesso ente nel 1995 chiese poi un secondo studio al gruppo di lavoro Enea, Unichim, Centro comune di ricerca (CCR) di Ispra, per la caratterizzazione e bonifica del sito di Borgo Montello, già in uso fin dai primi anni ’70.


Si tratta del primo monitoraggio di un qualche rilievo effettuato sull’area e volto alla bonifica dei siti S1, S2 e S3. Studi che rientravano in un piano generale di analisi dello stato della discarica di Borgo Montello. Lo studio, concluso nel 1998, si scontrò con alcune difficoltà per la ricostruzione storica degli abbancamenti dei rifiuti all’interno dei tre siti.

Si legge nel report del giugno 1998: “L’ultima società (Ecomont) che ha gestito in ordine di tempo le discariche S1 S2 e S3 ha dichiarato fallimento e quindi non è stato possibile rintracciare la documentazione necessaria per ricostruire con esattezza la memoria storica relativa alla gestione della discarica”. Ancora: “Non risulta che negli anni di coltivazione delle discariche ora dismesse siano stati fatti esposti o denunce in grado di evidenziare lo smaltimento di sostanze pericolose all’interno dell’area, in settori non autorizzati a ricevere tale tipologia di rifiuti”. Ma non è così. Nel 1996 erano già state raccolte le dichiarazioni-choc di Schiavone e nella prima metà degli anni ’90 era stato indagato e poi condannato Adriano Musso, presidente del CdA della Ecotecna dal 1990 al 1996, accusato di aver sversato a Montello rifiuti anche pericolosi; una vicenda per cui in appello scattò la prescrizione.

Lo studio commissionato dal Comune si concentrò sul sito S0, attivo tra il 1971 e il 1986, e attraverso un rilievo geomagnetico vennero individuate tre anomalie poste a poca distanza dal fiume Astura, corrispondenti a masse metalliche. Solo negli 2000 verranno effettuati degli scavi per studiare l’origine delle anomalie, che fecero concludere le istituzioni per l’inesistenza di interramenti di rifiuti tossici.

Un secondo studio sullo stato dei siti S1, S2 ed S3 è del 1998 ed è il “Progetto per la bonifica degli invasi S1, S2 e S3 in località Borgo Montello”, commissionato dalla società Ecoambiente e firmato dal professor Gian Mario Baruchello, finalizzato alla proposta di bonifica dell’area per la successiva utilizzazione degli invasi come impianto di discarica per rifiuti solidi urbani. A pagina 45 del documento si legge: “Prendendo atto di quanto affermato nello studio Enea in merito alla tipologia dei rifiuti abbancati, in relazione alla data di entrata in funzione degli invasi, successiva all’emanazione del DPR 915/82, si può ipotizzare con una certa sicurezza che ci si trovi in presenza di rifiuti urbani o a questi assimilati, nonché di rifiuti smaltibili in discarica di prima categoria come i fanghi prodotti da impianti di depurazione di liquami civili”.

Dunque in quel periodo nessun approfondimento sull’eventuale presenza di rifiuti pericolosi di origine industriale in S1, S2 ed S3. E nessun accertamento sull’S4 gestito da Indeco e il B2. Nessuna verifica in tal senso anche negli studi portati avanti a partire dal 2000 dall’Arpa e dall’Ispra. Il responsabile rifiuti e bonifiche dell’Arpa sezione di Latina, Dino Chiarucci, sentito a sommarie informazioni dalla squadra mobile di Latina l’11 novembre 2013, ha dichiarato: “Il meccanismo dell’inquinamento è derivante da rifiuti solidi perché parto dall’assunto che questa discarica è stata adibita a rifiuti solidi urbani”.

Dunque chi ha indagato non si è posto neppure il dubbio che oltre alla comune monnezza a Montello potesse essere finito dell’altro, nonostante il dibattito sul tema in corso ormai da lunghissimo tempo. Attività criticate anche dal perito nominato dal gup nel procedimento che ha portato al processo di tre manager di Ecoambiente, per inquinamento della falda acquifera.

Nella perizia stilata Tommaso Munari stigmatizza la “fragilità dei controlli pubblici realizzati nell’area interessata dal polder realizzato all’inizio degli anni 2000, unica opera di intervento ambientale rilevante – almeno dal punto di vista economico – nei quarant’anni di funzionamento ininterrotto della discarica di Borgo Montello”. “Anche in relazione alla singolarità della quantità/qualità del percolato – scrive – non appare che gli enti di controllo abbiano posto la necessaria attenzione al monitoraggio del livello della falda all’interno ed all’esterno del diaframma in relazione alle fluttuazioni della stessa o, molto più semplicemente, alla verifica dell’esistenza di un emungimento delle acque sotterranei dai pozzi spia, nominalmente di monitoraggio, realizzati all’interno della “barriera impermeabile”, circostanza invece pacificamente emersa durante le attività di campo svolte dallo scrivente, e che avrebbe dovuto essere riscontrata anche dai controllori, osservando lo stabile posizionamento di una pompa fissa, in ogni pozzo spia interno, destinata all’emungimento delle acque sotterranee”. La perizia auspica quindi “l’effettiva realizzazione delle opere funzionali”, “le verifiche previste dagli atti autorizzativi” e lo “svolgimento di attività di monitoraggio efficaci, e non solo formali”.

 

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A PAGINA 10 – “LE TESTIMONIANZE CHOC”

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