Cusani continua a difendersi dal processo e batte sull’incostituzionalità

I carabinieri davanti al Comune di Sperlonga in concomitanza con l'operazione "Tiberio"
Prima la battaglia sul fronte strettamente procedurale e ora, alzando il tiro, su quello costituzionale. La difesa di Cusani continua a cercare di far dichiarare inutilizzabili gli elementi raccolti dagli inquirenti a carico del sindaco di Sperlonga ed ex presidente della Provincia, alla base delle accuse di corruzione e turbativa d’asta che lo hanno portato prima in carcere e poi ai domiciliari, ma che soprattutto lo hanno fatto finire in una posizione assai scomoda sul banco degli imputati.
Gli avvocati Paolo Panella e Angelo Palmieri sembrano ben coscienti che andare avanti con il processo denominato “Tiberio”, dovendosi difendere dai fatti contestati ad Armando Cusani, è operazione difficile e rischiosa. Giocano così il tutto per tutto sul fronte del puro diritto, essendo altrettanto consapevoli che se dovessero essere cestinate le acquisizioni delle varie fonti di prova, intercettazioni in primis, il peggio potrebbe considerarsi passato.
Il Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Francesco Valentini, a latere Maria Assunta Fosso e Giorgia Castriota, sciolta la riserva sulle contestazioni fatte dalla difesa appunto sul fronte procedurale circa l’utilizzabilità di intercettazioni e vari atti, a partire da quella che i difensori ritengono una doppia iscrizione sul registro degli indagati per Cusani compiuta sullo stesso fatto e solo al fine di avere più tempo per indagare senza dover scoprire le carte, ha dichiarato non utilizzabili le intercettazioni a carico del sindaco di Sperlonga compiute tra il 19 settembre e il 29 dicembre 2015 e quelle fatte dopo il 29 maggio 2016. In quei periodi però i carabinieri non hanno raccolto alcun elemento importante, non c’è stata quasi attività. E l’imputato non è dunque ancora al riparo.
Gli avvocati Panella e Palmieri, a cui si sono poi associati quelli degli altri imputati, hanno così sollevato l’eccezione di incostituzionalità. Ritenendo incostituzionali le norme che fanno entrare nel processo le intercettazioni quando non sono state prorogate le prime indagini e Cusani è stato iscritto una seconda volta sul registro degli indagati per fatti che la difesa ritiene uguali ai primi, sostenendo anche che si tratta di una violazione di ben otto articoli della Costituzione, i due legali hanno chiesto di sottoporre il caso alla Consulta e nell’attesa di sospendere il processo.
Una richiesta fatta battendo anche sulle motivazioni con cui la Cassazione ha annullato l’ordinanza che teneva Cusani in carcere, prima che lo stesso Tribunale gli concedesse i domiciliari, rinviando il caso al Riesame. Gli ermellini hanno infatti precisato che il Tribunale della libertà dovrà ora valutare se la seconda iscrizione è stata fatta su fatti diversi dai primi e, in caso contrario, se il materiale che resterebbe utilizzabile sia sufficiente a far configurare ancora gravi indizi a carico del sindaco. Respinta però la tesi che non vi fossero esigenze cautelari tali da tenere Cusani dietro le sbarre e anche quella che le presunte pressioni sul personale comunale non sarebbero state altro che richieste fatte dal primo cittadino a favore dei cittadini, come sostenuto dai suoi avvocati, essendo anche cittadini “in stato di disagio”.
Senza contare che a cercare di far cestinare le intercettazioni si sono uniti anche gli avvocati Gianni Lauretti, Roberto De Fusco, Pucci, Gaetano Marino, Vincenzo Macari e Gianmarco Conca, difensori degli altri imputati, in larga parte coinvolti nel presunto giro degli appalti sporchi, ovvero i funzionari comunali Isidoro Masi e Massimo Pacini, e gli imprenditori Andrea Fabrizio, Antonio Avellino e Nicola Volpe.
Il Tribunale di Latina si è riservato la decisione. E nell’attesa ha ammesso le prove e disposto anche, per la prossima udienza, il conferimento di un incarico a un perito per trascrivere le intercettazioni e l’esame dei primi testimoni del pm Valerio De Luca, che ha contestato quanto sostenuto dalle difese e rivendicato la correttezza del suo operato.
Intanto si va in ferie. In aula si tornerà il 19 settembre.