Dio è morto (quarta puntata)

«Siamo tutti colpevoli, in quanto uomini. Nessuno può vantare un’esclusione dal disdicevole di quest’appartenenza. Le pietre col tempo si sgretolano, mutano forma, s’inabissano in fornaci di mistero per essere plasmate in simbiosi coi decenni. Noi resteremo sempre imperfetti, poco importa se colonizzeremo le galassie. Anche quando da una costola della nostra dannazione nascerà una nuova stirpe, non potremmo definirci superiori. Abdicare, questo converrebbe. Prima che l’oceano del tempo prenda a svuotarsi per mostrare l’ingresso verso altri mondi. Prima che sia troppo tardi per un’eventuale redenzione. Prima che l’immortalità giunga a punirci ulteriormente. Prima di coinvolgere ben altre discendenze. Guardiamoci. Non assomigliamo forse a coleotteri impazziti? Abbiamo rinunciato al dono del volo per che cosa? Per sporcare i cieli coi metalli? Per assoggettare il pianeta al folle gioco dell’inutile rincorsa? Dovremmo solo vergognarci. Se fossimo in possesso di un po’ di buon senso seguiremmo i lemming. Ah, quanto spiacevole la nostra condizione, amici miei.»

Ronnie James Dio in abito di scena
Ronnie James Dio in abito di scena

«Secondo me Biancospino dovrebbe occupare qualche alta carica. Che ne so, ministro, presidente.»


«Sì, e perché no papa?»

«Lo vedi che sei sempre tu che rompi il cazzo a provocare?»

«Svizzero, ma tu ne dici di stronzate.»

«Avete sbullonato il cazzo entrambi. Ad ogni modo credo che Biancospino meriti rispetto. La sua sensibilità valica i passi conosciuti. Si spinge oltre l’immaginazione. Esplora territori che sono ben lontani dalle sette porte di nostra conoscenza. Enzo potrebbe rappresentare l’ultima speranza, perché no? Se ancora esiste qualche innocente a questo mondo, lui è fra quelli.»

«Condor perché non entrate tutti e due in seminario? Vi ci vedo con l’abito talare, la bottiglia di rosso in mano, mentre dispensate consigli e il corpo di quel cristo che non scade mai.»

«Certo che se non sono matti non li vogliamo, proprio vero.»

«Parli proprio tu, Svizzero

«Intanto Dolly è stata interrotta per l’ennesima volta. Fossi in lei vi prenderei a calci sulle gengive. Visto che ripudia lo sforzo fisico, farebbe bene a spararvi direttamente in fronte.»

«Long John ha di nuovo ragione, ragazzi. Di questo passo facciamo mattino.»

«Manca un quarto all’una, Max. È già mattino.»

«Del resto chi ha il coraggio di asserire che il mattino ha l’oro in bocca? Dov’è il sole in questo momento? Dove s’è nascosto? Il mattino è finanche più buio della notte, non vi pare? Forse perché il mattino è la notte. Le convenzioni. Sono quelle che ci portano a commettere gli errori più banali. L’unico colore che caratterizza le giornate è il nero. I proverbi sono menzogne provviste di cornice dorata. Il mattino non è sinonimo di luce o possibilità di scampo. Tutt’altro. A esso sono legate immagini di precarietà e di sconfitta.»

«Biancospi’, e c’hai cacato.»

 

[continua]