Dissalatore a Ventotene, botta e risposta tra Comune e Ministero dell’Ambiente

La risposta del Comune di Ventotene alle sottolineature del Ministero.


“Al Ministero dell’Ambiente Tutela del Territorio e del Mare – Dir. Gen. Divisione II Dir. Dr. Maturani Antonio, Al Ministero della Salute, Alla Regione Lazio DG Ambiente e Sistemi Naturali – DG Risorse idriche e difesa suolo Concessioni Demaniali Marittime; all’ARPA Lazio; alla Provincia di Latina Settore Ambiente; Al RAM – Reparto Ambientale Marino del Corpo delle Capitanerie di Porto

Facendo riscontro alle note trasmesse in data 5 Settembre 2017 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, si precisa quanto segue. L’attuale amministrazione del Comune di Ventotene si è opposta all’impianto del dissalatore in quanto le localizzazioni dell’opera di presa e dello scarico della salamoia (e dei detergenti utilizzati per la manutenzione delle membrane nella RO), risultano oggettivamente inadeguate e rischiose per l’ecosistema marino e la salute delle persone. Lo scarico della salamoia è stato previsto a ridosso della scogliera della diga foranea del porto di Ventotene (Area C dell’Area Marina Protetta), laddove a circa 90 metri di distanza insistono praterie di Cymodocea Nodosa e poco più in là di Posidonia Oceanica che, come è noto, sono delle piante acquatiche protette, particolarmente sensibili alle variazioni della salinità.

E’ appena il caso di ricordare che le praterie di Posidonia sono tutelate tramite apposita istituzione delle cosiddette aree S.I.C. (Siti di Importanza Comunitaria) che sono inserite, come ambienti da tutelare, nella direttiva Habitat 92/43 CEE, recepita nella legislazione italiana con il DPR n.357 del 8/9/1997. Lo smaltimento della salamoia è realizzato mediante condotta su fondali che non superano i 10/15 metri di profondità, ove crescono le suddette piante e dove è molto elevata la presenza di plancton e molti altri microrganismi essenziali per la vita della fauna ittica. Va ricordato che la Posidonia Oceanica, laddove le acque sono molto trasparenti e favoriscono la penetrazione dei raggi solari, è in grado di vivere fino a 40 metri di profondità e pertanto un eventuale sistema di smaltimento della salamoia dovrebbe essere allocato in batimetriche superiori almeno ad 80 metri di profondità. In genere si considera la dispersione di sale in mare un processo non inquinante.

Non è così in quanto la dispersione di un soluto ad alta concentrazione salina nelle acque del mare ne altera le caratteristiche fisico chimiche in modo tale da cambiare la salute, la struttura e l’abbondanza degli esseri viventi, soprattutto in merito a ciò che non viene compensato da una reazione naturale (o antropica) che ne annulli completamente gli effetti negativi. Altro discorso sarebbe lo stoccaggio a terra della salamoia (e di ogni altro inquinante) con smaltimento per uso commerciale. In tal caso si eviterebbe del tutto ogni problema legato allo sversamento in mare. La manutenzione delle membrane per la Osmosi Inversa è caratterizzata dall’uso di numerose sostanze chimiche antincrostanti, antivegetative, biocide. Numerose sono le sostanze acide impiegate tra cui acido Citrico, Ossalico, Solforico, Cloridrico, Acido Etilendiamintetraoacetico (EDTA) e ancora Idrossido di Sodio, Perborato di Sodio, Ipoclorito di Sodio, ecc.

Queste sostanze non possono e non devono essere disperse in mare ma allontanate e smaltite come rifiuti speciali. Per quanto detto l’opera di scarico della salamoia, qualora dovesse esserne previsto lo smaltimento in mare, dovrà essere completamente ripensata (diffusione non inferiore ad 80 metri di profondità) e sottoposta a periodico monitoraggio circa gli effetti provocati sui fondali. Va ripensata anche l’opera di presa che, per evitarne l’eventuale influenza della salamoia scaricata in mare, è stata predisposta all’interno del porto commerciale. Persistono in queste acque: idrocarburi, metalli pesanti, sostanze oleose e fanghi che puntualmente vengono rimossi dai fondali e messi in circolazione dal movimento delle eliche dei traghetti e degli aliscafi che entrano e manovrano per l’attracco e la partenza. A ciò si aggiunga il transito continuo di tutte le altre imbarcazioni da diporto che attraccano e partono dai pontili. Com’è possibile che un’opera di presa di acqua marina per la produzione di acqua destinata al consumo umano possa essere attinta nel luogo più inquinato dell’intera isola?

Vi è da aggiungere che con l’opera di presa all’interno del porto, le membrane andrebbero incontro ad accumulo di incrostanti e altri residui in tempi ravvicinati e, in tal caso, la manutenzione diverrebbe molto più frequente con netto incremento dell’uso e dello smaltimento in mare di sostanze acide altamente inquinanti. C’è da chiedersi come si possa considerare questi reflui inoffensivi e prevederne una dispersione in mare e per giunta all’interno di un’Area Marina Protetta. Per tali ragioni si ritiene opportuno che gli Enti interessati si esprimino nel merito delle questioni rappresentate e chiariscano le modalità ed i contesti in cui vanno realizzate le opere di presa dell’ acqua di mare ed altrettanto facciano per le opere di smaltimento della salamoia”.