Katia Bidognetti a Formia faceva la “bella vita”

Katia Bidognetti a Formia faceva la “bella vita”

A Formia Katia, la primogenita di Francesco Bidognetti, “cicciotto e mezzanotte”, conduceva un tenore di vita che gli inquirenti non esitano a definire “dispendioso”.

Nelle numerose pagine dell’ordinanza vengono ricostruite le spese che la donna si concedeva e non solo per se e i suoi due figli.

katia bidognetti

Katia Bidognetti

Un giro di denaro che, secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, non viene giustificato in alcun modo, visto che Katia non svolgeva alcuna attività lavorativa e sicuramente, quindi, non aveva fonti di reddito quantomeno… lecite.

Eppure la sua disponibilità economica era tale da consentirle di garantire assistenza ai familiari detenuti, ma anche una quotidianità che gli investigatori sottolineano: “non può definirsi stentata”.

Katia infatti affrontava le spese di trasferta fuori provincia per sé e per i suoi figli minorenni servendosi di trasporto aereo, ferroviario, taxi o anche veicoli personali; sosteneva i costi per la preparazione dei cibi, di abbigliamento e di tutto quanto altro necessitavano i familiari detenuti. Aveva vissuto in un appartamento preso in affitto nella strada centrale di Formia, via Vitruvio. Seppure risulta quantomeno singolare come la Dia da intercettazioni abbia scoperto che l’affitto venisse pagato dalla suocera della Bidognetti, almeno fino al 2014. Probabilmente fino a quando le tensioni coniugali tra la nuora e il figlio, Giovanni Lubello, non si sono acuite.

A tutto questo vanno aggiunte le spese di sostentamento dei figli i quali non mancavano di partecipare a costosi campi estivi di intrattenimento, corsi di danza, corsi di calcetto, balneazione estiva, feste, abbigliamento griffato.

Uno stile di vita che il personale inquirente ha evidenziato: “In assenza di lecite fonti di reddito, già basterebbe a ritenere saldamente fondata la tesi per la quale le risorse cui Katia Bidognetti attinge a piene mani siano frutto delle attività illecite poste in essere dal clan”.

Nonostante il tentativo di spostare la titolarità di alcuni beni al nuovo compagno – anche l’affitto dell’appartamento in via Madonna di Ponza a Formia dove è stata raggiunta dalla misura restrittiva lo scorso 2 febbraio – la manovra non ha convinto la Direzione investigativa antimafia.

 

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