Class action contro Acqualatina, il gestore nega l’accesso agli atti

Class action contro Acqualatina, il gestore nega l’accesso agli atti

“Il Comitato di Avvocati del Sud Pontino che sta lavorando alla Class Action contro Acqualatina ha riscontrato oggi il sostanziale diniego all’accesso agli atti della società pervenuto lo scorso 20.7.2017, alla scadenza esatta dei trenta giorni previsti dalla legge”.

E’ quanto si legge in una nota diffusa a mezzo stampa dal comitato di avvocati composto dagli avv.: Massimo Clemente, Vincenzo Fontanarosa, Christian Lombardi, Patrizia Menanno, Orazio Picano, Chiara Samperisi, Annamaria Zarrelli.

“Il pool aveva formulato lo scorso 20 giugno una richiesta volta ad ottenere alcuni documenti ed informazioni, rilevanti anche per l’istruzione del giudizio e segnatamente:

  1. Piano industriale della società e stato dell’arte della sua attuazione;
  2. Estratto del libro vidimato di tutti i verbali di riunione del Collegio Sindacale degli ultimi cinque anni;
  3. Relazione sui giudizi pendenti, con indicazione se si tratti di giudizi promossi o nei quali si resiste, del valore di ciascuno di essi, dello stato o fase in cui si trovano, nonché copia degli atti e provvedimenti relativi a ciascuno di essi.

La società rispondeva laconicamente che i documenti di cui al punto 1. non potevano essere inviati via mail a causa della loro dimensione (sic!); i documenti sub 2. e 3. non avendo tutti ad oggetto attività di pubblico interesse restano esclusi dalla possibilità di accedervi.

La richiesta sarebbe stata inoltre “eccessivamente generica non essendo indicati la natura e l’oggetto dei documenti di interesse e – ancora – che il reperimento di tutti gli atti comporterebbe un carico di lavoro paralizzante per l’attività dell’ufficio deputato”.

Nella nota di riscontro oggi inviata agli organi della società e all’ATO4 Latina, i legali impugnano per illegittimità il diniego precisando che i documenti richiesti sono stati specificamente indicati e che dovrebbero essere già tutti formati. Ricordano alla società che gestisce il servizio pubblico che la richiesta all’accesso agli atti si fonda sull’affermazione ed il pieno riconoscimento dei principi di trasparenza ed imparzialità nell’attività espletata da Acqualatina e riguarda atti e documenti societari volti a verificare detti cardini e che la società è tenuta a consentire l’accesso generalizzato anche quando riguarda un numero cospicuo di documenti ed informazioni, a meno che la richiesta risulti manifestamente irragionevole.

Sorgono, quindi, inquietanti interrogativi sulle modalità di gestione di uno dei più fondamentali servizi pubblici, atteso che il diniego all’accesso agli atti collide proprio con la dichiarata finalità di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali, sull’utilizzo delle risorse pubbliche e
serve a promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.

Cosa si cela dietro i documenti richiesti? Perché i cittadini, che pagano anche i costi dei giudizi in corso, non possono verificare direttamente come viene gestito il contenzioso? Perché non viene consentito di verificare le attività sino ad oggi compiute in relazione al Piano industriale? In particolare, perché non viene data la possibilità di verificare anche l’operato del Collegio Sindacale che oltre al controllo contabile è deputato per legge al controllo di legalità?

Ci attendevamo, ovviamente, un ostruzionismo da parte di Acqualatina nel mostrare i documenti richiesti, documenti essenziali per verificare le ipotesi di mala gestio del gestore e se questi documenti non ci verranno forniti direttamente da Acqualatina attiveremo tutti gli strumenti giuridici a disposizione per far sì che essi vengano resi pubblici per approntare la migliore difesa possibile dell’utenza ai fini della Class action e, comunque, per constatare realmente come vengono impiegati i soldi delle nostre bollette.

Contestualmente, il Comitato di Avvocati, su richiesta del Consigliere regionale PD Enrico Forte, sta predisponendo una relazione per presentare al più presto una interrogazione in Regione sulla vicenda”.

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