“Caso Fondi”, confermata la “punizione” per Mitrano

“Caso Fondi”, confermata la “punizione” per Mitrano

Il “caso Fondi” continua a far sentire i suoi effetti. Il Tar di Latina ha confermato la “punizione” inflitta, all’esito degli accertamenti compiuti dalla commissione d’accesso, al dirigente comunale e attuale sindaco di Gaeta, Cosmo Mitrano.

Mentre l’inchiesta “Damasco” era in pieno svolgimento ed erano stati appena compiuti i primi arresti, indagini che porteranno a condanne definitive per l’associazione mafiosa costituita dai Tripodo nella Piana, in grado di condizionare tanto il Comune di Fondi quanto il Mof, l’allora prefetto di Latina, Bruno Frattasi, inviò a Palazzo una commissione d’accesso. I commissari ritennero che effettivamente l’amministrazione fondana fosse condizionato dalle mafie e per due volte, seppur invano, l’allora ministro dell’interno, Roberto Maroni, chiese lo scioglimento per mafia del consiglio comunale. Un provvedimento che, essendo alla fine caduta la giunta con dimissioni in massa dei consiglieri, Palazzo Chigi non prese. La Prefettura di Latina, però, avviò dei provvedimenti nei confronti dei dirigenti comunali ritenuti coinvolti nel “sistema”. E tra questi, nonostante non sia stato neppure indagato in “Damasco”, finì Mitrano.

Mitrano impugnò la misura interdittiva presa nei suoi confronti, con cui gli veniva vietato per cinque anni di ricoprire l’incarico da cui era stato sollevato, quello di dirigente dei servizi alla persona, venendo destinato al bilancio, e l’atto finalizzato ad avviare un procedimento disciplinare a suo carico. Il Tar di Latina, però, a distanza di otto anni dai fatti, ha ora confermato quei provvedimenti, dichiarando il ricorso in parte inammissibile e in parte da rigettare.

Per i giudici amministrativi, a prescindere dalla commissione di reati, per determinate “punizioni” è sufficiente che vengano accertate “forme di condizionamento tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione e il regolare funzionamento del servizio”.

Mitrano, infine, è stato anche condannato a pagare tremila euro di spese di giudizio.

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