Paola Villa: “Business dell’acqua… non tutti sanno che…”

Paola Villa: “Business dell’acqua… non tutti sanno che…”

Il business Acqua…forse non tutti sanno che…” Paola Villa, membro di Un’Altra Città di Formia intende portare all’attenzione una serie di verità legate alla gestione della risorsa idrica.

“’L’acqua del Mediterraneo vale 2 miliardi di dollari’ così scriveva il Sole 24Ore l’11 agosto 2009 in prima pagina. Ad oggi si stima che il mercato mondiale del dissalamento dell’acqua si aggiri intorno ai 20 miliardi di dollari.

Paola Villa

Chi fa da padrone in questo enorme business sono: la Fisia Italimpianti di Genova, che copre circa il 20% del mercato, la sudcoreana Doosan, la società araba Suez Environment e la francese Veolia. Quest’ultima la stessa multinazionale che possiede il 49% di Acqualatina e fa dire al suo Amministratore Delegato, Besson dopo aver appurato l’ulteriore abbassamento della centrale di Capodacqua a Spigno Saturnia: ‘Occorre procedere senza indugio verso le soluzioni da noi proposte da tempo. In primis i dissalatori’.

Veolia è una delle aziende leader per la messa in opera dei dissalatori di nuova generazione, che sono più piccoli e quindi meno dispendiosi in termini di capitale iniziale, ma il costo di gestione è molto più alto rispetto agli impianti tradizionali più grandi. E sta proprio lì il grande business: nella gestione durante il loro funzionamento.

Se si va sulla pagina ufficiale di Veolia, si scopre che c’è un grande ramo dell’azienda ‘Veolia Water Technologies’ che si occupa dello sviluppo in progettazione e messa in opera di dissalatori di nuova generazione e che ha permesso all’azienda francese di garantirsi nel 2014 di guadagnare 320 milioni di euro per una parte della costruzione di uno dei più grande dissalatori del mondo a Kuwait City.

E’ possibile che un’azienda di tale prestigio in nuove tecnologie non riesca a mettere in sicurezza la nostra rete idrica? E’ possibile che invece di investire nella riduzione capillare delle perdite d’acqua si voglia investire nella costruzione di dissalatori, portando acqua dal mare in un area, quale quella Aurunca e dei Lepini, così ricca d’acqua? E’ possibile che il 51% di AcquaLatina, ossia la parte pubblica, non riesca a spuntarla sul 49%, che ormai chiaro e cristallino che voglia SOLO fare business con l’acqua e inglobare i circa 700mila cittadini dell’ATO4 nel mezzo miliardo di persone nel mondo i cui approvvigionamenti idrici dipendono dai dissalatori e da chi li gestisce?”

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