La compagnia teatrale ‘Costellazione’ in scena in Calabria con ‘Chocolat’

LO SPETTACOLO.

Durante la Quaresima, un candido villaggio, stretto attorno al campanile, si ritrova stordito quando arriva improvvisamente una straniera che apre una cioccolateria, proprio durante il periodo del sacro digiuno quaresimale. La donna è sospinta da un misterioso vento e conforta i clienti offrendo loro cioccolatini come amuleti mentre effluvi di cacao, diffuso dal vento, si propagano in tutto il paese.


La cioccolata della straniera, con la sua bonaria invadenza, non dovrebbe arrecare disturbo alcuno, ma l’ordine granitico, tranquillo del paesino subisce scossoni. Il suo negozio incantato diviene presto la meta degli abitanti del villaggio curiosi e affascinati dalla novità, mentre freme l’austero sindaco, il Conte, garante dell’integrità morale collettiva. Nasce un conflitto insidioso tra il potere del primo cittadino, saldo nell’osservanza severa e incancrenita di ogni norma ecclesiale e vittima di un’educazione sociale bigotta, e la seduzione del luogo di piacevoli ingordigie.

Tutto precipita quando arrivano gli zingari, odiati dal primo cittadino, perseguitati perché “diversi”, oltraggiati, cacciati dal Paese e tenuti ai margini della società.

Pregiudizi contro libertà, tristezza contro vitalità, rancore contro disponibilità: due mentalità, due culture si scontrano attraverso la vetrina accattivante della cioccolateria. Ma quella donna speciale, che conosce i sentimenti altrui al punto da poterli carezzare con dolci note di cioccolato, quella Vianne così bistrattata dalla vita, saprà scardinare questo sistema così crudele e mostrare quanto la chiusura mentale del villaggio abbia potuto caratterizzare le vite di tutti e le loro relazioni fino a quel momento.

Lo spettacolo è l’apologo dell’imposizione dei costumi, dietro la maschera della fede e della devozione, e del bisogno istintivo, umano di ricorrere a liberatorie gocce di cioccolata. Il cibo dei golosi resta la metafora delle scorpacciate gustose e schiette, dei sentimenti fra gli uomini che non obbediscono a convenzioni o stilemi.

In ‘Chocolat’ la regia utilizza un linguaggio simbolico ed essenziale e attribuisce una consistenza corporea alla musica e alle luci, a pari diritto con l’attore che trasforma gli oggetti di scena creando atmosfere e suggestioni.
Affida soprattutto al movimento e al forte rigore compositivo l’efficacia della comunicazione teatrale, mettendo in scena una rappresentazione visiva costruita sul gesto, il ritmo e la precisione del corale.