Corsi di formazione “col trucco”: annullato il sequestro da quasi 700mila euro a Zottola

Corsi di formazione “col trucco”: annullato il sequestro da quasi 700mila euro a Zottola

Dopo l’attesa, Vincenzo Zottola torna a sorridere: con l’accoglimento delle istanze avanzate dal suo avvocato, i quasi 700mila euro di rapporti bancari che gli erano stati sequestrati sul finire dello scorso agosto sono appena stati avviati allo “scongelamento”.

A margine della discussione in camera di consiglio del 27 settembre, nella giornata di lunedì il Tribunale del Riesame di Roma, presieduto dal giudice Bruno Azzolini, ha infatti depositato il dispositivo che sancisce l’annullamento integrale della misura cautelare reale finora gravante sulla consistente somma, misura attuata sul finire dello scorso aprile dalla Guardia di finanza della Capitale dietro disposizione del Gip del Tribunale di Roma Massimo Di Lauro.

Una somma di circa 676mila euro oggetto di un sequestro per equivalente, sopraggiunto nell’ambito di una inchiesta incentrata su una presunta maxi-truffa aggravata allo Stato da oltre cinque milioni d’euro complessivi. Nel mirino degli inquirenti dei corsi di formazione fantasma, attività che nonostante i consistenti contributi pubblici incamerati di volta in volta non si sarebbero mai tenute. Tra i soggetti coinvolti a vario titolo nell’indagine, diversi ex alti papaveri della Confcommercio regionale, tra i quali appunto Zottola, indagato per il periodo in cui era presidente pro-tempore.

In particolare a Zottola, per anni alla guida anche della Confcommercio di Latina e della Camera di commercio pontina, viene contestato l’aver sottoscritto le autocertificazioni dei costi fittizi maturati dai corsi “col trucco”, le richieste di erogazione dei vari finanziamenti a questi ricollegati, oltre che i rendiconti finanziari, tutti recanti dati falsi. Attività, le sue, che secondo le accuse si sarebbero protratte fino al novembre del 2013.

L’avvocato Macari

Niente di tutto ciò, per l’interessato e il legale di fiducia, Vincenzo Macari. Il quale, nell’impugnare il decreto di sequestro ora annullato in accoglimento delle sue istanze, ha puntato su una linea ben precisa: il proprio assistito non sapeva assolutamente nulla delle attività formative. E non poteva saperlo. Nell’appellarsi al Riesame, l’avvocato ha rimarcato che Zottola non ha partecipato ai programmi formativi finiti sotto la lente d’ingrandimento investigativa perché, al momento della richieste della maggior parte dei finanziamenti, dell’avvio delle relative istruttorie e degli accrediti, non era presidente di Confcommercio Lazio, incarico che ha ufficialmente ricoperto da giugno 2012 al marzo del 2014, sebbene avesse già di fatto salutato l’associazione di categoria regionale a dicembre 2013.

Ulteriore sottolineatura di Macari nel ricorso appena accolto, quella relativa al fatto che in 4600 pagine di intercettazioni non ve ne fosse nessuna legata alla posizione del suo assistito. Non solo. Zottola non si occupava dei corsi, come pure delle varie questioni finanziarie, perché il ruolo di presidente in seno alla Confcommercio era ed è da ritenersi essenzialmente politico, ha sostenuto l’avvocato dinanzi al Riesame. Ed oltretutto, se pure avesse voluto, Zottola non avrebbe potuto ottemperare a tali incombenze per la mancanza delle necessarie conoscenze tecniche. Ad occuparsi materialmente di corsi e quant’altro, anche per una formale questione di ruoli, c’erano altri funzionari e dirigenti della confederazione.

Immancabile, con l’accoglimento del ricorso e la restituzione degli oltre 676mila euro finora sequestrati, la soddisfazione del diretto interessato.

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