Imprenditore ucciso: la bocca di rosa, il rapimento, i soldi. E il fermo della coppia di Fondi

Imprenditore ucciso: la bocca di rosa, il rapimento, i soldi. E il fermo della coppia di Fondi

Narcotizzato, sequestrato e segregato per essere ripulito dalla giovane, avvenente ex “bocca di rosa” per cui aveva perso la testa e che sembra sostenesse economicamente. Quindi derubato di due bancomat, di una carta di credito, del libretto degli assegni. Finendo morto soffocato, ucciso dopo oltre una settimana di prigionia in un luogo imprecisato per “asfissia meccanica violenta”, dicono gli inquirenti sulla scorta dell’autopsia.

 

Una ricostruzione dei fatti che all’alba di martedì, al culmine di lunghi giorni di indagini certosine e riscontri, ha portato i carabinieri di Latina ad eseguire due provvedimenti di fermo di indiziato di delitto nei confronti di una coppia di Fondi: emessi dal sostituto procuratore del capoluogo Cristina Pigozzo, hanno raggiunto un 35enne del posto, Fabrizio F., e la sua compagna e convivente, Georgeta V., 24enne rumena. Imbianchino lui, sfuggita a una penosa situazione di violenze e soprusi lei, in passato costretta alla prostituzione. Una donna dall’esistenza difficile, madre da non molto, e considerata da tempo intima conoscente dell’81enne Umberto Esposito, facoltoso sarto militare napoletano trapiantato nella Capitale. Ovvero il corpo trovato incaprettato nelle campagne di Terracina, frazione La Fiora, lo scorso 24 marzo.

Triste quanto macabro rinvenimento dietro cui secondo gli inquirenti c’è proprio la coppia di insospettabili residente nella Piana, in una palazzina di via Madonna della Grazie. Indagati che sono stati per loro stessa ammissione gli ultimi a vedere l’anziano – vennero ascoltati dai carabinieri subito dopo la segnalazione della sua scomparsa – e ai quali vengono contestati i reati di sequestro di persona, omicidio, rapina, falsificazione di titoli di credito ed “indebita utilizzazione di carte di credito e di pagamento”.

Una vicenda originata da un particolare ménage affettivo fra la giovane ed Esposito, e finita nel peggiore dei modi per interessi economici, dicono gli investigatori: in una manciata di giorni coi soldi della (futura) vittima appena rapita la coppia pontina avrebbe effettuato spese per migliaia di euro, tentando anche di impossessarsi di 50mila euro tramite assegni falsi. In un secondo momento, per motivazioni e circostanze da chiarire fino in fondo, la morte per soffocamento dell’anziano, temporalmente inquadrata a margine del maxi-incasso sfumato in banca. Con successivo abbandono del cadavere, legato mani e piedi con corda e nastro isolante, incappucciato per mezzo di un panno e imbavagliato con un pezzo di stoffa.

Sequela di eventi avviata il 14 marzo, quando Esposito parte da Roma alla volta di Latina, dove a quanto pare a volte si incontrava con prostitute dell’Est e dov’è stata rinvenuta abbandonata la sua auto, una Volkswagen Passat. Deve vedersi con il 35enne e la 24enne, tra le altre cose diventata sua socia in una ditta di abbigliamento operante a Roma. Si apparta con la ragazza nel centro commerciale Latina Fiori. Circuìto, l’81enne imprenditore si ritrova senza neanche rendersene conto nella lista degli scomparsi, con le indagini sul suo mancato rientro a casa avviate il giorno successivo dietro denuncia dei familiari.

Quel 14 marzo – i carabinieri ne sono certi – gli indagati sequestrano il sarto, verosimilmente dopo averlo sedato con dei sonniferi, per poi trasportarlo “in un luogo dove è stato trattenuto contro la sua volontà” fino al momento della morte.

A PAGINA 2 – LA RAFFICA DI PRELIEVI DAI CONTI DEL RAPITO, LA VANA CORSA CONTRO IL TEMPO PER SALVARLO

A PAGINA 3 – VIDEO E FOTOGALLERY

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