Discarica di Montello: mezzo secolo di fatti e misfatti tra veleni e camorra

LE TESTIMONIANZE CHOC

La discarica di Borgo Montello

Cercando di far luce su quanto accaduto nella discarica pontina, a indagare è stata la stessa commissione parlamentare contro le ecomafie. Particolarmente significative le testimonianze raccolte da quattro testimoni, indicati nella relazione con le prime quattro lettere dell’alfabeto, a loro tutela. Il testimone A è un abitante della zona che, nel corso degli anni, ha raccolto le testimonianze di alcuni ex dipendenti e fornitori dei gestori della discarica di Borgo Montello (anni ’80 e anni ’90). E’ stato ascoltato a sommarie informazioni il 7 giugno 2016. Il teste ha riferito “che Carmine Schiavone, nel corso di una trasmissione dell’emittente “Lazio Tv”, ha riferito sulla presenza nell’area di Borgo Montello di Michele Coppola, alias “O Zannuto”; di essere stato più volte minacciato verbalmente dalla moglie di Michele Coppola; che alcuni abitanti della zona gli avevano riferito di aver visto il baule dell’automobile del Coppola “pieno di armi”; che alla fine degli anni ’90 Coppola “fece sversare numerosi autocarri con fanghi in una scarpata attigua all’azienda sequestrata allo stesso Coppola, sulla curva della strada prima dei poderi di Salvalaggio”; di essere a conoscenza, rispetto a questi fatti, di un esposto anonimo al Corpo forestale di Cisterna di Latina; di aver ascoltato, circa quattro anni prima, il teste D, riferire di interramenti di “fusti tossici”, “puntando il dito sulla predetta mappa (nel punto) dove io ho indicato una X”; di aver ricevuto conferma di tale indicazione dal teste C; di avere ricevuto alcune confidenze dal teste B. In particolare: i fusti indicati nella zona compresa tra gli invasi S1 e S3, in realtà, erano stati “sversati negli anni ’90 da autocarri di cui lui vedeva e firmava le bolle di ingresso nella discarica e mi riferiva che in realtà erano contenitori di plastica di forma cubica”; B “faceva dei viaggi fino a Treviso dove cambiavano le bolle e tornavano con lo stesso materiale per poi sversarlo a Borgo Montello o in altri posti”; B aveva rapporti “particolari” con Michele Coppola tanto da essere stato invitato a Casal di Principe; B ha riferito di cene a casa di Michele Coppola con persone che lui (Coppola) chiamava i “4 zii più importanti di Casal di Principe”, includendo tale Carmine, identificato nel collaboratore di giustizia Carmine Schiavone; in alcune occasioni avrebbero partecipato a tale cena un maresciallo dei carabinieri di Latina e un esponente politico locale. Al verbale di sommarie informazioni è allegata la mappa con l’indicazione del punto interessato dall’interramento dei fusti. Comparando la mappa fornita dal teste A con la mappa allegata all’informativa della squadra mobile di Latina si nota la coincidenza dei due punti, che distano uno dall’altro pochi metri, ambedue a cavallo tra l’invaso S3 e l’invaso S1. Da accertamenti effettuati sulle banche dati in uso alla polizia giudiziaria il teste non risulta avere precedenti giudiziari. Non risulta, inoltre, avere mai ricevuto querele per i reati di diffamazione o calunnia”. Il testimone B è stato sentito a sommarie informazioni l’8 giugno 2016 e ha riferito: “Premetto che […] ho lavorato come agricoltore presso il fondo di Chini Umberto, sito in Borgo Montello con azienda agricola in via Monfalcone 25 […]. In quegli anni in una zona avvallata del podere, verso il canale Astura, venivano sversati rifiuti urbani, provenienti perlopiù da Anzio, Nettuno, Latina e Velletri. Quando il Chini e il Proietto hanno capito che il terreno dava più denaro con i rifiuti che con la vigna, negli anni ‘80 Proietto ha liquidato Chini acquistando il podere trasformando la zona in una discarica molto più grande dove conferivano molti più rifiuti […]. Alla fine degli anni ‘80 tale Maruca Biagio acquista l’intera area