Fondi, grave dopo l’incidente: all’Inferno e ritorno, dopo il calvario la moglie ringrazia il “San Camillo”

Fondi, grave dopo l’incidente: all’Inferno e ritorno, dopo il calvario la moglie ringrazia il “San Camillo”

Grazie di cuore per aver lottato affinché mio marito sia ancora mio marito, non vi sarò mai grata abbastanza. Non perdete mai l’amore per il vostro lavoro”. Parole di sentita riconoscenza rivolte al personale del “San Camillo” di Roma e che arrivano dalla fondana Alessandra Caporiccio, moglie del 31enne della Piana Mirko Grimaldi, centauro rimasto coinvolto nel pomeriggio del 2 agosto in un terribile incidente che aveva anche visto andare a fuoco la moto su cui era in sella e il casco indossato.

Un sinistro avvenuto lungo la Flacca, mentre il 31enne tornava da lavoro, e che l’aveva subito portato in gravissime condizioni presso l’ospedale capitolino, facendo a lungo temere per la sua stessa vita. Pochi attimi, una strada sullo sfondo, una moltitudine di esistenze pronte ad essere sconvolte. Tra queste quella di Alessandra. Con Mirko è spostata da due anni, ma stanno insieme da tredici. “Una vita”. L’ultimo contatto l’avevano avuto con un messaggino proprio qualche minuto prima dell’incidente, si sono rivisti una manciata d’ore più tardi: quando il 31enne è sceso dall’eliambulanza, lei, nella Capitale per lavoro, era già ad attenderlo al “San Camillo”. Il tempo di veder sfilare via il marito avvolto in una coperta termica, a seguire un’interminabile veglia. “Da quel momento i minuti e i secondi diventano ore infinite”, ricorda la moglie. “Alle 21 arriva un giovanissimo medico, che mi illustra la non facile situazione, le problematiche sono tante, la sua vita è appesa ad un filo. Ho un mancamento ma le chiedo di continuare a parlare, ho un disperato bisogno di sapere la realtà. A mezzanotte un altro medico si affaccia a parlarmi, mi sembra di vivere una vita parallela e che tutto ciò non stia capitando a me”. Un primo intervento, un secondo, poi un lungo passaggio in terapia intensiva, tenuto in coma farmacologico, per Mirko Grimaldi. Con accanto i familiari e la consorte, che gli parlano come fosse sveglio. La moglie lo aggiorna, gli porta i saluti dei conoscenti, gli canta canzoni.

“Indosso la mia maschera migliore, entro e vado in scena”, dice. “Ogni giorno vivo la vita del Cr1 (il centro traumi del nosocomio romano, ndr), che a mano a mano diventa familiare. Mi chiedo spesso con quale spirito medici ed infermieri tornino a casa, se capiscano davvero quanto siano speciali le loro parole per me, per noi. Pur non facendo mai previsioni positive la loro presenza ci conforta, alle 22 ogni sera vado via con la certezza che mio marito è in buone mani, mani guidate da Dio. Dopo 22 giorni di coma lui e dopo un notte passata in macchina io per via del terremoto, arriva finalmente un pianto di gioia. E’sveglio, parla, parla, parla. Dice cose senza senso per via dei sedativi ma non m’importa, sentire la sua voce è la cosa più bella che mi sia capitata dal 2 agosto. Si susseguono interventi, batteri da debellare, apnee, paure di ogni tipo. Il 30 agosto viene trasferito, lo aspetta la terapia sub intensiva, con nuovi volti che diventano pian piano familiari anche per lui”. Ancora una volta si cambia reparto, il polispecialistico. Nelle scorse settimane, calvario ospedaliero terminato: “Finalmente, dopo 11 interventi e le cure amorevoli di tutti i medici e gli infermieri del San Camillo, posso ricominciare a sentire caldo anche se è inverno inoltrato”, ha detto la moglie di Grimaldi nel ringraziare il personale che li ha assistiti.

 

 

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