Non c’è pace tra le tombe: liquami, miasmi, bare “parcheggiate”. Il cimitero di Sperlonga non è da cartolina

Un'emergenza da brividi che va avanti, e si incancrenisce, nonostante lamentele e segnalazioni. Non c'è dolore che tenga

Non c’è pace tra le tombe: liquami, miasmi, bare “parcheggiate”. Il cimitero di Sperlonga non è da cartolina

Morti senza pace, al cimitero di Sperlonga. Come pure i vivi, che siano parenti o conoscenti del caro estinto di turno. Girare per il camposanto del borgo rivierasco, in particolare negli ultimi tempi, equivale a ricevere un pugno dritto nello stomaco. Tra quelle mura ordinate non ci sono immagini da cartolina. E non tanto, o almeno non solo, per il luogo in sé. Il cimitero è in piena emergenza. Preda di una situazione indecente che non riesce a trovare soluzione, nonostante le lamentele e le proteste di chi è costretto a frequentarlo. Non è servito neanche chiamare i carabinieri, l’ultima volta allertati qualche giorno fa.

Ultimo problema in ordine di tempo, pesantemente accentuato con la calura estiva, quello dei liquami ad invadere le lapidi. Sversamenti e colature ben visibili in diversi punti del cimitero, senza che finora, a dispetto delle segnalazioni, si sia provveduto a trovare rimedi di sorta. I liquidi organici fuoriescono dalle casse, scorrono sui marmi, in alcuni settori gli odori sono nauseabondi. Chissà fino a quando. Di interventi risolutori neanche l’ombra. Stessa cosa per le varie tombe che risultano danneggiate: qualcuna è addirittura aperta, con la chiusura divelta. E’ possibile infilarci dentro le mani.

Stato di cose che fa il paio con un’altra criticità: l’annosa carenza di loculi disponibili. Allo stesso modo di altri cimiteri del comprensorio, anche quello di Sperlonga fa un’enorme fatica ad accogliere le salme. I posti latitano. Di vuoti, seppure chiusi, in realtà ce ne sarebbero a decine. Peccato che a quanto pare siano stati ampiamente prenotati in concessione. Tutto “sold out”, insomma.

Da tempo si procede quindi a vista, con la soluzione-tampone rappresentata dai loculi temporanei. Delle vere e proprie “scaffalature”, che per più di qualcuno sono poi diventate tombe definitive. Pure su questo fronte, però, l’emergenza – peraltro prevista nei mesi scorsi dalla minoranza consiliare di “Sperlonga Cambia” – continua. Ed allora ecco un’altra fotografia da brividi: bare spesso e volentieri parcheggiate per giorni nella camera mortuaria. Una prassi, ormai, la “staffetta”. Non c’è dolore che tenga.

Colature maleodoranti, tombe aperte, salme in attesa di una degna sepoltura. Un quadro avvilente ed indegno da dimenticare in fretta, se non fosse che il problema è e resta davvero stringente. Una questione di decoro ed igienico-sanitaria, certo, ma innanzitutto di “pietas”.

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