liquidando Proietto con 12 miliardi delle vecchie lire. Io rimango a lavorare come sempre e vengo definito da Proietto uomo di fiducia”; Proietto all’epoca era molto amico con il senatore Calvi Maurizio. Questi veniva spesso a trovarlo e la gente diceva che grazie a questa amicizia la discarica otteneva le autorizzazioni e in cambio tutti votavano Calvi. L’autista di Calvi era uno dei dipendenti della discarica, tale Fraulin Sergio. L’autovettura di Calvi era intestata a Proietto e di fatto Fraulin era pagato da Proietto”; “Sempre alla fine degli anni ‘80 ho avuto modo di conoscere Michele Coppola, personaggio molto potente che girava spesso con armi e macchine di grossa cilindrata […] Io ogni tanto andavo con lui e ricordo un particolare curioso che quando doveva entrare in casa sua tirava fuori la pistola e controllava se dentro casa vi fosse qualcuno. Io ero presente per testimoniare eventualmente l’uso di legittima difesa nel caso in cui avesse sparato a qualcuno, cosa mai avvenuta fortunatamente, Una volta mi ha portato a casa sua a Casal di Principe. Ricordo che è arrivato al paese, ricordo bellissime case e mi ha presentato i suoi parenti che chiamava tutti “zii”. Ho anche conosciuto Carmine Schiavone, che poi ho riconosciuto sui giornali quando hanno dato la notizia della sua morte. Ricordo che Schiavone vedendomi ha chiesto a Coppola chi ero io e Coppola l’ha tranquillizzato dicendo che ero un amico. Abbiamo pranzato in famiglia e poi siamo tornati con la sua Mercedes”; “Ricordo che il maresciallo Menchella andava a controllare a casa sua [di Michele Coppola] le armi che deteneva. I viaggi che facevamo a Treviso erano per andare a conferire i fanghi, andavamo fino a Treviso perché pagavamo meno. I viaggi a Piombino, invece, erano legati al fatto che andavamo a ritirare i rifiuti urbani sull’isola d’Elba. Passavamo da Frosinone, ci cambiavano la bolla e poi portavamo i rifiuti a Viterbo”. Rispetto ad altri punti riferiti de relato dal teste A, il teste B non ha invece confermato: “Non so di cene elettorali organizzate da Coppola Michele, “della vicenda di don Cesare Boschin non so nulla, della costruzione della casa del maresciallo Menchella e dei favori fatti con viaggi di materiali diretti alla sua proprietà non so dire nulla, non so di fusti interrati nella discarica”. Anche per il teste B non risultano precedenti penali o querele per i reati di diffamazione o calunnia, ma quest’ultimo si è alla fine rifiutato di firmare il verbale di sommarie informazioni rese, “mostrando – viene sottolineato nella relazione – alla fine dell’interrogatorio un evidente stato di agitazione e paura”. Il teste C è stato ascoltato il 12 luglio 2016. Ha riferito “di conoscere Andrea Proietto (già gestore della discarica) “da sempre”; iniziò a lavorare per questo imprenditore all’età di 23, 24 anni, occupandosi come carrozziere dei mezzi della società Global. Riferisce di essere stato assunto “in epoca elettorale” e che gli venne chiesto il voto a favore del partito di riferimento del Proietto (non indica il nome della lista); conosceva molto bene i custodi della discarica, tra i quali il teste “B”, che aveva anche la responsabilità di movimentare la terra all’interno dell’invaso; quando Proietto ha venduto la gestione a Maruca, il teste “C” ha proseguito il suo rapporto di lavoro con la società “Global service”, insieme ad altri dipendenti. Nel 1995 torna a lavorare per la famiglia Proietto, in località “Tre cancelli” a Nettuno; di avere conosciuto Michele Coppola; di avere accompagnato una volta Michele Coppola al “commissariato di Cisterna di Latina, perché preoccupato [il Coppola] dell’inquinamento della discarica”. “In quella sede – ha riferito C – Coppola mi chiese di riferire al funzionario di Polizia se avevo visto o se sapevo che all’interno della discarica i mezzi conferivano oltre che i rifiuti urbani anche i fusti. Io dissi la