Inchiesta “Tiberio”, Cusani e Masi negano tutte le accuse

Inchiesta “Tiberio”, Cusani e Masi negano tutte le accuse

Freddo, determinato, pronto a fornire una versione alternativa a tutte le ipotesi accusatorie formulate a suo carico, il sindaco di Sperlonga, Armando Cusani, arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Tiberio” e finito nel carcere di via Aspromonte, a Latina, ha risposto per circa un’ora e mezza alle domande del gip Giuseppe Cario.

Il politico, esponente di primo piano di Forza Italia, considerato dagli inquirenti una sorta di ras del borgo marinaro, capace di piegare ai suoi volere e ai suoi interessi la pubblica amministrazione, non si è sottratto al confronto. E, accusato di corruzione e turbativa d’asta, di aver corrotto appunto i dirigenti comunali per evitare le demolizioni degli abusi nel suo hotel, il “Grotte di Tiberio”, e di turbativa d’asta, per l’appalto Villa Prato, ha respinto ogni accusa.

Cusani ha sostenuto che degli appalti non si è mai occupato, che sul suo hotel avrebbero dovuto interessarsi gli uffici e lui non li aveva ostacolati in nessun modo, e che non sa nulla neppure della casa della madre concessa in comodato d’uso al dirigente Massimo Pacini, beneficio ritenuto dal pm Valerio De Luca il prezzo della corruzione.

Per oltre due ore, infine, a rispondere alle domande del giudice e a respingere ugualmente qualsiasi accusa è stato il dirigente comunale Isidoro Masi.

La prossima settimana gli ultimi interrogatori degli arrestati messi ai domiciliari.

 

 

 

 

 

 

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