‘Ndrangheta ed appalti, perquisizioni anche in provincia di Latina

L’onda lunga delle inchieste “Cumbertazione” e “5 Lustri”, coordinate rispettivamente dalla Dda di Reggio Calabria e da quella di Catanzaro, che giovedì hanno portato ad un maxi-blitz congiunto che tra decine d’arresti e sequestri ha attraversato buona parte della penisola, è arrivata anche nella provincia di Latina: in terra pontina la guardia di finanza ha effettuato due perquisizioni, una ad Aprilia, l’altra a Fondi.

Nella città di fondazione a nord del capoluogo le Fiamme gialle si sono recate in via Montello, presso l’abitazione di una persona ritenuta prestanome del sodalizio che, secondo gli inquirenti, vedeva insospettabili imprenditori e ‘Ndrangheta spartirsi gli appalti pubblici della piana di Gioia Tauro e del Cosentino.


A Fondi la perquisizione, con annessa acquisizione di documentazione commerciale, ha invece riguardato la sede della Gival, società di via Pantanello operante in campo edile e fallita nel 2013 dopo un periodo d’amministrazione giudiziaria. Un’impresa che, come i suoi referenti, al di là dell’accertamento ad ogni modo non risulta toccata da alcun provvedimento nell’ambito della maxi-operazione di ieri.

Nel 2011 la Gival finì in un’altra inchiesta antimafia, la “Scacco matto”, vedendo anche l’arresto del responsabile dei cantieri e del legale rappresentante: si ipotizzava l’utilizzo, in subappalto, di ditte e maestranze in odore di criminalità organizzata nei lavori per il completamento di un polo scolastico a Polistena, provincia di Reggio Calabria. Contestazioni risalenti ad un appalto del 2008, e che nel 2015, al termine del processo di primo grado, portarono a riconoscerne la liceità, con contestuale piena assoluzione dei due imprenditori fondani dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Non senza un “incidente di percorso”. Liberi da ogni ombra, tra un amministratore giudiziario e l’altro, nominati a partire dal 2011 dal Tribunale di Palmi, gli imprenditori pontini si erano visti riconsegnare un’azienda che da sana era stata nel frattempo dichiarata fallita.

Un’impresa “morta” da tempo, dunque, eppure ugualmente finita in maniera marginale sotto la lente d’ingrandimento di finanzieri ed Antimafia nell’ambito dell’ultima operazione contro la ‘Ndrangheta.

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A PAGINA 3 – GLI ARRESTATI E LE SOCIETA’ SEQUESTRATE