verità confermando di aver visto con i miei occhi la presenza dei fusti che venivano buttati in mezzo all’invaso della discarica”; ricorda che queste dichiarazioni “non vennero prese a verbale dal funzionario o almeno non ricordo di aver firmato alcun verbale”. Il teste ha quindi confermato quanto dichiarato all’epoca – fa risalire la sua testimonianza ai primi anni ’90 – aggiungendo: “In quel periodo tutti quello che abitavano o lavoravano in zona sapevano che i mezzi entravano in discarica e scaricavano dei fusti (bidoni da 200 litri in lamiera e altri fusti in plastica) in mezzo ai rifiuti e che questi fusti venivano mescolati e interrati con i mezzi della discarica. Questa operazione all’interno della discarica la faceva soprattutto [omissis] in quanto aveva accesso alle ruspe e faceva lavori di spargimento di rifiuti per riempire gli invasi S3 e S1. In pratica i fusti venivano buttati in mezzo ai rifiuti normali e con le ruspe venivano compattati in mezzo agli altri rifiuti. Le voci dell’epoca dicevano che venivano dal nord Italia, Grosseto, Perugia, Rieti ed erano fusti normalmente utilizzati per raccogliere rifiuti industriali e non di certo rifiuti domestici”. Il teste ha specificato di occuparsi ancora oggi di raccolta rifiuti e di avere “il patentino per rifiuti speciali” e di essere quindi in grado di “capire la differenza tra tipi di rifiuti”. Ha specificato che fino a quando la discarica è stata gestita da Andrea Proietto [il 1989] il flusso di rifiuti industriali gettati negli invasi (con le modalità descritte e quindi non rispettando nessuna norma o buona pratica per lo stoccaggio di rifiuti speciali e pericolosi) raggiungeva la quantità di 300-400 fusti al mese. Il teste C ha dichiarato di “temere di perdere il posto di lavoro” qualora la sua identità fosse rivelata. Nel corso dell’esame il teste ha indicato su una mappa tratta da Google maps il punto dello sversamento”. Il teste D era già stato indicato nell’informativa della squadra mobile di Latina dell’ottobre 2013 come coinvolto nello sversamento illecito di rifiuti pericolosi negli invasi della discarica. Secondo le fonti confidenziali degli investigatori, D avrebbe incassato ottanta milioni di lire negli passati per il suo supporto. Secondo quanto ricostruito nella citata informativa, il teste avrebbe effettivamente lavorato nel movimento terra all’interno della discarica di Borgo Montello per diversi anni. D era stato chiamato in causa dal teste A, come persona informata rispetto al punto di interramento dei fusti. Interrogato il 12 luglio 2016 su questo specifico punto, D ha sostenuto di non sapere assolutamente nulla sul punto e di aver riferito alcune cose al teste A in tono scherzoso e solo come mera ipotesi: “ricordo un episodio dove in effetti ci siamo ritrovati io [omissis] e altre persone, e in modo scherzoso io dissi che se c’erano dei fusti nella discarica questi dovevano stare nell’invaso realizzato successivamente a S0. Ma questa mia affermazione non era basata su alcuna mia conoscenza diretta o indiretta di conferimenti di fusti all’interno della discarica. Per me quelle erano solo voci come quella che la morte del prete era dovuta alla discarica”. Secondo i commissari, essendo stato il teste A già stato ascoltato a sommarie informazioni negli anni scorsi della squadra mobile di Latina e avendo riferito sostanzialmente gli stessi fatti, “è altamente probabile che abbia riferito fedelmente quanto ascoltato dagli altri testimoni”. Per quanto riguarda le testimonianze di B, C e D, che riferiscono su fatti dei quali sono stati testimoni diretti, l’attività di riscontro si è basata invece sull’analisi dei dati contenuti nella banche dati in uso alla polizia giudiziaria, sulla storia lavorativa dei testimoni, e sull’incrocio con quanto già accertato dalla magistratura di Latina in procedimenti penali, i cui atti sono stati acquisiti dalla