A vuoto il primo tentativo di recupero del peschereccio Rosinella

A vuoto il primo tentativo di recupero del peschereccio Rosinella

Non è iniziata sotto una buona stella il recupero, a sei miglia a largo di Baia Domizia, del “Rosinella”, il peschereccio partito dal Molo Azzurra di Formia e inabissatosi il 19 aprile scorso a 62 metri di profondità con tutti e tre i membri dell’equipaggio, il comandante Giulio Oliviero e i marittimi di nazionalità tunisina, Khalifa e Saipeddine Sassi, padre e figlio di 60 e 25 anni.

La Guardia Costiera nel tratto di mare dove è stato individuato il Rosinella

La Guardia Costiera nel tratto di mare dove è stato individuato il Rosinella

Dopo i tentativi promossi dalla Capitaneria di Porto e dalla Marina Militare, a farsi promotore delle delicatissime fasi di portare in superficie il natante è stata la famiglia del comandante Oliviero e, nella veste di parte civile, di sua moglie, armatrice della stessa “Rosinella”, destinataria di un contributo specifico di 73mila euro deliberato dalla Giunta regionale della Campania.

Purtroppo, dopo due giorni di preparativi si sono verificati alcuni problemi meccanici come l’improvvisa rottura di un cavo che avrebbe dovuto sollevare la paranza adagiata sul fondo marino fangoso. Questo contrattempo tecnico è stato acuito, poi, dalle avverse condizioni meteo-marine – a largo spirava un fortissimo vento – e da motivi di opportunità che hanno consigliato di richiamare in superficie i sub impegnati sul fondo del mare per “imbracare” il peschereccio affondato.

A questo tentativo andato a vuoto hanno partecipato, oltre ai militari e ai mezzi della Capitaneria di porto di Gaeta, il perito Giovanni Di Russo in rappresentanza del magistrato titolare delle indagini, il sostituto Procuratore di Cassino Marina Marra e i nuovi consulenti di parte nominati dalla famiglia Oliviero. Se le condizioni meteo-marine lo permetteranno, un nuovo tentativo di recupero del “Rosinella” sarà esperito tra martedì e mercoledì e l’obiettivo della famiglia del comandante Oliviero – l’unico membro dell’equipaggio rimasto incastrato all’interno del peschereccio e ufficialmente ancora disperso – e di recuperare i suoi poveri resti e di individuare, in vista del probabile svolgimento del processo penale, la causa o le cause che hanno provocato il naufragio della paranza e la morte di tre persone.

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