Pirozzi, sindaco con gli “scarponi” racconta cosa sono le battaglie e la solidarietà

Era davvero impossibile non ascoltare con attenzione il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, quando l’altra sera ha presentato il suo libro “La scossa dello scarpone” presso il teatro delle Fiamme Gialle a Sabaudia. Si è commosso, si è arrabbiato, ha raccontato la lotta per la sua terra quella iniziata subito dopo il terremoto e quella che continua ogni giorno senza sosta e che porta avanti come fa uno sportivo tenace, come fa un buon sindaco. Quello del primo cittadino di Amatrice doveva essere un libro che parlava di altro. “Il calcio è stata la mia vita per 24 anni – ha commentato Pirozzi – fino a quel 24 agosto. Questo libro doveva essere tutta la mia vita tra calcio e impegno civico, sono amministratore della cosa pubblica da 22 anni ed ho portato avanti molte battaglie. Come quando volevano chiudere l’ospedale perché ‘eri piccolo’. Ci hanno messo in testa che se non hai i numeri devi andare via ti levano gli ospedali ti levano le scuole ma la storia di questo Paese è fatta dai grandi comuni e dai piccoli comuni con le loro diversità hanno fatto l’Italia”.

LA BATTAGLLIA DEI PICCOLI Una delle prime battaglie di Pirozzi è quindi quella dei piccoli comuni che alzano la testa riconoscendo la propria importanza che parte anche da quell’economia eccezionale legata ai prodotti tipici diretta espressione delle piccole realtà a conduzione familiare. “Mi sono ritrovato con altri sindaci a Firenze – ha proseguito Pirozzi – per le battaglie dei piccoli comuni e non c’era partito politico, quando difendi la tua gente, è così”. Da qui una considerazione importante legata al fatto che spesso le nuove amministrazioni a tutti i livelli tendano a fare tabula rasa di tutto quello che è stato fatto in passato e invece “bisognerebbe ripartire da ciò che è stato fatto di buono e mantenerlo”.


LA ZONA ROSSA DEL DOLORE Poi c’è il 24 agosto 2016. “Noi oggi siamo in guerra” è questa una delle frasi più ripetute nel libro e dal sindaco Pirozzi durante il suo intervento “perché non c’è la sensibilità. Quella che è mancata prima e quella che è mancata nel dramma. Sono successe una serie di cose che ci hanno lasciati perplessi come il ritardo nella rimozione delle macerie che sono la differenza tra la vita e la morte delle persone. In guerra quando hanno fatto crollare tutti i simboli. E’ quella leggerezza che ha chi non entra nella zona rossa del dolore”. E quindi la burocrazia che pesa sulla testa delle persone e che segna quell’enorme differenza tra un sindaco che indossa gli “scarponi” e che combatte per garantire alle persone colpite dal terremoto non la sospensione provvisoria delle tasse ma l’azzeramento. Un sindaco con gli scarponi che realizza una disamina dei centri colpiti dal terremoto, 55 zone rosse destinatarie di sostegno immediato che poi improvvisamente per altre volontà diventano 131. Storie che Pirozzi non teme di raccontare. Encomiabile invece come più volte ricordato il lavoro instancabile dei vigili del fuoco , della protezione civile e delle forze dell’ordine.

IL RAPPORTO CON IL TERRITORIO E quindi nasce una radio nel momento dell’emergenza per dare informazioni ai cittadini, iniziano viaggi interminabili nei palazzi di governo, iniziano le proteste e studi che portano ad una prima “alfabetizzazione sismica”. “Tutti i comuni – ha proseguito Pirozzi – devono avere la possibilità di fare conoscere ai cittadini il proprio territorio. Ma può esserci un salto di qualità. Ho proposto che sia proprio il costruttore a dare il ‘dna’ dell’abitazione, la storia dell’edificio al cittadino”. L’incontro con il sindaco di Amatrice è stato segnato da emozioni continue, forti e vere. Partendo dalla rabbia. Seguita però dall’ammirazione e anche dall’ottimismo rispetto ad un sindaco forte ed alle persone che rappresenta e che seppur tra mille difficoltà lottano. Come sottolineato da Pirozzi, nonostante il simbolo della ripresa fossero diventate le casette, l’aspetto più importante è quello del lavoro legato ad un concetto semplice e cioè quello che lavorando c’è la possibilità di rimanere in un posto di non farlo morire. Da qui anche la battaglia per fare posizionare casette anche nelle frazioni e nelle zone in montagna senza accentrare tutto in un unico punto.

L’ITALIA DELLA SOLIDARIETA’ Non sono mancati i momenti di commozione, di profonda tristezza nel ricordo di chi non c’è più. Molte le pagine amare in questo senso anche per mancanza di tatto da istituzioni terze. Il sindaco Pirozzi ha poi ringraziato ed aperto il capitolo sulla solidarietà dell’Italia, sulla solidarietà dei “figli”, dagli aiuti al calore umano. Ed è seguendo il cammino della solidarietà che Pirozzi ha scelto di devolvere i ricavati dai diritti del libro a tre ospedali rispettivamente a Milano, Roma e Taranto proprio per ringraziare da nord a sud il Paese. “Io non mi sento un terremotato, sono nella condizione dello sfrattato che lavora per rientrare nella sua casa”, ha commentato Pirozzi, perché è questo che fa instancabilmente un sindaco con gli scarponi per la sua gente e il suo territorio, lavora. Un incontro significativo quello con il sindaco Pirozzi reso possibile grazie all’impegno di due associazioni, Un’altra Sabaudia presieduta da Marina Brucchietti e la Asd Sabaudia 2010. Il centro pontino come molti altri in Italia si è aggiunto soprattutto nei giorni dell’emergenza alla catena di solidarietà. Ad esempio i volontari Anc hanno svolto più volte servizio nei centri colpiti dal sisma ed altre associazioni come Cambia Sabaudia si sono recate sul posto. Un legame che resta stretto grazie anche ad iniziative come la presentazione del libro.