commissione. Quanto riportato dai testi su Michele Coppola, secondo la Commissione, trova quindi “diretto riscontro in atti giudiziari e nelle banche dati”. Coppola è stato condannato in via definitiva per estorsione aggravata dal metodo mafioso, con sentenza emessa il 10 maggio 2012 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e “dalle banche dati in uso alle forze di polizia risulta il possesso di numerose armi da fuoco”. Un altro testimone, sentito a sommarie informazioni dalla squadra mobile di Latina il 30 ottobre 2013, ha poi riferito di esplicite minacce provenienti dal Coppola dirette ad evitare denunce sulla discarica: “Ricordo un’altra circostanza che ho vissuto in prima persona in quel periodo. Un pomeriggio si fermò fuori dalla mia abitazione e azienda agricola sita in [omissis] un bilico. L’autista venne da me per chiedere l’indirizzo della società Indeco, dove appunto era diretto. Aggiunse che si era perso in quanto non conosceva le strade nonché che era partito da Bologna. Trascorsi alcuni minuti dalla sosta, l’aria divenne irrespirabile a causa del fetore emanato dal carico del camion che si allontanò quasi subito. Preciso che 10 minuti dopo si presentarono da me i vicini e confinanti infuriati additandomi quale responsabile del male odore diffusosi nella zona. Credevano che fosse causato dalla mia azienda agricola tant’è che fui costretto a far fare un sopralluogo per scongiurare possibili conseguenze. Incuriosito presi la mia autovettura e raggiunsi la discarica; il camion o bilico era già presente all’interno e rimase là per almeno tre giorni. Non ho potuto constatare cosa trasportasse il bilico né ho appreso successivamente la natura delle cose trasportate. […] In questa occasione non mi rivolsi ai Carabinieri di Borgo Pogdora per segnalare il fatto, a causa di una precedente denuncia presentata dal comitato a Carabinieri appena citati ricevetti una visita di Michele Coppola […]. In quel caso mi fece capire che per il futuro sarebbe stato meglio evitare denunce in merito alla discarica”. Viene quindi specificato che “sulla presenza dei fusti altri testimoni – ascoltati a sommarie informazioni dalla squadra mobile di Latina – hanno confermato il racconto del teste C, con particolare riferimento a quanto da lui già denunciato alla Polizia di Stato negli anni passati. Il teste A aveva riferito di aver ascoltato, circa quattro anni fa, il teste D riferire di interramenti di “fusti tossici”, “puntando il dito sulla predetta mappa (nel punto) dove io ho indicato una X”; come già riferito, sentito a sommarie informazioni, il teste D ha smentito queste affermazioni. In realtà le circostanze riportate dal primo teste sono pienamente confermate da un terzo testimone, sentito a sommarie informazioni dalla squadra mobile di Latina il 31 ottobre 2013. Questo terzo teste (la cui testimonianza è contenuta negli atti giudiziari della Procura di Latina acquisiti dalla Commissione) ha aggiunto ulteriori considerazioni sul ruolo di D: “Ho dedotto che i fusti in argomento fossero stati interrati da D, in quanto nei primi anni ’90 lavorava in subappalto presso la discarica di Borgo Montello”. Il teste B ha confermato solo parzialmente quanto riferito – de relato – dal teste A. Va però evidenziato lo stato di evidente timore del teste, che vive attualmente in un contesto degradato e senza nessuna sicurezza personale. In ogni caso B ha confermato alcuni punti essenziali, quali gli stretti rapporti con Michele Coppola (che, dunque, si interessava di quanto avveniva nella discarica, stringendo relazioni con l’uomo di fiducia del gestore Proietto), tanto da portare il teste B a Casal di Principe, facendogli conoscere i vertici del clan dei Casalesi (ad esempio Carmine Schiavone, all’epoca non ancora collaboratore di giustizia e considerato il “cassiere” del gruppo criminale)”.


 

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