Operaio Goodyear ucciso da un tumore: risarcimento negato e familiari condannati alle spese

Operaio Goodyear ucciso da un tumore: risarcimento negato e familiari condannati alle spese

La scienza non ha fornito certezze, i giudici hanno così negato il nesso di causalità tra la patologia che ha ucciso un operaio e l’attività lavorativa svolta e i familiari della vittima, dopo tredici anni di battaglie nelle aule di giustizia, sono stati anche condannati a pagare oltre diecimila euro di spese. Questo l’ennesimo capitolo scritto dalla magistratura sulla annosa e tormentata storia della Goodyear di Cisterna.

Ex sito Goodyear

Ex sito Goodyear

La moglie e la figlia di un operaio, deceduto nel 1998 dopo aver lottato per tre anni contro un tumore, avevano fatto causa al colosso della gomma, chiedendo che venisse riconosciuto appunto il nesso di causalità tra la morte del loro caro e il lavoro svolto nello stabilimento di Cisterna e che venisse loro concesso un risarcimento. Il giudice del Tribunale di Latina, nel 2003, aveva però respinto tali richieste sostenendo che il caso era ormai prescritto. La Corte d’Appello di Roma è stata di diverso avviso ma, alla luce della perizia disposta, ha ugualmente rigettato le richieste della moglie e della figlia dell’operaio, sostenendo che la scienza non forniva certezze sul rapporto causale tra il decesso per leiomiosarcoma della vena femorale sinistra e le sostanze nocive aspirate dall’operaio nello stabilimento Goodyear. Tutto causato dal nerofumo? “Mere possibilità”. Le due donne hanno bussato anche alla porta della Cassazione, ma il loro ricorso è stato ora respinto e sono state condannate anche a pagare le spese.

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